Pubblicato il: 14 novembre 2018 alle 7:00 am

Perché dobbiamo rileggere “Il piccolo principe” Cos'è? Una storia per bambini? Una favola fantastica? Una storia filosofica? Forse tutto questo insieme ... In ogni caso, per il filosofo Martin Heidegger, il più grande libro di letteratura del ventesimo secolo. L’avete letto?

di Caterina Slovak.

Roma, 14 Novembre 2018 – Lo abbiamo inserito tra i libri che cambiano la vita, è comunque uno dei romanzi più citati di sempre. Ovunque abbiamo letto frasi e citazioni dalle sue pagine: sui diari di scuola, sulle cartoline, su ciondoli e t-shirt e addirittura su qualche muro. È un racconto molto poetico del 1943 che, sotto forma di un’opera letteraria per ragazzi, affronta in realtà temi complessi e profondi, come il senso della vita e il significato dell’amore e dell’amicizia, diventando una metafora dello sguardo infantile sul mondo.

La genesi è inseparabile dall’esperienza americana del suo autore. Antoine de Saint-Exupéry è un nobile francese, appassionato di aviazione. Impiegato in una compagnia aeropostale dagli anni Venti, Saint-Exupéry affianca alla professione alcune collaborazioni giornalistiche e l’attività letteraria: pubblica infatti il romanzo breve Volo di notte, poi Terra degli uomini. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Saint-Exupéry si arruola prima nell’aviazione militare francese e poi, dopo un periodo di degenza a New York, torna in Europa per partecipare alle missioni di guerra aeree. Decollato il 31 luglio 1944 per una ricognizione sul Tirreno, non torna più alla base, probabilmente abbattuto da un aereo nemico. E l’esperienza dell’aviazione è al centro del libro, che inizia infatti con l’incontro tra un pilota di aerei, precipitato nel deserto del Sahara, e un bambino, piccolo principe, appunto, di un asteroide lontano chiamato B-612. Qui vivono soltanto il bambino, tre vulcani e una piccola rosa, molto vanitosa, che lui cura e ama. La storia inizia con la richiesta di un disegno (il principe aveva bisogno di una pecora per farle divorare gli arbusti di baobab cresciuti sul suo pianeta) e con il racconto del piccolo principe che descrive al pilota i diversi personaggi strani conosciuti viaggiando nello spazio.

In ogni capitolo di questo libro, il piccolo principe entra in contatto col mondo degli adulti, e si stupisce della complessità e dell’artificiosità di meccanismi e atteggiamenti tipici “dei grandi”. Gli incontri tra il bambino e questi strani personaggi sono in realtà delle allegorie della società moderna. Un viaggio fantastico, sì, ma che ci conduce nel cuore del mondo reale: come il re, ipocrita nella sua ansia di potere, un burocrate, bloccato nel suo ligio rispetto delle regole, un vanitoso, incapace di pensare ad altro che a sé, un ubriacone, che non sa riconoscere le proprie debolezze, un uomo d’affari, schiavo del suo stesso denaro, un geografo, che non sa trasformare il suo sapere accademico in un’esistenza attiva. Al “piccolo principe” (e a Saint-Exupéry) tutte queste occupazioni sembrano del tutto senza senso, perché allontanano gli uomini dal senso più intimo delle cose e dei rapporti tra le persone, ma un piccolo fiore e una volpe, che gli chiede di essere addomesticata e di essere sua amica, gli faranno riscoprire i rapporti autentici. La bellezza delle cose – dice l’autore- ama nascondersi: non dobbiamo guardare con gli occhi, ma col cuore, il cuore puro di un bambino, attento ai piccoli gesti, alle cose importanti, quelle che contano, ma che i grandi dimenticano, così superficiali, spesso così insensibili. Ma in realtà loro riescono a cogliere rapidamente il senso di ogni atteggiamento e comportamento. Il piccolo individuo vuole essere “curato” dai genitori, insomma da chi gli sta intorno (l’ambiente in termini psicologici), senza sentirsi dimenticato.

Quando nel suo viaggio il piccolo principe giunge infine sulla Terra, ne resta stupito per grandezza, varietà e popolazione. Ha ormai imparato valori importanti, l’amicizia per prima, l’amore, la solidarietà, la lealtà, ed è tempo di tornare a casa. La maturazione è compiuta, ma anche quella del pilota. E misteriosamente torna a casa, forse, semplicemente scomparendo. O forse muore. In questo senso, la morte stessa è un evento del tutto naturale, che Saint-Exupéry inserisce nel ciclo vitale come parte integrante della nostra esistenza.

Questo piccolo romanzo è pensato come una fiaba per bambini e ragazzi, che diventa ben presto un vero e proprio caso editoriale, un piccolo capolavoro, trasformandosi in uno dei libri più venduti e tradotti al mondo. Scritto durante la Seconda guerra mondiale, il racconto e i suoi protagonisti possono essere letti come un messaggio di tolleranza e amore, nonché di riscoperta del valore dei sentimenti e dello sguardo ingenuo e sincero dei bambini sulle cose. Il libro è corredato dagli acquarelli dello stesso Saint-Exupéry, la cui delicatezza ingenua ben si sposa con il tono generale dell’opera.

Il piccolo principe può essere letto anche come una sorta di educazione sentimentale per i genitori, quasi un manuale di pedagogia: un lungo dialogo tra un adulto e un bambino, grazie al quale il piccolo cresce, ma l’adulto torna bambino (“Tutti gli adulti erano i prima figli, ma pochi lo ricordano”), si sforza di capire le fantasie dei bambini, perché ricorda che questa incomprensione è motivo di sofferenza per i più piccoli, cerca di osservare le novità con lo sguardo stupito e felice del se stesso di un tempo.

Ma il Piccolo principe che potrebbe anche essere una reazione agli anni cupi e alle tragedie della guerra, in cui le azioni degli uomini sembrano effettivamente insensate ed assurde. Anche l’ambientazione nel deserto del Sahara e lo spazio siderale in cui viaggia il protagonista potrebbero rappresentare lo sradicamento della guerra, così come la ricerca d’acqua del pilota può essere letta come la difficoltà dell’uomo di trovare ciò che davvero conta, al di là delle apparenze e delle false illusioni.

I livelli di lettura del Il piccolo principe sono quindi molteplici, ma lo stile semplice e lineare lo rende adatto a tutti i tipi di lettori.

Concludiamo con l’elogio dell’amicizia: quelli che fino a poco prima erano due estranei, grazie all’amicizia sono legati, hanno ora bisogno uno dell’altro, e ognuno di loro è unico al mondo per l’altro. La cura per l’altro e l’essere-per-l’altro sono i due presupposti fondamentali in Heidegger (Essere e tempo): prendersi cura di ciò che si ama è il significato più intimo di un testo che col Piccolo principearriva immediato a chiunque.  un vero e proprio inno all’amore in ogni sua forma.

“È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante”. Questa frase breve e immediata arriva quasi lievemente, come il tocco di una piuma, al lettore. Proteggere qualcuno, dedicarvi attenzioni, significa anche e soprattutto concedergli il proprio tempo. Quello stesso che, nel mondo contemporaneo, sfugge un po’ a tutti ma grazie al quale, come sostiene l’autore francese, riusciamo ad attribuire un valore alla rosa, ciò che per noi è importante, di cui, con pazienza e attenzione, ci siamo presi cura.

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