Pubblicato il: 1 dicembre 2018 alle 8:00 am

Sessant’anni fa l’esplosione di “Nel blu, dipinto di blu”, la canzone spartiacque della musica leggera italiana A Verona un interessante incontro sulla figura di Domenico Modugno. De Angelis, Premio Tenco: «Lui rapper d’altri tempi. Non faceva canzoni solo con testo e musica, aveva una personalità globale che comprendeva il modo di stare in scena»

di Gennaro Pasquariello.

Verona, 1 Dicembre 2018 – Nella Biblioteca Civica di Verona, di recente, l’avvocato Guariente Guarienti ha ospitato, per il ciclo di incontri denominati “Il salotto dell’Avvocato”, un appuntamento dedicato a Domenico Modugno dal titolo “Volare, oh oh”. L’occasione è stata rappresentata dal 60° anniversario della vittoria al Festival di Sanremo del brano “Nel blu, dipinto di blu”.

A ricordare Domenico Modugno c’era Enrico de Angelis, giornalista e storico della canzone, in compagnia dell’attrice cantante Anna Paganini Bresaola e alla presenza del responsabile della Biblioteca Civica, Agostino Contò.

“Nel blu, dipinto di blu” veniva definita dai telegiornali dell’epoca come: «la prima scrollata a quel vecchio edificio pieno di zucchero e ragnatele nel quale rischiava di adagiarsi la canzone italiana, e così è arrivato a Sanremo un invito a rinnovarsi». Questo passaggio sancisce la rivoluzione della canzone italiana verso quel modello di cantautorato che, con un neologismo, Enrico de Angelis ha chiamato in seguito “canzone d’autore”.

Il Festival di Sanremo vedeva in gara principalmente le canzoni e non gli autori, infatti gli artisti ne interpretavano più di una. In quella edizione Nilla Pizzi ne eseguiva tre tra cui “L’edera”, Claudio Villa cinque mentre la canzone di Modugno non voleva eseguirla nessuno perché considerata troppo diversa dagli stilemi consueti. Il maestro Gorni Kramer dichiarava: «Ma che pazzia è questa canzone? Non ha stile, non esiste!» Da lì la decisione di interpretarla direttamente in compagnia di un altro esordiente, Johnny Dorelli.

Anche l’esecuzione musicale viene affidata al Sestetto di Alberto Semprini che dirigendo l’orchestra contribuirà, senza dubbio con le sue idee di arrangiamento, sia alla vittoria che al successo del brano.

Il testo del brano Modugno lo scrive insieme ad un giovanissimo Franco Migliacci, conosciuto a Roma negli ambienti teatrali e che diventerà uno degli autori più accreditati nel panorama italiano firmando canzoni ever green come “Tintarella di luna”, “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte”, “Come te non c’è nessuno”, “In ginocchio da te”, “Una rotonda sul mare”, “Che sarà”, “Ancora e Delfini”, l’ultimo dei brani che Modugno esegue insieme a suo figlio Massimo.

Enrico de Angelis ci ha rilasciato una breve intervista.

L’incontro di Verona nasce perché si ritiene che i media abbiano dimenticato Modugno?

«Questa è un’iniziativa dell’Avvocato Guariente Guarienti, che è un appassionato di cultura, di libri, di letteratura ma anche di musica e di canzoni, che organizza questi appuntamenti, “Il salotto dell’Avvocato”, ed ha pensato di invitarmi per ricordare Modugno, con un preambolo in cui ha citato avvenimenti personali, ma ci sta, perché le canzoni hanno anche la funzione di evocare fatti, emozioni, sentimenti personali, ed è anche giusto che sia così, e quindi abbiamo fatto questa rievocazione della canzone di Modugno. C’è il pretesto che sono 60 anni dall’esplosione di “Nel blu, dipinto di blu” al Festival di Sanremo del ’58, che ha rivoluzionato la canzone italiana».

Modugno si è trovato a cavallo tra musica leggera e “canzone d’autore”, quindi ha ricoperto un ruolo importante nella musica italiana?

«Certamente sì, innanzitutto da un punto di vista storico per questo “urlo”: “Volare, oh,oh” che ha squarciato tutta la retorica melodrammatica della canzone italiana. Andando però poi ad indagare bene nella sua produzione e nel suo repertorio si scoprono tante altre cose prima ancora di “Volare”. A partire addirittura dal ’53 lui ha precorso quello che poi è stato il folk, il folk revival cioè ha fatto delle canzoni che erano intrise della cultura e della propria terra, lui era pugliese però è cresciuto in un paese del salentino (San Pietro Vernotico ndr.) dove parlano un dialetto molto vicino a quello siciliano, per cui c’è stata sempre questa ambiguità tra siciliano e pugliese, queste evocazioni, queste radici popolari, le tradizioni del mediterraneo sono entrate moltissimo nelle sue canzoni però poi lui le ha rivisitate col suo estro individuale, il suo talento artistico».

Questa canzone ci porta ad avvicinarlo con l’attualità se confrontiamo l’innovazione della canzone con l’uso, anche se solo metaforico, di dipingersi, un po’ come fanno gli attuali rapper che usano un nuovo linguaggio e si “dipingono” con i tatuaggi.

«Sì in effetti ci sono vari elementi che li avvicinano. Uno è che lui non fa canzoni solo con un testo ed una musica, è tutta una personalità globale che comprende il suo modo di stare in scena, il suo presentarsi, certo allora non è che si vestivano in una maniera stravagante, però il solo fatto di aprire le braccia era un gesto innovativo e sicuramente questo fa parte della spettacolarità dei rapper di oggi. Poi c’è un’altra cosa, soprattutto in questo primo periodo, lui è molto narrativo, cioè racconta delle cose e questo aspetto narrativo si è un po’ perso nella canzone italiana. I rapper invece, a modo loro, raccontano delle storie».

Quale ricordo hai di Modugno al Premio Tenco, manifestazione di cui sei stato Direttore Artistico per molti anni.

«Era il 1993, a spettacolo finito in una delle tradizionali notti di canti e bevute che si dilungavano fino all’alba, Modugno era venuto lì non a cantare, 9 anni prima aveva avuto una trombosi. Noi avevamo invitato a cantare il figlio Massimo, anch’egli cantautore.  A cena con lui si cantavano tutte le sue canzoni ma era lui che, superando tranquillamente i disagi fisici, conduceva le danze, urlava “Volare”, riprendendo chiunque sbagliava e credo che quella sia stata la sua ultima apparizione in pubblico perché nove mesi dopo, il 6 agosto del 1994 a Lampedusa, se n’è andato».

Domenico Modugno riceve il Premio Tenco nel 1974.

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