Pubblicato il: 20 novembre 2018 alle 8:00 am

Celebrando Stan Lee, l’uomo delle meraviglie Il papà di Spider Man, Hulk e di tanti altri supereroi, sarà ricordato come uno dei più grandi narratori di sempre

di William Ambrosio.

Roma, 20 Novembre 2018 – Lunedì 12 Novembre 2018 si è spento all’età di novantacinque anni Stan Lee, una delle personalità più note del mondo dei fumetti americani e per la cultura popolare mondiale ed una delle principali forze dietro la popolarità della Marvel Comics negli anni sessanta. Non è un’esagerazione dire che senza di lui il mondo attuale sarebbe completamente diverso da come lo conosciamo, e di come i suoi lavori abbiano avuto un forte impatto sul mondo dei fumetti ed anche oltre.

Nato Stanley Lieber da padre rumeno e madre newyorkese il 28 Dicembre 1922, la sua infanzia è stata segnata dalla povertà e da un forte interesse per la lettura, con sogni di diventare un attore del cinema (sogno avverato in maniera inaspettata grazie alle popolari comparsate nei film e nelle serie basate sulle sue opere), passando di lavoro in lavoro fino a ricevere un offerta di lavoro di assistente per la Timely Comics, sotto i creatori di Captain America Joe Simon e Jack Kirby. Proprio durante questa fase del suo lavoro gli viene offerta la chance di scrivere alcune storie di prosa sulle pagine di Captain America Comics con protagonista il paladino a stelle e strisce, firmandosi ‘Stan Lee’ nella speranza di poter riservare il suo vero nome per una carriera come romanziere, non conscio di come quel nome lo avrebbe portato al successo molto tempo dopo.

Fu solo una ventina d’anni dopo, con poca fortuna in ambito lavorativo e sempre più insoddisfatto dallo stato dei fumetti del tempo in cui i personaggi non parlavano come persone reali né riflettevano i problemi della vita mentre la Timely si tramutava nell’Atlas Publications ed infine nella Marvel Comics, che si presentò per Stanley Lieber la sua prima vera opportunità: una richiesta da parte del suo datore di lavoro al tempo Martin Goodman di creare un team di supereroi che potesse competere con la Justice League della National Periodicals (nome di allora dell’attuale DC Comics). Inizialmente insicuro su come approcciare l’argomento, fu sotto consiglio di sua moglie Joan che Stan decise di scrivere una storia di supereroi a suo modo, sovvertendo molte tradizioni del tempo con la creazione dei Fantastici Quattro insieme a Jack Kirby. Erano un gruppo di supereroi senza identità segreta, con uno scienziato alla guida anziché un uomo d’azione e per i quali i loro poteri e le loro relazioni personali erano fonte di conflitti umani importanti quanto combattere i malvagi, con personaggi che continuavano a svilupparsi in ogni numero. Questa combinazione si rivelò vincente, permettendo alla Marvel di competere direttamente con i fumetti della National Periodicals nell’ambito dei fumetti di supereroi.

Ma la creazione dei Fantastici Quattro fu solo l’inizio per Stan Lee, il quale iniziò a creare numerosi altri supereroi nel corso degli anni successivi, continuando a testare sempre di più i limiti del genere in modi che ormai consideriamo nella norma: da Spider-Man, un ragazzino dotato di superpoteri senza un supereroe adulto a mostrargli la via, per poi passare ad Hulk, più vicino ad un mostro che ad un supereroe, e persino ad Iron Man, un ricco capitalista creato appositamente per essere il tipo di personaggio i lettori principalmente liberali della Marvel avrebbero odiato, non c’era assolutamente limite alla creatività che Stan Lee ha iniettato all’interno dei fumetti di supereroi. Stan Lee lavorò senza sosta per anni, grazie anche all’utilizzo del metodo Marvel (nel quale lo scrittore suggeriva un’idea, il disegnatore realizzava le tavole, e lo scrittore finiva il tutto con l’aggiunta dei dialoghi) che gli ha permesso di creare sempre più personaggi di successo grazie a talentuosi disegnatori come Jack Kirby e Steve Ditko tra gli altri, molti dei quali sono ormai noti al grande pubblico grazie ai film di successo della Marvel iniziati nel 2008 con il primo Iron Man con protagonista Robert Downey Jr. e che per anni hanno affascinato generazioni di lettori e continuano a farlo tutt’ora.

L’operato di Stan Lee, tuttavia, ebbe effetti molto più importanti della semplice creazione di nuovi protagonisti di fumetti: in un’epoca in cui la concorrenza cerava quasi di negare chi fossero i creatori dietro le proprie storie, Stan Lee fu uno dei primi a creditare i team creativi che lavoravano ad ogni numero dei fumetti prodotti dalla Marvel, aprendo la strada al riconoscimento dei diritti dei creatori di determinati personaggi e garantendo ciò che oggi diamo per scontato oltre che creando un senso di familiarità con i propri lettori (anche grazie a numerosi tormentoni come il suo popolare incoraggiamento “Excelsior!”, dal Latino ‘Più alto’). Fu anche la pubblicazione di una forte sottotrama a tema anti-droga in tre numeri sulle pagine di Amazing Spider-Man da parte di Stan Lee che portò al graduale smantellamento del Comics Code, un arcaico e retrogrado sistema di divieti sul materiale trattato nelle serie fumettistiche applicato in un maldestro tentativo di proteggere i più giovani, permettendo ai fumetti nuovamente di trattare tematiche un tempo vietate al pari di altri medium creativi. Senza le azioni di Stan Lee, serie di fumetto di successo come The Walking Dead (dalla quale è stata tratta l’omonima serie televisiva) non avrebbero avuto modo di esistere decadi dopo per via del divieto di rappresentare zombie all’interno di fumetti imposto dal Comics Code.

Grazie ad una grande combinazione di creatività, ottimi collaboratori, grandi capacità di imporsi contro la concorrenza ed una grande immagine pubblica, Stan Lee è riuscito a lasciare il suo segno nella cultura popolare in una maniera che poche altre persone sono riuscite ad emulare, anche nei modi più inaspettati: è per esempio grazie ad una serie televisiva giapponese basata su Spider-Man nella quale combatteva il male tramite un robot gigante che la serie giapponese Super Sentai (adattata sin dagli anni novanta per l’Occidente come Power Rangers) iniziò regolarmente ad utilizzare robot in ogni successiva iterazione, aprendo inaspettatamente una porta per l’occidente ai supereroi in stile orientale. Nemmeno l’età riuscì a rallentare la sua creatività, continuando a creare nuovi personaggi ed idee anche una volta lasciata la Marvel, senza mai andare veramente in pensione e sempre disponibile ad incontrare i propri fan ed incoraggiare le generazioni successive con il suo esempio e le sue parole.

Durante un’intervista del 2004, Stan Lee rivelò di sperare di venire ricordato come qualcuno che sia stato capace di donare un po’ di intrattenimento agli altri. Considerando quante persone al giorno d’oggi devono il proprio interesse ai fumetti proprio alle avventure ed ai personaggi nati dall’immaginazione di Lee e dei suoi colleghi, non c’è alcun dubbio che ci sia riuscito, lasciandoci in eredità moltissimi personaggi, concetti ed avventure che certamente continueranno a divertire ed ispirare generazioni di persone negli anni a venire, anche grazie al lavoro dei tanti scrittori e disegnatori che attualmente si occupano di continuare il lavoro di Stan Lee.

Ed in onore di tutti loro, non c’è altro che un incoraggiamento da dare. Excelsior!

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