Pubblicato il: 21 novembre 2018 alle 8:00 am

Clima, vita e deriva dei continenti: nuove connessioni Come si sono formati i continenti che osserviamo sulle carte geografiche? Come avviene il processo che ha dato forma alle lande di terra che occupiamo?

di Teresa Terracciano.

Austin, 21 Novembre 2018 – Il nuovo modello dei geoscienziati dell’Università del Texas solleva domande interessanti sull’interazione tra la deriva continentale e la vita sulla Terra.

 I risultati di un novo studio evidenziano che i sedimenti, spesso organismi morti, potrebbero svolgere un ruolo chiave nel determinare la velocità della deriva continentale.

I sedimenti si creano quando vento, l’acqua e ghiaccio erodono la roccia esistente o quando sul fondo marino si accumulano conchiglie e scheletri di organismi microscopici come il plancton. I sedimenti che entrano nelle zone di subduzione* sono stati a lungo noti per influenzare l’attività geologica, come la frequenza dei terremoti, ma finora si pensava ciò avesse poca influenza sul movimento continentale. La deriva continentale è guidata da placche che affondano l’una sotto l’altra e la forza della porzione di placca tirata nel mantello terrestre e l’energia necessaria per piegarla sarebbero attività di base a determinare la velocità del movimento.

L’apertura dell’Atlantico, illustrazione di Antonio Snider-Pellegrini del 1858.

All’aumentare della velocità della placca, ci sarebbe meno tempo per l’accumulo di sedimenti, riducendone così la quantità. Questo porta ad una subduzione più lenta, che può permettere alle montagne di crescere ai confini delle placche, poiché la forza delle due placche che si incontrano provoca un sollevamento. A sua volta, l’erosione di queste montagne da parte del vento, dell’acqua e di altre forze può produrre più sedimenti che ritornano nella zona di subduzione e riavviare il ciclo a velocità aumentata.

Il nuovo modello di Behr e Becker offre anche una spiegazione convincente per le variazioni della velocità delle placche, come l’accelerazione verso nord dell’India di circa 70 milioni di anni fa. Gli autori propongono che, mentre l’India si muoveva in mari equatoriali brulicanti di vita, l’abbondanza di roccia sedimentaria formata da materia organica che si depositava sul fondo marino creava un effetto lubrificante nella placca sottostante. La marcia dell’India verso nord ha accelerato da 5 centimetri all’anno (circa 2 pollici) a 16 centimetri all’anno (circa 6 pollici). Mentre il continente accelerava, la quantità di sedimenti è diminuita e l’India ha rallentato prima di scontrarsi infine con l’Asia.

*Sottoscorrimento attivo lungo margini convergenti di zolle litosferiche che consiste nello sprofondamento di una zolla al di sotto di quella immediatamente adiacente. (Treccani)

Fonte per approfondimenti: Whitney M. Behr, Thorsten W. Becker. Sediment control on subduction plate speeds.Earth and Planetary Science Letters, 2018; 502: 166 DOI: 10.1016/j.epsl.2018.08.057

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