Pubblicato il: 3 dicembre 2018 alle 8:00 am

Gli effetti del Decreto dignità sul mercato del lavoro Altri 64mila in cerca di occupazione solo nel mese di ottobre, secondo l’Istat. Sale anche la disoccupazione giovanile. Cresce incertezza e precarietà

di Luca Palumbo.

Roma, 3 Dicembre 2018 – Continua a crescere il numero di persone in cerca di occupazione in Italia. È quanto si apprende dal comunicato stampa rilasciato dall’ISTAT, che fornisce le cifre relative all’occupazione nel mese di ottobre. Sarebbe aumentato, per il secondo mese consecutivo, di circa 64 mila unità il numero di coloro i quali sono in cerca di una posizione lavorativa, arrivando a toccare la soglia del 2,4%. Dalla nota stampa rilasciata dall’Istituto emerge un calo degli “occupati tra i 25 e i 49 anni mentre si registra una lieve crescita tra i 15-24enni e un aumento più consistente tra gli ultracinquantenni.”

Il dato rilevante, tuttavia, è la diminuzione considerevole del numero di contratti a termine che calano di circa 13 mila unità. È facile ipotizzare come questa possa essere la conseguenza delle politiche del lavoro messe in campo dal Governo in carica che ha radicalmente cambiato la disciplina della contrattualistica. Con il famigerato Decreto dignità è, difatti, variata la possibilità di porre in essere contratti a tempo determinato cosiddetti a-causali per un tempo superiore ai 12 mesi; il tempo massimo dei contratti a termine si è ridotto dai 36 mesi previsti dal Jobs Act a 24 mesi ma soltanto in presenza di esigenze temporanee ed oggettive, estranee all’ordinaria attività, in caso di sussistenza di ragioni sostitutive e qualora vi siano, connesse ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria. Nel valutare i dati dell’ISTAT su base annua, emerge che il valore degli occupati appare positivo di 159 mila, tuttavia il dato risente dell’aumento dei contratti a termine (+ 296 mila) registrato prima dell’entrata in vigore del Decreto dignità. Ad aumentare è anche il dato sulla disoccupazione giovanile che sale al 32,5% con una variazione dello +0,9% rispetto a settembre.

A delinearsi è un quadro di incertezza e precarietà. Si fa sempre più viva la necessità di politiche attive del lavoro rese strutturali. È evidente che il panorama degli incentivi attualmente in essere per favorire l’occupazione, non costituisce una valida attrattiva; probabilmente a causa della loro complessità e dell’eccessiva selezione operata sulle caratteristiche dei dipendenti che è possibile assumere per poter usufruire degli incentivi o degli sgravi previsti. In una simile situazione, trova sempre maggiore fondamento la richiesta, più volte pervenuta dagli operatori di settore tramite le associazioni di categoria, di una riduzione significativa della pressione fiscale e del taglio al costo del lavoro.

È indispensabile una riflessione sull’argomento da parte delle situazioni. Il rischio è di vedere peggiorare un quadro già preoccupante.

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