Pubblicato il: 6 dicembre 2018 alle 8:00 am

Tra pulsioni sovraniste e crisi dell’Unione europea rischiano le nuove generazioni Seminario a Napoli del Movimento cristiano lavoratori. Costalli: «Credere nei giovani creando vere opportunità di lavoro attraverso gli investimenti. Alle europee faremo una lista ispirata al Ppe»

di Giuseppe Picciano.

Napoli, 6 Dicembre 2018 – «Le nascenti opportunità per i giovani nel pubblico e nel privato in una nuova Europa» è stato il tema della II edizione dell’Active School Jobs, seminario promosso dal Movimento cristiano lavoratori a Napoli durante il quale centotrenta giovani provenienti da tutta Italia si sono confrontati con esperti, professionisti e docenti sullo sfondo dei principi sempre attuali della Dottrina sociale della Chiesa. In gioco c’è il futuro delle nuove generazioni, compresse tra i livori anti europeisti delle forze sovraniste e il faticoso processo di integrazione tra i popoli del Vecchio continente.

Carlo Costalli, presidente nazionale Mcl, è sempre più convinto che si debba investire sulla formazione per creare concrete opportunità di lavoro. «Ecco il segnale che tutti i governi dovrebbero dare – spiega – non adottare pratiche assistenzialistiche. La formula è chiara: ammodernamento del Paese attraverso infrastrutture, opere pubbliche, burocrazia leggera senza dimenticare naturalmente le emergenze del momento come l’ordine pubblico».

Presidente Costalli, l’Active School Jobs è un’iniziativa che, come il Premio Sepe, sta lasciando il segno anno dopo anno. Qual è il messaggio da lanciare ai giovani intervenuti al seminario?

«Vogliamo sensibilizzare i giovani verso i principi della Dottrina sociale della Chiesa quali l’onestà nel lavoro, la legalità, la solidarietà, il bene comune. La nostra è una società dove egoismo e individualismo la fanno ormai da padroni e per questo i giovani sono sempre più disorientati. Ecco perché è necessaria un’azione positiva e lungimirante per riconquistare l’interesse della comunità con modelli sani e propositivi per un futuro migliore. Lo sappiamo: è un percorso difficile, complicato, laborioso, ma doveroso. La speranza è la risposta alle disillusione soprattutto dei giovani che ormai se ne vanno, non solo i cosiddetti “cervelli”, ma anche chi accetterebbe di buon grado una mansione più modesta».

In tema di impegno a breve termine non può mancare quello per le elezioni europee di primavera. Qual è il vostro progetto?

«I cattolici non devono rassegnarsi all’irrilevanza. L’idea è quella di formare una lista che faccia esplicitamente riferimento al Partito popolare europeo. Successivamente potremo ragionare sulla formazione di un vero e proprio soggetto politico. La strada maestra non è quella di distruggere l’Ue né, tantomeno, ritornare ai nazionalismi e quindi all’isolamento. Occorre senza dubbio rimodellare l’Europa valorizzando i corpi intermedi e la famiglia, creando il lavoro e qualificando quello che c’è. Insomma, nonostante i tanti errori fin qui commessi, il nostro riferimento è il Ppe perché l’ideale europeo, come cattolici, ci appartiene e non vogliamo rinunciarvi. Significa pace duratura, stabilità economica, identità culturale e convivenza basata sui valori condivisi. L’elezione a maggioranza di Manfred Weber a candidato del Ppe alla presidenza della commissione alle prossime elezioni europee è un segnale positivo per chi vuole un’Europa popolare, che rilanci l’economia sociale di mercato e che abbia sempre ben presente le sue radici cristiane».

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