Pubblicato il: 4 novembre 2018 alle 8:00 am

I libri che ci cambiano la vita Per chi ama leggere ci sono pagine indimenticabili e autori preferiti. E poi quei testi che hanno un giocato un ruolo particolare nella propria esistenza

di Caterina Slovak.

Roma, 4 Novembre 2018 – Per un lettore, i libri fanno parte del paesaggio: una vita senza libri gli sembrerebbe strana quanto una città senza case o un bosco senza alberi. E non parliamo di testi scolastici, di manuali, di guide turistiche. C’è qualcosa di magico e atavico nel leggere un romanzo. E le storie ci riguardano: ognuno di noi è una storia, e attraverso la narrazione, giorno dopo giorno, ci riconosciamo e costruiamo la nostra identità. Le storie ci permettono di confrontarci con noi stessi e con gli altri, di vivere vite diverse, di costruire pensieri nuovi e magari di mettere un po’ di ordine nelle nostre idee e nel caos dell’esistenza.

La passione per i libri è come un contagio, un’illuminazione. E a volte, quando chiudiamo un libro terminato, capita di provare una strana sensazione. Completezza. Sazietà. Riconoscenza. Mutamento. Ci sono dei libri che questa sensazione di cambiamento e consapevolezza, la incarnano. Ci sono dei libri che modificano il nostro approccio alla vita, il nostro modo di vedere, pensare, relazionarci. Cambiano tutto. Cambiano anche noi.

Tra i titoli a cui i lettori sono più legati ci sono ad esempio “Il Piccolo Principe“ di Antoine de Saint-Exupery, “Mille splendidi soli“ di Khaled Hosseini, “Colazione de Tiffany“ di Truman Capote, “La città dei Ladri“ di David Benioff, “Jane Eyre“ di Charlotte Brontë, “Non lasciarmi“ di Kazuo Ishiguro,  “Il Maestro e Margherita“ di Michail Bulgakov.

Personalmente ho molto amato proprio uno di questi, “Mille splendidi soli“, uscito nel 2007. È un romanzo ambientato negli anni 70 in Afghanistan e vede come protagoniste Mariam, una harami, una bastarda, figlia illegittima di un ricco uomo d’affari e di una sua cameriera, Nana. Lui ha già tre mogli legittime e dieci figli, e preferisce allontanarle dalla grande casa. Le due donne vanno così a vivere in una piccola capanna in campagna. Il padre va a trovare la bambina ogni settimana, provvede economicamente a lei ma soprattutto le insinua il pensiero che tutto ciò che vuole si realizzerà. Per Mariam sarà anche importante l’insegnamento dell’anziano mullah Faizullah, che la esorta a studiare e ad affrancarsi dalla povertà e dal degrado: “Una società – dice – non ha nessuna possibilità di progredire se le sue donne sono ignoranti.” Nana invece è rassegnata e piena di rancore verso l’uomo che non ha voluto assumersi le sue responsabilità. Contro il suo parere Mariam va in città per tentare di convincere Jalil a riprendere lei e sua madre con sé. Ma quello che succede non è ciò che si aspetta. Forse non tutti i sogni si realizzano …

Se “Il cacciatore di aquiloni” era focalizzato sul rapporto tra padri e figli e sull’amicizia maschile, “Mille splendidi soli” esplora i meandri ancestrali del rapporto madre-figlia, dell’amicizia tra donne e della condizione femminile in generale.

Hosseini tratta, attraverso la storia delle due donne, il difficile tema del ruolo della donna in Afghanistan, dove ancor oggi la parità tra i sessi è sancita, ma si tratta solo di un’uguaglianza generica, non traducibile in leggi e chiari diritti.

Esisteva ed esiste un’emarginazione sistematica della donna, alla quale viene negata qualsiasi partecipazione e rappresentanza anche solo nella vita sociale, ha il solo diritto-dovere di sposarsi giovane e fare figli: “Imparalo adesso e imparalo bene, figlia mia- raccomanda la madre a Mariam – come l’ago della bussola segna il nord, così il dito accusatore dell’uomo trova sempre una donna cui dare la colpa.” E ancora: “Donne, attenzione: Dovete stare dentro casa a qualsiasi ora del giorno. Non è decoroso per una donna vagare oziosamente per le strade. Se uscite, dovete essere accompagnate da un mahram, un parente di sesso maschile. La donna che verrà sorpresa da sola per la strada sarà bastonata e rispedita a casa. Non dovete mostrare il volto in nessun caso…”

E sullo sfondo c’è la storia dell’Afghanistan attraverso la monarchia, la repubblica, il colpo di stato comunista del 1978, l’invasione sovietica, la vittoria dei mujahiddin del 1989, l’avvento dei talebani, la guerra del 2001.

E’ la storia forte di due donne afgane le cui vite saranno unite per sempre, a riprova che anche le donne, se vogliono, sanno essere solidali e che non tutte le storie d’amore devono per forza avere un lieto fine. E’ un romanzo che apre gli occhi ma anche il cuore, è capace di dare una nuova consapevolezza delle esperienze diverse dalla propria, in un certo senso ci fa diventare empatici, compassionevoli.

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