Pubblicato il: 21 novembre 2018 alle 7:00 am

Industria culturale e turismo in Campania La ricerca realizzata dal Centro Studi Ricerche Mezzogiorno. Dal Sistema Produttivo Culturale e Creativo ricchezza per oltre 90 miliardi di euro

di Giuseppe Allocca.  

Napoli, 21 Novembre 2018 – Qual è lo stato di salute dell’industria culturale in Campania? E quali le sue potenzialità e prospettive anche per le ricadute nel comparto turistico regionale?   La ricerca realizzata da SRM (Studi Ricerche Mezzogiorno, Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) dal titolo “Il valore dell’industria culturale e creativa in Campania. Il ruolo delle ‘Gallerie d’Italia’  a Napoli”presentata nello scorso mese di ottobre, in occasione di un convegno presso Palazzo Zevallos Stigliano, sede napoletana delle Gallerie d’Italia, il polo museale di Intesa Sanpaolo, oltre a fornire dati economici sull’impatto economico della cultura – settore che sfida con successo le tradizionali leggi economiche crescendo anche in periodi difficili –  offre dati interessanti  e spunti di riflessione  sull’importante ruolo che la cultura riveste per il territorio napoletano e campano.

Dallo studio emerge che tutto il Sistema Produttivo Culturale e Creativo dà lavoro a 1,5 milioni di persone e produce una ricchezza di 92,2 miliardi di euro, il 6% della ricchezza prodotta in Italia, che a sua volta ne stimola altri 163,3 per arrivare a 255,5 miliardi prodotti dall’intera filiera culturale, il 16,6% del valore aggiunto nazionale, col turismo come primo beneficiario di questo effetto volano.

In riferimento al solo Patrimonio storico-artistico, i ritmi di crescita del valore aggiunto (2.823,7 mln di euro) e dell’occupazione (51 mila) negli ultimi anni sono stati più variabili rispetto sia all’intero sistema produttivo culturale e creativo sia al complesso dell’economia italiana. Tuttavia, l’espansione della domanda per il settore culturale e storico-artistico è continua e dura da diversi anni.

Anche l’offerta culturale cresce seguendo andamenti in linea con quelli riscontrati per la domanda. Crescono in modo particolare i musei e le gallerie specializzati in arte fino all’Ottocento e soprattutto le aree ed i parchi archeologici.

L’offerta è costituita prevalentemente dai musei (4.158) che rispetto al 2016 rilevano 749 unità aggiuntive vale a dire una crescita del +22%. In termini tipologici, prevalgono i musei d’arte, che fra 2011 e 2015 crescono di 247 unità, ovvero del 29,5%, una dinamica alimentata soprattutto dai musei e gallerie specializzati in arte fino all’Ottocento.

In tale scenario nazionale nel Sud “che è un museo a cielo aperto…” – come rileva la ricerca –  la Campania, grazie alla presenza di una grande area metropolitana come Napoli, si presenta come un vero e proprio hubdella cultura con una grande stabilità di strutture disponibili al pubblico. Ma è ancora migliorabile l’integrazione dei servizi e dei prodotti, evidenziando un potenziale economico dell’offerta culturale campana ancora ampiamente inespresso.

La Regione Campania – osserva la ricerca SRM – si contraddistingue per una elevata percentuale di istituti museali ad eccesso gratuito (57,1%); ciò se da un lato svolge una funzione sociale dall’altro sottrae risorse necessarie per un ulteriore miglioramento manutentivo, restaurativo o espositivo del patrimonio visto anche che diverse strutture sono aperte continuamente per tutto l’anno e quindi particolarmente costose. Oltre al core business, i musei offrono una serie di servizi accessori. In un certo senso, l’attività scientifica e tecnica che ruota attorno ad un museo è ben rappresentata nella regione (servizio di archivio, restauro, ricerca, convegnistica), mentre manca qualcosa in termini di promozione/fruibilità (la presenza di siti web, sotto il primo aspetto, le strutture per disabili, per il secondo) e di servizi di leisureaccessori (ristorazione). Evidentemente, una relativa carenza dei citati servizi incide negativamente sulla capacità attrattiva e sul bacino di mercato delle strutture museali campane… “Sono elementi sui quali lavorare, in termini di investimenti, per migliorare la dotazione”.

Il livello di offerta culturale campano, benché stabile, dà luogo ad una crescente attenzione per i visitatori che nell’ultimo quinquennio crescono più del dato meridionale e di quasi sei volte quello nazionale, ma ci sono ancora dei margini di sviluppo, soprattutto nel settore non statale, sia pubblico che privato.

I risultati positivi del settore culturale determinano rilevanti ricadute economiche sul territorio campano e napoletano, inoltre sono il segno, oltre che, ovviamente, di una offerta di grande qualità anche di politiche regionali e locali di promozione dell’offerta culturale efficaci e quindi sempre più sensibili alla valorizzazione del proprio patrimonio culturale.

Secondo la Fondazione Symbola-Unioncamere (Fonte: “Io sono cultura. L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”.Rapporto 2018) il peso dell’industria culturale e creativa nell’economia (4,6%) e nel mercato del lavoro campano (4,3%) è superiore alla media meridionale (4,2%) ed è il più alto tra le regioni del Sud ma non raggiunge ancora il dato nazionale (6,0%).

La Campania – rileva inoltre la ricerca -può raggiungere altre regioni come Piemonte o Emilia-Romagna (6,7% e 5,6%) organizzando in modo più efficiente e sistematico la propria offerta culturale, intensificando l’accessibilità, la fruibilità, quindi la valorizzazione del patrimonio esistente.

Considerando che la spesa pubblica per investimenti per il settore culturale in Campania si è più che dimezzata negli ultimi dieci anni, una grande opportunità è offerta dalla politica di coesione (anche in considerazione del fatto che le risorse di fonte comunitaria incidono in misura rilevante sul complesso della spesa erogata nel settore) ed il PO FESR 2014-2020 della regione Campania dedica 118,76 milioni di euro per la valorizzazione, prevedendo una serie di interventi indirizzati specificatamente ad aprire ad un pubblico più vasto il prodotto culturale campano.

Un’altra importante relazione è quella cultura-territorio. La cultura favorisce la crescita del territorio ma è anche vero che un territorio sano, con una buona qualità degli spazi pubblici genera un’immagine positiva che valorizza la cultura. Un esempio particolarmente significativo a conferma della considerazione ci è offerto dalla Città di Matera, in Lucania, “Città della Cultura 2019”.

Tuttavia il patrimonio culturale napoletano, campano e meridionale è estremamente ampio e diversificato, molto attrattivo ma anche fortemente frammentato.

Perciò merita particolare interesse l’incontro promosso, in occasione dell’apertura della sede di Benevento, dal Sindacato Unitario Giornalisti Campania sull’informazione tra territorio ed offerta turistica (corso di formazione per giornalisti). La competitività di una destinazione turistica, infatti, dipende – come segnalato nelle riflessioni conclusive della Ricerca – da un insieme complesso di elementi in gioco, in particolare dall’interazione tra le forze del macroambiente (economiche, sociali, ambientali, ecc.), che non sono controllabili dai destination manager, e le forze del microambiente, vale a dire l’insieme di soggetti interni ed esterni al territorio che influenzano direttamente e che possono essere a loro volta influenzati da chi governa la destinazione turistica.

Assumono pertanto ulteriore rilievo alla promozione dell’offerta culturale campana con opportuni investimenti di marketing, ma anche con accordi specifici con i tour operator, volti ad inserire nei pacchetti anche l’offerta meno valorizzata della regione con particolare attenzione ai tesori ancora oggi nascosti e poco noti delle aree interne.

neifatti.it ©