Pubblicato il: 18 novembre 2018 alle 8:00 am

Del corniciello napoletano, ovvero la fortuna a portata di mano Secondo Matilde Serao la scaramanzia nacque a Napoli, in un miscuglio di superstizioni delle altre popolazioni

di Vittoria Maddaloni.

Napoli, 18 Novembre 2018 – Poche città riescono ad avere un legame così forte e saldo con il periodo natalizio, riuscendo a coniugare presente e lunga tradizione, come Napoli. Il capoluogo campano ogni anno accoglie turisti provenienti da tutta Italia e anche dall’estero, per raccontare come gli addobbi natalizi, in particolare i presepi, siano parte integrante della sua cultura artigiana, per la presenza di vere e proprie botteghe artigiane specializzate nella creazione di statuine per il presepe, che l’hanno resa famosa nel mondo. Ogni rappresentazione è una vera e propria opera d’arte, realizzata seguendo una tradizione antica ma che riesce ancora a stupire per la bellezza e la cura dei dettagli, aperta non soltanto nel periodo di dicembre ma visitabile durante tutto l’arco dell’anno, per vedere quanto lunga e minuziosa può essere la creazione di questi capolavori natalizi.

Perdersi all’interno delle botteghe, negozietti e bancarelle a Napoli è un’esperienza indimenticabile, le attività di preparazione a questo periodo così importante si sviluppano durante tutto l’arco dell’anno, per fare in modo che la città si trasformi a dicembre, indossando il suo vestito delle feste, ma alcuni articoli si trovano, accanto alle statuette del presepe, tutto l’anno.

Con piacere scoprirete lungo i decumani simpatici negozietti o espositori direttamente sulle strade, graziose vetrine e ricche pareti interamente ricoperte da un articolo particolare: qui è infatti un vero e proprio trionfo del “cuorno”, l’amuleto per eccellenza. Sono spesso interamente confezionati a mano e presentati in eleganti scatoline rosse accompagnati da un piccolo manuale di istruzioni sulla corretta attivazione. I prezzi variano a seconda delle dimensioni ma sono davvero per tutte le tasche.

Napoli è scaramantica, è un dato di fatto, perché è vero che essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male, e “o cuorno” o meglio “o curniciello”, utilissimo per scacciare il malocchio, per ottenere fortuna nel gioco o successo negli affari.

La storia del piccolo portafortuna affonda le radici nell’antichità e in tutte le civiltà e culture, da quella ebraica e cristiana a quella sumera, da quella indù e cinese a quella degli sciamani. È la sua forma che ne ha fatto, sin dall’epoca neolitica, e ne fa ancora oggi, simbolo della virilità, della fertilità e, dal momento che per gli animali che posseggono corna queste sono un’arma, anche della forza. Significati, questi, ancora più evidenti nella cornucopia, il corno colmo dei doni della terra. Evidente, quindi, come il portare con sé un corno rappresenti un modo per propiziarsi quelle virtù e quei beni, tanto che anche Mosè scese dal monte Sinai avendo sulla fronte corna che erano in realtà raggi di luce, che rappresentano la potenza spirituale da lui acquisita per il suo rapporto privilegiato con Dio.

Ma già gli uomini delle caverne appendevano sull’entrata del loro rifugio delle corna di animali uccisi, simbolo di prosperità e potenza, ma anche di fertilità.

E’ innegabile che il corno sia un simbolo fallico, e in particolare rappresenta il dio Priapo, il dio della prosperità, che già i greci pensavano proteggesse proprio dalla cattiva sorte: “curnicielli” sono stati rivenuti negli Scavi di Pompei e di Ercolano. Nel medioevo, poi, il corno diventa prezioso e magico, poiché lo si credeva capace di combattere l’influenza maligna; il povero stambecco ha rischiato di scomparire per sempre non tanto per la sua carne quanto per le corna, utilizzate nella costruzione di invincibili balestre.

Come dev’essere perché sia efficace? Gli intenditori lo raccomandano “tuosto, stuorto e c ‘a ponta” (rigido, storto e con la punta), ma non basta ancora, bisogna osservare alcune regole. Per prima cosa deve essere fatto rigorosamente a mano e di colore rosso: il rosso sembra possedere di per sé una particolare forza e per il legame con il colore del sangue; volendo seguire alla lettera la tradizione, il corno portafortuna deve essere fatto di corallo, che tra l’altro proteggere le donne incinte; poi fatto a mano, poiché è importante che l’artigiano regali la sua influenza benefica. Ma la regola fondamentale è che il cornicello deve essere stato ricevuto in dono, non va quindi assolutamente comprato. Mai. Un’ultima particolarità: meglio se è cavo, perché così si può riempire di sale all’interno.

Di certo si tratta di credenze senza fondamento, il nostro destino ce lo disegniamo noi con le nostre stesse mani. Tuttavia, in alcune occasioni, all’ultimo minuto la fortuna scivola via dalle mani per un piccolo dettaglio, a volte il vento soffia contro ed è difficile navigare a vela contro vento. In queste situazioni sembra che tutto vada storto e che la sfortuna esista davvero. D’altra parte, “nessuno è più superstizioso degli scettici” sosteneva Lev Trotsky (In copertina, foto di Maria Rosaria Scinti Roger).

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