Pubblicato il: 9 dicembre 2018 alle 8:00 am

La minestra maritata, un matrimonio d’amore Uno dei più antichi piatti della tradizione gastronomica natalizia a Napoli, da non dimenticare, vera Regina del pranzo del 25 dicembre

di Vittoria Maddaloni.

Napoli, 9 Dicembre 2018 – E’ una storia d’amore la cucina. Bisogna innamorarsi dei prodotti, secondo Alain Ducasse, e di vero amore si parla per questo matrimonio, poiché nella pentola a “sposarsi” (maritarsi) sono tante verdure e vari tipi di carne che creano un sapore unico e indimenticabile.E’ una sorta di zuppa a base di carne bollita e verdura, preparata anticamente nei giorni di festa e soprattutto durante il periodo invernale e, in alcune famiglie, immancabile sulle tavole partenopee in occasione delle feste comandate, soprattutto a Natale.

Come ogni ricetta della cucina popolare, non esiste una versione unica, ma ogni famiglia ha la sua. L’importante è mantenere il giusto equilibrio tra i sapori dei diversi ingredienti, e questa è la difficoltà del cucinarla.

Per prepararla, spesso si faceva ricorso alla sapienza di nonne, madri e zie, tutte coinvolte per realizzare questo piatto ricco da servire il giorno di Natale. E qui dobbiamo andare indietro nella memoria, a quando nelle case napoletane in cucina si svolgeva il delicato rito matriarcale della preparazione del cibo delle feste, per tutti un bagaglio ricco di tradizioni e usanze che solo un vero napoletano può comprendere e riconoscere. Il banchetto rappresentava – e in qualche modo ancora rappresenta – un simpatico pretesto per riunirsi a tavola, scambiarsi pensieri e risate e per celebrare la famiglia, che ricopre un ruolo imprescindibile nella cultura napoletana e il Natale non fa altro che rafforzare. Il pranzo, o il cenone della Vigilia, si sapeva quando iniziava ma mai quando sarebbe finito, in un abbondante e interminabile susseguirsi delle portate, un crescendo di profumi e sapori fino a quando, dopo ore, si cominciava ad organizzare il pranzo del giorno successivo! E tutte le feste natalizie erano un vero e proprio tour per mettere alla prova la capacità di digerire tutto quello che “si mangia per tradizione”.

Quella originale era, come moltissime pietanze napoletane, ovviamente una ricetta povera, nata dalla fame endemica del sud Italia e dall’arte di arrangiarsi, che si preparava con verdure spontanee e scarti dei migliori, e più costosi, tagli di carne. Il risultato era una minestra un po’ grassa e molto nutriente, perché doveva nutrire e riscaldare nelle fredde giornate invernali.

Secondo gli storici, la minestra maritata ha origini antichissime, addirittura risalenti ai soliti dominatori spagnoli, anche se poi i napoletani l’hanno rielaborata secondo i propri gusti e le verdure del territorio, ma alcune tracce di un piatto simile a questo si ritrovano anche in un testo latino, il “De re conquinaria” del famoso chef dell’antichità Apicio.

Se volete cimentarvi nella preparazione è consigliabile preparare le verdure il giorno prima per poi conservarle in frigorifero.Ci sono ancora alcuni verdummari (fruttivendoli) a cui poter chiedere direttamente ‘o mazzett p’ ‘a menestra (tutte le verdure occorrenti), che consiste, secondo le zone e la tradizione familiare, in cicoria, verza, broccoli, borragine e scarola.

Per la carne da bollire calcolate vari tipi come salsiccia, manzo, costine di maiale, gallina e muscolo di manzo.

Simbolo di buon auspicio in previsione dell’anno nuovo, assaggerete un piatto molto difficile da dimenticare.

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