Pubblicato il: 30 novembre 2018 alle 8:00 am

Stop per 5 milioni di auto diesel Sono le vetture Euro 3 o inferiori, circa il 13% di quelle circolanti. Il 20% nelle regioni del sud

di Pierluca Mandelli.

Milano, 30 Novembre 2018 – In molte città del nord, alle auto Euro 1, 2 e 3 diesel è già stato vietato l’accesso. Sembra ormai prossima la totale messa al bando di queste autovetture. Il problema è che, nonostante le auto diesel Euro 3 e inferiori stiano vivendo grandi e crescenti limitazioni alla circolazione, (che sembrano convergere verso una loro progressiva messa al bando) e in molte regioni la loro facoltà di circolazione sia già fortemente limitata, sono tantissime quelle che risultano ancora iscritte nei registri della motorizzazione: quasi 5 milioni (4.911.447), equivalenti al 12,9% dell’attuale parco auto private destinate al trasporto persone presente in Italia.

La statistica

Il dato emerge dall’analisi realizzata da Facile.it che, rielaborando i dati ufficiali del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture (aggiornati al 31 ottobre 2017), ha disegnato la mappa delle automobili diesel presenti sul territorio nazionale e ha evidenziato anche come le Euro 3 o inferiori siano quasi un terzo (29,89%) delle auto private alimentate a gasolio ancora potenzialmente in circolazione.

La distribuzione delle automobili private diesel Euro 3 o inferiori vedono la Lombardia, con i suoi 587.515 veicoli, al primo posto. Seguono la Campania, con 577.087 auto di questa categoria e la Sicilia (564.591).

Scorrendo la graduatoria nel senso opposto, invece, è la Valle d’Aosta a risultare prima. In quella regione solo l’8,5% delle auto private appartiene alla categoria diesel Euro 3 o inferiore; a seguire si trovano Toscana (8,7%), Friuli Venezia Giulia (9,1%) e Liguria (9,4%). Al quinto posto si posiziona la Lombardia (9,5%), che precede solo di poco le altre due regioni che hanno recentemente introdotto lo stop ai diesel Euro 3: l’Emilia Romagna (9,7%) e il Piemonte (10%).

L’associazione dei consumatori

“L’assenza di una normativa a livello nazionale, e dunque di paletti validi in tutta Italia, non potrà che creare situazioni ambigue, disagi, abusi, nonché una sistematica violazione del diritto del consumatore a essere correttamente informato su questi divieti”. Così l’Unione Nazionale dei Consumatori, che attraverso le proprie pagine web affronta l’argomento anche dal punto di vista legale, ponendo l’attenzione sui punti critici.

“Il primo riguarda la violazione del criterio di proporzionalità dell’azione amministrativa. Tradotto in termini più semplici, significa che seppur per livelli di emissioni di sostanze inquinanti di pochissimo superiori, ci sono automobilisti impossibilitati a circolare con il proprio mezzo per tutta la settimana lavorativa e altri che, invece, possono farlo – si legge sul sito dell’Unc -. L’altro aspetto, ancora più grave, riguarda il fatto che questi blocchi non considerano le condizioni economiche che impediscono a tantissime famiglie e lavoratori di avere da parte i soldi necessari per sostituire la vettura che hanno con una più nuova ed ecologica. In questi anni sono stati concessi incentivi (peraltro pochi e insufficienti) solo per sostenere l’acquisto di veicoli nuovi e mai usati. Ma molti liberi professionisti (dall’idraulico all’elettricista, magari anche vicini alla pensione) non hanno né la possibilità né l’interesse a fare un investimento del genere perché non potrebbero recuperarlo negli anni in cui potranno continuare a svolgere la loro attività”.

I costi RC auto

Anche da un punto di vista assicurativo il diesel Euro 3 non è conveniente rispetto all’Euro 6. Il portale Facile.it ha verificato le differenze nelle tariffe RC prendendo in considerazione due modelli uguali ed evidenziando come il best price disponibile per assicurare l’auto più inquinante risulti superiore di oltre il 10% rispetto a quella con emissioni minori (277,81 euro per il diesel Euro 3 contro i 248,88 euro necessari per il veicolo Euro 6).

«Ad incidere sull’RC auto non è, di per sé, la classe ambientale di appartenenza del veicolo quanto piuttosto la sua anzianità», spiega Diego Palano, Responsabile BU assicurazioni di Facile.it. «Le auto diesel Euro 3 o inferiori, ormai da anni fuori produzione, hanno un’età media decisamente più alta rispetto a quella dei nuovi Euro 6 e per questo le compagnie assicurative applicano premi più cari.».

La prospettiva

Ad oggi le limitazioni alla circolazione delle vetture più inquinanti sono state introdotte in Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto e saranno in vigore fino al 31 marzo del 2019. Queste regioni hanno aderito all’Accordo bacino padano, un programma sottoscritto nel 2017 insieme al Ministero dell’Ambiente e finalizzato a migliorare la qualità dell’aria. Il programma si applica nelle aree urbane dei comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti. Le limitazioni saranno estese alla categoria Euro 4 entro il 1 ottobre 2020 e alla categoria Euro 5 entro il 1 ottobre 2025. L’accordo prevede inoltre misure per regolare l’uso degli impianti di riscaldamento a legna, limitare l’accesso alle Ztl, promuovere il car-sharing, incentivare la sostituzione delle auto vecchie con vetture meno inquinanti, ridurre le emissioni inquinanti delle attività agricole.

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