Pubblicato il: 23 novembre 2018 alle 8:00 am

L’Africa ad alta velocità: il TGV sbarca in Marocco, tra molte critiche Il re del Marocco, Mohammed VI, ha inaugurato il primo collegamento a grande velocità africano tra Tangeri e Casablanca via Rabat, alla presenza di Emmanuel Macron

di Danilo Gervaso.

Rabat, 23 Novembre 2018 – Alla fine degli anni ’60, in Francia, sembrava che il futuro fosse dell’aereo. Il Concorde era l’aereo dei re, ma anche le automobili stanno conquistando i viaggiatori. Il sistema ferroviario francese era moribondo, condannato. Più che rinnovarsi, doveva reinventarsi in profondità e fornire una risposta concret a questo nuovo concorrente che era la strada.

Iniziava così il progetto C03 del futuro treno ad alta velocità, il TGV (train grande vitesse) e nel 1972 veniva fatta una prima presentazione del prototipo del treno: al designer Jacques Cooper il compito di delineare le linee futuristiche di quello che è ancora un progetto, il futuro treno in completa rottura con ciò che esiste. Si  ispira così ad una macchina: la Porsche Murène. Ma l’obiettivo è battere l’automobile: 200.000 km a più di 250 km/h.

Finalmente il 22 settembre 1981 il presidente Mitterrand inaugura la prima linea ad alta velocità, non senza timori per i ferrovieri a bordo del treno, che infatti raggiunge i 260 km / h. E’ la rinascita delle ferrovie. A seguito di questo successo su scala nazionale, la SNCF – le Ferrovie dello Stato francesi – e le autorità interessate estendono poi i servizi TGV a varie capitali europee negli anni ’90.

Dopo il TGV, anche gli altri Stati e Paesi hanno creato la loro alta velocità, ma L’Africa (con l’Oceania) finora era l’unico continente a non conoscere l’ebbrezza dell’alta velocità. Il re del Marocco, Mohammed VI, ha inaugurato una settimana fa, il primo collegamento a grande velocità africano tra Tangeri e Casablanca via Rabat, presente Emmanuel Macron. Si chiamerà LGV.

L’investimento è stato di 2,1 miliardi di euro, con quattro nuove stazioni (Casablanca e Kenitra sarà inaugurata in seguito) e i suoi 200 chilometri di nuova linea con i migliori standard mondiali permetteranno di collegare Tangeri a Casablanca in 2 h 10, contro le 4 di ieri. Il progetto è il fiore all’occhiello delle Ferrovie dello Stato (ONCF), la società pubblica marocchina, e del suo direttore generale, Mohamed Rabie Khlie.

La Francia ha finanziato il 51% del costo del progetto, e per questo LGV Marocco è principalmente il risultato di una partnership strategica franco-marocchina. SNCF porta la sua esperienza nella progettazione, costruzione, gestione e manutenzione ad alta velocità, il tutto con l’obiettivo di trasferire il know-how francese (2.600 chilometri di piste costruite, trentacinque anni di attività) in favore delle squadre marocchine. Dodici treni correranno a oltre 300 km / ora attraverso le colline del Marocco occidentale.

Questo progetto faraonico in terra africana non ha solo ricevuto elogi. Voci critiche, anche in Marocco, si sono levate: troppo costoso, inadatto ai bisogni della popolazione. “Il costo di una decina di metri LGV – ha scritto ad esempio Omar Balafrej sul quotidiano marocchino L’Economiste – può essere utilizzato per costruire una piccola scuola nelle zone rurali”.

Spendere più di due miliardi, seppure divisi con la Francia, in un Paese dove la metà degli abitanti vive con meno 1000 dirham al mese, l’equivalente di 100 euro – fonte rapporto di Oxfam diffuso al Forum di Davos – e dove la popolazione è vittima di disuguaglianze socio-economiche che penalizzano soprattutto i giovani e le donne, spendere per un treno sembra avere poco senso.

In Marocco la ricchezza resta nelle mani di pochi fortunati. Tre miliardari si spartiscono da soli 4,5 miliardi di dollari l’anno, quello che in media 375 mila marocchini poveri guadagnano nello stesso periodo, e più di un terzo della popolazione è analfabeta.

Tuttavia, come da 150 anni a questa parte, il progresso viaggia anche sui binari ferroviari, un processo assolutamente positivo, ma i sacrifici e le conseguenze evidenziano, per contrasto, molti aspetti negativi che prima erano come velati, l’eterno squilibrio che ora, dai finestrini del treno, scorre solo più velocemente sotto i nostri occhi.

neifatti.it ©