Pubblicato il: 8 dicembre 2018 alle 8:00 am

E’ l’ingenuità a spazzar via l’esistenza. Storia tragica di Susie, brutalizzata e uccisa a 14 anni In “Amabili resti” di Alice Sebold la giovane donna narra della sua morte, mentre vive parallelamente alle persone che avevano affollato il suo mondo. Nella speranza che trovino il suo aguzzino

di Rosa Aghilar.

Roma, 8 Dicembre 2018 – “Quando ero piccola papà mi metteva seduta sulle sue ginocchia e prendeva in mano la palla. La capovolgeva perché la neve si raccogliesse tutta in cima, poi con un colpo secco la ribaltava… Il pinguino è tutto solo, pensavo e mi angustiavo per lui. Lo dicevo a papà e lui rispondeva: “Non ti preoccupare, Susie, sta da re. E’ prigioniero di un mondo perfetto”.

Quella di Susie Salmon è la voce narrante di questa storia, della sua storia che racconta dal cielo, come un freddo giorno d’inverno, il tranquillo e apparentemente innocuo vicino di casa, l’adesca, stupra e fa a pezzi, per poi rinchiuderne i resti in una cassaforte che si premurerà di nascondere in cantina: é l’ingenuità a spazzar via l’esistenza. In seguito si scoprirà che il suo è solamente l’ultimo dei femminicidi da lui compiuti e che di ognuno di essi George Harvey conserva un oggetto come simbolo della persona uccisa.

E’ dal cielo che la giovane donna, appena quattordicenne, narra della sua morte con effetto straniante, dal suo Cielo continua a raccontare, vegliare, vivere parallelamente alle persone che avevano affollato il suo mondo.

“Ora sei mia… Pensai a mia madre che avrebbe controllato l’ora sull’orologio del forno…”.

“Dimmi che mi ami”. Glielo dissi dolcemente. La fine arrivò comunque.

Le pagine scorrono veloci e inutilmente speriamo che Susie riesca a fuggire da quella trappola mortale, ma sappiamo che ciò non accadrà.

“Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo: Susie. Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre del 1973. Negli anni Settanta, le fotografie delle ragazzine scomparse pubblicate sui giornali mi somigliavano quasi tutte: razza bianca, capelli castano topo. Questo era prima che le foto di bambini e adolescenti di ogni razza, maschi e femmine, apparissero stampate sui cartoni del latte o infilate nelle cassette della posta. Era quando ancora la gente non pensava che cose simili potessero accadere”. Una storia di un crudele omicidio, di spietata violenza, una vita stroncata proprio nel momento in cui stava per sbocciare. Spezzoni di vita ordinaria di chi sopravvive alla tragedia lottando ogni giorno contro i fantasmi spietati del proprio dolore, della rabbia, della rassegnazione. E’ Susie, da questa specie di limbo, a seguire l’esistenza di chi è rimasto laggiù e cerca di dare un significato alla sua scomparsa, di sopravvivere alla sua assenza e al terribile vuoto creato. E’ anche lei a soffrire, privata della possibilità di vivere la sua età, di essere una ragazza e poi una donna vedendo il suo carnefice a piede libero, la sua famiglia sgretolarsi, i suoi cari impazzire, la polizia impotente in assenza di prove. È Susie, attraverso frequenti flashback, a raccontarci i piccoli episodi di vissuto quotidiano prima della sua morte precoce: ci parla di Buckley, il suo fratello minore di quattro anni; Lindsey, sua sorella che ne ha tredici e con lei vive le emozioni della sua vita che va avanti, con al suo fianco Samuel Heckler; Holiday il loro cane e poi i genitori, la nonna, Len Fenerman che si occupa delle indagini; Ray Singh, il suo migliore amico a scuola, diventato il principale sospettato; Ruth Connors la sua compagna ribelle e speciale che disegna nudi usati impropriamente dai compagni, ma più talentuosa dei suoi insegnanti.

Amabili resti è il mondo visto attraverso gli occhi di un’adolescente, vittima di una società incapace di proteggere i suoi membri. È la frustrazione di una madre che ha sacrificato tutti i suoi sogni per il bene della famiglia e a un certo punto decide di scappare perché non ce la fa più. E’ un libro dalla sensibilità estrema che genera nel lettore tristezza, rabbia e grande tensione, sentimenti però stemperati dall’originalità e dalla fantasia della scrittrice, difficile alla fine anche da digerire, ma impossibile da dimenticare. Esso ci regala una bellissima visione del rapporto “onirico” che intercorre tra vivi e morti dimostrandoci come le persone che non sono più fisicamente con noi continuano ad amarci e a seguirci anche dal loro Cielo, così come la piccola Susie non abbandonerà mai le persone che tanto ha amato in terra e che l’hanno amata quando era in vita. Essere amati tanto profondamente ci protegge per sempre, anche quando chi ci ha amato non c’è più. È una cosa che ci resta nella pelle per sempre.

“Questi erano gli amabili resti, cresciuti intorno alla mia assenza. I legami, a volte esili, a volte stretti a caro prezzo, ma spesso meravigliosi, nati dopo che me n’ero andata. E cominciai a vedere le cose in un modo che mi lasciava concepire il mondo senza di me”.

neifatti.it ©