Pubblicato il: 6 novembre 2018 alle 8:00 am

Il Pakistan prima salva Asia Bibi dalla pena di morte poi cede all’Islam L’incredibile vicenda giudiziaria della donna, cattolica, assolta dall’accusa di blasfemia e ora tenuta prigioniera per le pressioni dei fondamentalisti. L’eroico ruolo dei tre “salvatori” della giovane, nel silenzio dei governi occidentali

di Michele Selvaggio.

Roma, 6 Novembre 2018 – In queste ore si sta consumando l’epilogo di una vicenda giudiziaria iniziata con 3422 giorni di isolamento, in una piccolissima cella, della pakistana cattolica Asia Bibi. Viene guardata a vista e le vengono somministrati pasti crudi che si cucina da sola per paura di avvelenamenti. Il mondo occidentale, questa volta, ha silenziato la vicenda. Pochi articoli sui giornali, nessun intervento ufficiale della Santa Sede, nessun intervento della Comunità Europea. Eppure la prigionia di Asia è un episodio che dovrebbe far riflettere le cancellerie occidentali perché simbolo, non unico, della sconfitta del dialogo tra occidente e la gran parte del mondo arabo. Non a caso ho detto gran parte, perché la vicenda giudiziaria della cristiana Bibi è anche il simbolo di quel piccolo nucleo razionale che lotta, in quelle aree, per una Giustizia scevra dai fondamentalismi religiosi. La sentenza di assoluzione ne è la prova. Sentenza, invero, costata molto sangue. Il governatore mussulmano e liberale, Salmaan Taseer, fatto fuori da una delle sue guardie del corpo con nove colpi alla testa; il ministro cattolico del Pakistan Shahbaz Bhatti, ammazzato con trenta colpi di arma da fuoco dopo aver fatto visita alla madre, e l’avvocato di Asia, Saif-ul-Mulook, dead man walking, che eroicamente (e certi termini sono dovuti) ha esclamato: «Questo è il giorno più bello della mia vita ma non ho alcuna sicurezza ed io sono l’obiettivo più facile chiunque può uccidermi. Se conduci questi casi, devi essere pronto alle conseguenze. Penso che sia meglio morire da uomo coraggioso e forte che morire come un topo». Tre martiri per la libertà di pensiero e per l’applicazione della Giustizia. Purtroppo, in queste ore, il governo pakistano ha siglato un accordo con gli islamisti che vogliono uccidere Asia, cedendo a molte delle loro richieste di fronte alle massicce proteste in tutto il paese durate tre giorni. Il governo ha promesso di non opporsi ad una petizione per fermare la liberazione di Bibi. Si è anche impegnato a mettere il nome della madre, cristiana, sulla “lista di controllo in uscita” (ECL), che le impedirà di lasciare il paese. Il marito di Asia, Ashiq Masih ha fatto domanda di asilo negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e Canada. Il silenzio italiano, suolo che ospita il cuore della cristianità, appare per il momento, mi si consenta, codardo sì come il silenzio delle comunità mussulmane occidentali. Intanto auguriamoci che la battaglia di libertà e tolleranza, già costata la vita al Governatore ed al Ministro, possa finire nel miglior modo possibile. E, nel contempo, additiamo queste figure tra i giganti morali ed i capisaldi del dialogo, della Giustizia e della tolleranza.

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