Pubblicato il: 9 dicembre 2018 alle 7:00 am

Il viaggio dell’uomo sulla Terra: dalla “selva oscura” delle proprie mancanze fino al premio dell’Eternità Ognuno avrebbe bisogno, come nelle allegorie dantesche, di un Virgilio accompagnatore, ma nella società degli egoismi non c’è nessuno disposto ad aiutare il prossimo

di Giosuè Battaglia.

Roma, 9 Dicembre 2018 – Il viaggio di vita che percorre l’uomo sulla terra, rappresenta il corso che egli svolge per l’arrivo alla meta finale, a quel fine che poi porterà al raggiungimento dello scopo per il quale si è vissuti. Lo scopo a cui si giunge viene interpretato in diversi modi, per lo più legato alle varie religioni professate, fra cui in quella cristiana che anela al Paradiso, luogo di pace e di bellezza assoluta. Così il viaggio di Dante avvenuto attraverso i luoghi della concezione cristiana dell’Inferno, Purgatorio e Paradiso, ha un significato sia letterario che allegorico e mette in risalto, appunto, questo percorso di purificazione morale e religiosa, per ottenere la salvezza eterna.

Così come Dante si ritrova in quella “selva oscura” allegoria del peccato, ma anche di stato insofferente conducente a una via fatta di brutture e che coinvolgono l’uomo portandolo al peccato. La selva attuale del peccato è rappresentata dalle varie vicissitudini che ci vedono costretti a commettere errori che si concretizzano seguendo una via spesse volte non cercata, ma dettata dai momenti bui e da necessità che hanno sempre di più bisogno di essere soddisfatte. Allora l’uomo dovrebbe intraprendere il viaggio attraverso la selva oscura proprio per arrivare alla piena consapevolezza della meta da raggiungere, in modo da attraversare e allo stesso modo purificarsi, per tutte le cose obbrobriose che si trova a commettere a vario titolo. Potrebbe rielaborare le circostanze che hanno concorso all’attuazione degli atti commessi e così valutare il bene il male. L’unica cosa dubbiosa, sarebbe l’accompagnamento in questo suo viaggio, in quanto, se all’epoca Dante immagina fosse accompagnato da Virgilio, rappresentante della ragione umana, questa figura ai tempi attuali, non sarebbe facile individuare per un accompagnamento fino alla morte (Purgatorio).

Sì, perché la ragione umana si è persa da parecchio, persa per le tante vicissitudini in cui ognuno è stato avvinghiato. In questa nostra società non esiste un accompagnatore che possa guidare mettendo a parte le proprie invidie, i propri interessi, la propria avidità, per cui il viaggio di purificazione inizia con una casualità, un segnale che viene dall’alto e che ognuno deve intendere come inizio. Un inizio dovuto ad un segnale di maturità dell’animo che fa maturare la ragione umana, guida che porta al raggiungimento della meta. Insomma, un viaggio che già deve iniziare durante la vita, in modo da vivere realmente i momenti e i personaggi che per Dante furono immaginati e vissuti in occasione della “retta via smarrita”. In questa nostra modernità, la retta via è smarrita in ogni momento per cui non si avrebbe tempo nell’immaginare un così lungo viaggio dantesco.

neifatti.it ©