Pubblicato il: 2 dicembre 2018 alle 7:00 am

«Essere come la moglie di Cesare», come usare una frase fatta per dirsi al di sopra di ogni sospetto Nella pratica quotidiana non è così: basta poco per gettare nella polvere una persona nonostante le proprie "macchie"

di Giosue Battaglia.

Roma, 2 Dicembre 2018 – Mai come in questi tempi sembra ancora più appropriato questo modo di dire, che si riferisce alla testimonianza dell’imperatore romano, Cesare, durante il processo a Clodio, amante della moglie Pompea. Infatti questa frase idiomatica (che il suo significato non deriva dalle parole di cui è composta, ma si lascia all’interpretazione di chi l’ascolta), viene molto usata riferendosi alla politica con riferimento all’apparenza che deve avere un politico “al di sopra di ogni sospetto”. Non solo, ma l’accostamento si può ammettere in ogni circostanza della vita vissuta di ogni giorno perché specialmente ai nostri tempi questa vita vissuta è fatta di apparenze. Così il politico segue e attua un programma partitico frutto di linee che comprendono fini nobili in ragione di una sana guida per la collettività, dove i principi di onestà, di moralità, costituiscono la base dell’agire; invece poi si scopre qualche macchia proprio nei comportamenti o nell’appartenenza a principi diversi da quelli a cui si richiamano, e solo apparenti.

E allora, quando poi si scoprono e vengono messi in luce questi cattivi principi vissuti dal personaggio politico, vien meno tutto l’apparato sul quale era costruito il programma su cui si reggeva. Al proposito la frase “predica bene e razzola male”. Il falso apparire del personaggio pubblico è ancora più evidente, perché viene abbinato ad altre impressioni (a pelle) come la simpatia, il modo di rapportarsi e altri atteggiamenti personali che rientrano in quel mondo di pettegolezzi a cui tutti siamo soggetti. Ogni individuo ha un suo modo di fare e di agire, nascondendo le tante verità che sono il contrario dell’apparenza e che sono messe in luce in quei casi in cui si deve attuare una vendetta nei confronti dell’avversario.

Questa vendetta è più facile attuarla nei confronti del personaggio pubblico, perché costituisce un faro per il suo modo di agire e di esprimere il suo pensiero; dà più modo di conoscenza della sua persona, e allora gli scheletri escono dall’armadio e diventano un affare sociale sul quale si avventano gli avversari e sul quale si costruisce un castello accusatorio, non più tendente alla diversità di idee, ma che tende a screditare l’avversario.

Ma questo modo di fare, ormai, è entrato in tutto il vivere quotidiano e forse nemmeno più viene valutato, perché lo screditare è alla portata di ogni individuo e lo screditare viene usato anche in situazioni in cui il personaggio da “buttare giù” è un imprenditore, un insegnante, ma lo è anche l’inquilino della porta a fianco, e ognuno viene valutato al di là delle apparenze, perché proprio queste danno la vera identità del personaggio. Insomma c’è da dire che l’essere come la moglie di Cesare è una frase che calza a puntino in questa nostra epoca e a ben valutare, costituisce proprio quella apparenza che governa ognuno.

neifatti.it ©