Pubblicato il: 28 novembre 2018 alle 8:00 am

Quanto è difficile fare impresa in Italia Manovra, burocrazia, pressione fiscale: tutti i dubbi, i timori e le proposte dei giovani imprenditori di Confcommercio. «Per tornare a investire abbiamo bisogno di una prospettiva meno incerta», ha detto il presidente Colanzi

di Luca Palumbo.

Sirmione, 28 Novembre 2018 – Diminuzione della pressione fiscale ed una maggiore forza alla spinta delle imprese giovani all’economia italiana. Sono solo due delle istanze provenienti da “Giovani del mio stivale”, XI forum nazionale dei giovani imprenditori di Confcommercio che si è svolto di recente a Sirmione.

L’incontro, organizzato dal gruppo nazionale Giovani Imprenditori Confcommercio che raccoglie gli operatori del settore terziario “under 42”, ha costituito un focus sulle opportunità e sulle difficoltà che incontrano le nuove generazioni di imprenditori nel fare impresa nell’attuale contesto politico, economico e sociale.

Molta la preoccupazione per le politiche economiche attuate dal Governo in carica. «Siamo preoccupati – ha dichiarato Andrea Colanzi, Presidente dei Giovani Imprenditori – perché l’economia è in rallentamento e gli andamenti dello spread e il loro impatto sui conti pubblici possono produrre ripercussioni importanti sul sistema produttivo. Ma siamo preoccupati anche e soprattutto per la recente bocciatura della manovra economica da parte dell’Europa. Le imprese per tornare ad investire hanno bisogno di una prospettiva meno incerta».

Non perfettamente allineati, quindi, i giovani imprenditori con la maggioranza parlamentare più giovane dell’era repubblicana, almeno sui temi riguardanti l’economia; eccezion fatta per l’apprezzamento circa la scongiurata possibilità dell’aumento dell’IVA. Tuttavia, la maggior parte di questi non crede nelle potenzialità di spinta all’economia del Reddito di Cittadinanza e, tantomeno, guarda con favore alla cosiddetta “quota 100”. Per il 55,3% dei Giovani Imprenditori di Confcommercio, i provvedimenti in campo sono inefficaci per contrastare la crisi economica. Oltre il 60% crede che tra 5 anni l’Italia sarà un paese più povero e il sentiment di sfiducia si registra soprattutto al Sud. Tre le priorità che l’80% dei giovani imprenditori del terziario chiede al governo: riduzione delle tasse, investimenti infrastrutturali e innovazione per le imprese. Per quasi il 70% dei giovani la politica italiana dovrebbe occuparsi dei temi del lavoro. Il 37% degli imprenditori giovani sono giunti a capo di un’impresa costituendone una ex novo. Sono questi i dati che emergono dal rapporto sulle imprese giovani del terziario e i nuovi scenari politici, sociali ed economici del Paese, realizzato da Confcommercio in collaborazione con Format–Research in occasione dei lavori del forum.

Non è tutta negativa, ad ogni modo, la prospettiva futura. E diverse sono state le proposte formulate dall’associazione e indirizzate al mondo della politica. A partire dalla riduzione della pressione fiscale ferma al 42%, tra le maggiori in Europa. Poi, naturalmente, tagli alla burocrazia: gli adempimenti burocratici costituiscono un costo per le PMI sia in tempo che in danaro; basti considerare che le micro e piccolissime imprese spendono, ogni anno, circa 30 miliardi per assolverli. Ancora: la riduzione dei costi del lavoro, la reintroduzione dei Voucher per regolare i rapporti di lavoro non tradizionali, un sistema di welfare che non determini il ricorso a misure emergenziali per le imprese. Inoltre, l’auspicio dei giovani imprenditori per un miglioramento del sistema di accesso al credito, attualmente caratterizzato da una forte discriminazione dimensionale a svantaggio delle piccole imprese che, anche secondo il rapporto di Bankitalia “incontrano significative difficoltà nell’accesso al credito”.

Turismo, innovazione e ambiente sono stati individuati, infine, come i settori sui quali è necessario puntare per un rilancio dell’economia delle imprese del terzo settore.

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