Pubblicato il: 19 novembre 2018 alle 8:00 am

Kimono, un’icona culturale di tessuto ”narrante” All'Istituto Giapponese di Cultura di Roma, una mostra dedicata agli abiti tradizionali del Paese del Sol Levante aperta fino a gennaio 2019

di Tiziana Mercurio.

Roma, 19 Novembre 2018 – Un’icona culturale su tessuto, di tessuto. La “fotografia istantanea” di un’epoca.
Questo è il kimono: stoffa “narrante”; un “foglio” su cui storia e uomini hanno disegnato l’evoluzione della società; che parla di sè, di uomini e di Dei. Ma, soprattutto, del Giappone. L’accessorio per eccellenza del Paese del Sol Levante è in mostra all’Istituto Giapponese di Cultura a Roma con: “Kimono, ovvero l’arte d’indossar storie”. Evento aperto, gratuitamente, fino al 19 gennaio 2019.
Una selezione di pregiati kimono da uomo, donna e bambino di inizio Novecento: tutto, a cura di Yurina Tsurui e Maria Cristina Gasperini, dalla collezione privata Manavello di Treviso, in collaborazione con il Museo delle Civiltà di Roma.
Storie ricamate, accompagnate da ikebana (l’arte di disporre i fiori) delle scuole Ikenobo, Ohara e Sogetsu, bambole (l’Imperatore e l’Imperatrice, su tutte) e aquiloni coloratissimi e “severi”.


Una collezione che inizia dalla passione per il Giappone e per la sua raffinata cultura, quindici anni fa: «Ne ho intrapreso lo studio perché molto attratta dalle arti applicate – ha spiegato Lydia Manavello, proprietaria dei kimoni esposti -, per approfondirne la conoscenza, focalizzando la mia attenzione sugli abiti. All’inizio, mi hanno colpito di più i capi realizzati per una clientela di alto livello, di seta e decorati a mano. Poi, mi sono avvicinata a quelli negli anni fra le due guerre, perché, oltre ai soggetti classici, vi erano riferimenti alla cronaca e relazioni con l’arte occidentale».

Diviso in quattro sezioni (religione, infanzia, tradizione e natura), l’allestimento capitolino di Nobushige Akiyama dipana i suoi intrecci narrativi e guida lo spettatore alla (ri)scoperta di uno dei capi più (re)interpretati di sempre, semplice e complicato al contempo, universalmente considerato seducente.
E ci si rende conto che a cambiare, ogni volta, non è la forma del kimono (identica da 800 anni), ma i dettagli: la lunghezza, le maniche, i disegni, le stampe. E che, come si può immaginare se non si è proprio a dieta di usi e costumi giapponesi, la parte più bella – e la più preziosa – si trova all’interno, nella fodera, non esposta agli sguardi. Il Fujiyama; il beneaugurante bambù (nel kimono da sposa: nero con fodera rossa); il rododentro e i crisantemi; i cortei militari e buddisti; le nuances del viola (post 1868): le meraviglie dipinte o stampate sui kimono si potevano ammirare solo se si era in intimità.
È previsto un calendario di visite guidate gratuite: per maggiori info, www.jfroma.it (Le foto sono di Tiziana Mercurio).

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