Pubblicato il: 6 dicembre 2018 alle 7:00 am

Aspettando l’8 dicembre. A Napoli Le ragioni, il significato, i riti e le tradizioni partenopee nel giorno dell'Immacolata Concezione. Seconda parte

di Vittoria Maddaloni.

Napoli, 6 Dicembre 2018 – A Napoli la festa dell’Immacolata è davvero molto sentita, forse più che in altri luoghi d’Italia, e il culto per la Madonna è coinvolgente e diffusissimo, con i suoi molteplici appellativi anche locali e coloriti, forse per la “necessita’” di un culto, della devozione, del “bisogno del sacro”. Una realtà che ha radici remote e popolari e che spesso s’intreccia fortemente a quella complessa storia minore il cui retaggio rende la città di Napoli ancor più suggestiva.

La festa viene celebrata con processioni, cerimonie, messe solenni e fiori in omaggio alla statua in Piazza del Gesù, sotto l’obelisco barocco in marmo, noto anche come Guglia dell’Immacolata: qui, i vigili del fuoco, alla presenza delle autorità civili e religiose della città, depongono un fascio di fiori in omaggio alla Madonna, salendo sulla sommità, a 30 metri dal suolo.

Visitare Napoli in questo giorno vuol dire anche immergersi nel clima natalizio che la rende famosa in tutto il mondo, ma anche molto affollata di turisti, per cui la possibilità che si possano fare ore di fila per pranzo o non riuscire a camminare tra la folla dei decumani sono molto elevate. E’ d’obbligo una passeggiata tra le botteghe artigiane di San Gregorio Armeno, più volte citate nei nostri articoli, nel cuore del centro storico, dove ammirare e acquistare le statuette tipiche.

Molte sono, poi, a Napoli, le chiese dedicate al culto mariano, e in particolare dell’Immacolata, come quella di Santa Maria Apparente (Corso Vittorio Emanuele), a cui è legato secondo la tradizione un episodio miracoloso. Si tramanda infatti che il titolo di “apparente” sia stato voluto dal popolo dopo che alcuni pescatori, dispersi a mare in una notte burrascosa, videro “apparire” una luce dal colle dove sorge l’attuale Chiesa, o la chiesa del Gesù Vecchio presa letteralmente d’assalto dai fedeli e dai curiosi l’8 dicembre.

L’8 dicembre è il giorno in cui nei paesi iniziano la “novena” di Natale stracque e strutte, ‘e zampugnare (S. Di Giacomo), particolarissimo annuncio sonoro dell’imminente festività: oggi molto meno che in passato, il suono dei semplici strumenti accompagna nelle strade, nelle case, nelle chiese, la novena del Natale.

La storia degli zampognari è uno di quei fenomeni che sembra quasi essere finito nel dimenticatoio, insieme agli arrotini, agli spazzacamini, che facevano parte di quel “mondo ordinato” dell’infanzia di molti. La loro è una figura antichissima, legata indissolubilmente a quella dei pastori e della transumanza, quando portavano al pascolo gli animali, spingendosi – a seconda dei periodi- anche molto lontano dalle loro case; era consuetudine infatti che ognuno di loro portasse con sé uno strumento: chi la zampogna, chi la ciaramella, chi l’organetto, chi il tamburello, chi i flauti di canna – l’antichissimo flauto di Pan – e ogni pastore imparava da quello più grande. Così durante il riposo, quando gli animali erano giunti al pascolo, tra un sorso di vino e un pezzo di formaggio, si dedicavano alla musica. Scendendo in inverno nei paesi e in città, con addosso una giacca di montone, un mantello nero, un cappello di velluto decorato con nastri e le “zaricchie” ai piedi, andavano in giro per le strade durante il periodo della Novena dell’Immacolata (29 novembre-7 dicembre) e della Novena del Natale (16-24 dicembre), intonando melodie con la in cambio di offerte libere in denaro e un bicchiere di vino (per cui erano spesso ubriachi), stipulando a volte veri e propri contratti di prestazione di lavoro con le famiglie per suonare ogni sera davanti al presepe.

Al giorno d’oggi capita di vederli solo in pochi e piccoli paesi dell’Italia centro-meridionale, dove gli ultimi artigiani ancora costruiscono zampogne, come in provincia di Isernia, in Molise. Nel Regno di Napoli gli zampognari si affermarono soprattutto a metà del Settecento, come accompagnatori per le preghiere di Alfonso Maria de’ Liguori, l’avvocato-sacerdote autore di “Quanno nascette Ninno”, e come testimoniano le statuette del presepe napoletano, dove essi sono ormai da tempo “personaggi fissi”, con la loro importante postazione in prossimità della grotta.

Anche nel resto della Campania sopravvivono fortemente tradizioni religiose o pagane, spesso coniugate piacevolmente, come a Castellammare di Stabia, dove si celebra la ricorrenza con processioni, fuochi a mare e messe cantate, e dove i falò sono diventati con il passare degli anni una sorta di gara tra i vari rioni cittadini: ogni anno, nella notte tra il 7 e l’8 dicembre vengono accesi nei vari quartieri della città i falò dell’Immacolata. Ma esiste anche un’usanza particolare: ogni mattina, dal 26 novembre fino all’8 dicembre, verso le cinque, per le strade della città, una “voce” strilla l’invocazione: “Fratiell e surell, o’ rusario ‘a Maronna, chest’ è ‘a prima stella” (Fratelli e sorelle, il rosario per la Madonna, questa è la prima stella). Le stelle, giorno dopo giorno aumentano: seconda, terza, quarta ecc., fino all’otto dicembre.

La “voce”, il primo e l’ultimo giorno, è accompagnata da una piccola orchestra che intona le note di “Tu scendi dalle stelle”, a cui fa seguito, generalmente, una serie di “tric trac” ossia potenti petardi che, a quell’ora, hanno l’effetto di svegliare un po’ tutti, anche perché poi ogni rione o quasi ha la sua “voce” e i suoi petardi. L’arrivo di “Fratiell e surell” (o Fratielle e surelle) per gli stabiesi, quindi, è l’equivalente della celebre esclamazione anglosassone “It’s Christmas time, here”. E’ iniziato il Natale.

Questo rito sembra derivare da una vicenda privata di un pescatore che, salvato da un naufragio, iniziò a richiamare i compaesani incitandoli a recitare insieme il Rosario.

A Torre del Greco il giorno dell’Immacolata dal 1862 si festeggia con una processione il ricordo di un evento miracoloso. Pare che nel 1861 ci sia stata la concomitanza di un’eruzione del Vesuvio e un terremoto, per cui i cittadini fecero un voto alla Madonna portando in processione su di un carro la sua statua. Da quel momento tornò la calma e ancora oggi un grande carro con la statua dell’Immacolata viene portato in processione per le vie del centro storico.

L’8 dicembre segna in ogni caso, anche per chi non crede, un momento di ritrovo col passato, coi propri ricordi, di un Avvento che oggi è sempre più un po’ sagra gastronomica e meno tempo di riflessione: profuma di zucchero a velo, di candele e di muschio, e questo ci basta.

Chiudiamo con un proverbio napoletano noto e, sembra, veritiero: Comme Catarinea Barbareja e comme Barbareja Natalea: Com’è il tempo nel giorno di S.Caterina (25 novembre), così sarà a S.Barbara  (4 dicembre) ed a Natale. Sarà così?

Aspettando l’8 dicembre, prima parte.

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