Pubblicato il: 5 dicembre 2018 alle 7:00 am

L’ultima provocazione letteraria di Starnone: chi ci ha fatto lo Scherzetto? Il romanzo delle scrittore napoletano è l'angosciante profezia del momento politico e istituzionale che sta vivendo adesso l'Italia legastellata

di Silvestro Giannantonio.

Roma, 5 Dicembre 2018 – Cos’è un narratore, se non un abile conoscitore dei nostri vizi, delle nostre virtù, della storia e delle storie della società e del Paese che abita?

Non deve sorprendere, dunque, che una delle ultime fatiche di Domenico Starnone, prolifico cantastorie e figura centrale della nostra cultura contemporanea, pur scritta “innocentemente” due anni fa e ambientato, come sovente accade ai suoi romanzi, in un contesto domestico, si ritrovi ad essere un’angosciante profezia del momento politico e istituzionale che sta vivendo adesso l’Italia legastellata.

Per chi non lo avesse letto, stiamo parlando di Scherzetto (Einaudi, 2016), un “libro sul talento”, come ama definirlo l’autore stesso. Di chi il talento ce l’ha, chi pensa di averlo, chi si illude duri per sempre, chi teme quello altrui, chi inganna anche se stesso perché si accorge di non saper fare nulla di particolare, in fin dei conti. La trama, in estrema sintesi, è la seguente.

Un anziano nonno è costretto suo malgrado a tornare nella città natale per badare, tre giorni (e tre notti), al semisconosciuto nipotino di 4 anni mentre i genitori, in evidente crisi coniugale, vanno via con il pretesto di un congresso per cercare di ritrovare il bandolo del loro matrimonio.

La convivenza forzata dei due uomini, il vecchio e il giovane, costituisce il motore narrativo della storia, tra momenti giocosi, amari, divertenti o drammatici, come nel caso del cuore pulsante del libro, ovvero lo scherzetto che il piccolo Mario perpetra ai danni dell’anziano, lasciandolo chiuso sul balcone, al freddo, a fare i conti con i suoi abissi personali, il suo passato, il senso di smarrimento e di vuoto.

Il nonno bussa ai vetri, fa ampi gesti al nipote, lo invita a chiamare aiuto con il telefono, ma niente. Il piccolo Mario, pur a suo modo geniale nel modo di disegnare figure o di armeggiare con i tanti dispositivi elettronici di casa, non è in grado di rimediare allo scherzetto, non riesce in alcun modo ad aiutare l’intirizzito vecchio. E non “spoileriamo” altro.

Ci viene il dubbio: non è che oggi in Italia siamo rimasti, come il protagonista del romanzo, soli in casa con il piccolo Mario e confinati su un balcone spalancato sull’abisso da cui non riusciamo più a scappare?

Ci è piaciuto porre questo tipo di suggestione, questa lettura impropriamente politica del testo, a Starnone stesso, nel corso di un dialogo su “Scherzetto” con la scrittrice Nadia Terranova, nell’ambito della manifestazione “Europa in Circolo. Incontri con scrittori europei contemporanei” ospitato dalla Biblioteca Europea di via Savoia, a Roma. Un luogo molto caro a Starnone, in quanto sua moglie fino a pochi anni fa ne era la direttrice. Un bagno di folla e di sinceri amici ha quindi accolto lo scrittore napoletano che non si è sottratto a nessuna domanda, la nostra inclusa.

Perché i padri, i genitori della Repubblica, tutti presi a litigare e a sbrigare le loro beghe e i loro affari personali, ci hanno abbandonato su quel balcone da cui il pur promettente Mario non riesce a farci venir via? E più specificatamente: il piccoletto il talento ce l’ha veramente, come dicono tutti, o il suo è solo fumo negli occhi?

Il parallelo viene facile pensando alla luna di miele degli Italiani con il sedicente “governo del cambiamento”, con particolare riferimento al variegato universo dei Cinquestelle. Sono davvero quello che promettevano di essere? Sanno azionare veramente le leve per far risalire la china al Paese? Che fine hanno fatto quelli che erano i padroni di casa fino a poco tempo fa?

«Il balcone rappresenta nelle mie intenzioni lo sguardo sul vuoto: è come se il vecchio protagonista del romanzo fosse costretto a fare i conti con sé, con il proprio passato, e sono entusiasta dell’uso della metafora del balcone in riferimento al momento politico che stiamo attraversando», prende a rispondere Starnone.

«Oggi sul balcone ci sono tantissimi italiani che non mai hanno creduto ai Cinquestelle o che si sono recentemente ricreduti sul loro conto dopo averli votati con slancio ed entusiasmo: non resta che prendere atto del fatto che questa nuova classe politica, che sembrava avere le soluzioni a portata di mano per tutti i mali del nostro mondo, in realtà non sa usare, come il piccolo Mario, né il cellulare né il telecomando… in pratica non ha padronanza con gli strumenti adatti a cambiare realmente lo stato delle cose. Ma la colpa di tutto ciò non è certamente dei Cinquestelle, né tantomeno di tutti quelli che ci hanno creduto – precisa Starnone -: è di quelli che avevano tutti gli strumenti per capire quale scenario si stava prefigurando, in Italia come in Europa, e che avevano il dovere di capire come questa situazione andasse governata. E invece se ne sono andati, hanno litigato, continuano a litigare…».

E sul balcone intanto restiamo tutti noi. Con l’inverno oramai alle porte.

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