Pubblicato il: 12 dicembre 2018 alle 8:00 am

Le barricate parigine, storia di un immaginario rivoluzionario E' il simbolo delle insurrezioni popolari da 430 anni. Ecco la storia di questo romantico emblema in alcune date chiave, fino al suo aggiornamento nel movimento dei "gilet gialli"

da Parigi, Sylvie Pasquier.

12 Dicembre 2018 – La barricata, termine proveniente dall’espressione “piccolo barile”, è il simbolo delle rivolte francesi, a partire dalla prima, il 12 maggio del 1588, la journée des barricades, quando, in clima di guerre religiose tra cattolici e protestanti, il re Enrico III è costretto ad abbandonare la città. Allora le barricate erano davvero fatte di botti.

Dal 1827 otto insurrezioni repubblicane ricorrono alle barricate. Si tratta di movimenti proletari, spontanei e senza leader, ma che comunque riescono nel loro intento di cacciare dalla capitale il re di turno, come nel 1830, con Carlo X. o nel 1848, quando il re Luigi Filippo rinuncia a soffocare con le armi la rivolta e abdica: oltre 4.000 barricate sorgono di volta in volta in tutta Parigi. Per la città sono gli anni forse più aperti e dinamici: l’aspetto della capitale sta cambiando, nascono i grandi boulevards, i passages, si sviluppano i mezzi di trasporto come la ferrovia e l’omnibus, girano nuove figure sociali come il dandy, il flâneur o il bohemien, ma nascono anche i luoghi di divertimento e del tempo libero come i caffé, i teatri, i cabaret e le osterie, che dipingono una nuova geografia dei quartieri. I luoghi che veicolano la protesta sociale sono adesso gli stessi in cui gli operai vivono la loro quotidianità, si incontrano la sera, si divertono in compagnia, cantano, discutono e, in molti casi, fanno politica. Nella nuova topografia nascono le barricate.

Nel giugno 1848 tutte le barricate si elevano in quattro giorni, alcune hanno una breve esistenza, altre vengono ricostruite all’istante o nei giorni successivi, ma l’insurrezione fa grande impressione e provoca molto dolore in quanti assistono o partecipano, tanto che Haussmann, urbanista, appena può trasforma le strette stradine cittadine in ampie strade, permettendo ai cannoni dell’esercito di mirare meglio, per scongiurare il pericolo che quegli episodi possano accadere nuovamente.

Ma ormai la forte cesura nella Parigi del XIX secolo è in atto, e anche la grande trasformazione urbanistica delinea una Parigi divisa a metà: una di tipo borghese ed una più operaia. I quartieri del centro, caratterizzati fin dal Medioevo da una certa promiscuità sociale, si svuotano dei loro abitanti borghesi e aristocratici: i “ricchi” si spostano verso i nuovi e lussuosi quartieri in costruzione, come quelli del faubourg Saint-Germain, Saint-Honoré, Champs-Elysée e nel quartiere Chaussée d’Antin.

Anche nel 1871, si erigono barricate in tutta Parigi per assediare l’esercito regolare, ma in generale si vedono sempre meno di frequente nel ventesimo secolo, con lo spostamento delle popolazioni proletarie alla periferia delle città. Rimangono comunque l’emblema romantico della rivolta popolare, come quelle del 1944, quando i parigini si sollevano contro i nazisti occupanti: quasi 600 barricate sono erette per impedire la circolazione dei tedeschi. O quelle del 1968. Il 10 maggio un corteo di 20.000 persone si muove verso il ministero della giustizia per chiedere la riapertura della Sorbona e la liberazione degli studenti arrestati per precedenti proteste. Nel Quartiere latino, area universitaria nei pressi della Sorbona, alcuni studenti decidono di iniziare la resistenza ad oltranza ed erigono le prime barricate.

La polizia, dopo aver lanciato una enorme quantità di lacrimogeni, decide di caricare gli occupanti. Gli scontri continuano intensissimi per più di tre ore, finché al mattino il Quartiere Latino sembra devastato da un tornado, con macchine ribaltate ovunque, mobili, oggetti di ogni tipo e arredo urbano divelto. Le radio e la televisione, che hanno seguito in diretta gli scontri, mostrando l’inaudita violenza repressiva delle forze dell’ordine, danno ampia eco ai fatti e l’opinione pubblica francese, e poi quella del mondo intero, sin da quella mattina, non potrà che essere solidale con gli studenti.

Fino ai nostri giorni, quando abbiamo assistito alle rivolte violentissime dei gilets jaunes, che per qualche settimana hanno bloccato le strade e le infrastrutture energetiche di tutto il paese. Il motivo? L’aumento dei prezzi del carburante stabilito dal governo Macron e le sempre più difficili condizioni di vita. Per le strade di Parigi, ma anche in provincia, si sono riviste le scene delle famose barricate, una vera e propria “guerriglia“, dove i centinaia di Gilet Gialli hanno invaso la zona vietata degli Champ-Elysees, danneggiando negozi, pensiline e strade dove alcuni di loro hanno divelto sampietrini con sbarre di ferro per lanciarli contro la polizia. “On est chez nous” -Siamo a casa nostra – è stato lo slogan gridato dai manifestanti gialli, mentre sfondavano le barriere.

Questo esercito improvvisato di operai, pensionati, impiegati, lavoratori di ogni ordine e grado, riuniti attraverso i social network, si sono uniti in un movimento di protesta a-politico che ha letteralmente paralizzato la Francia. E, come nell’ 800, ha ottenuto qualcosa: il premier francese Edouard Philippe ha annunciato la sospensione per sei mesi del previsto aumento del costo del carburante.

Ma i “gilets jaunes” non intendono fermarsi e hanno annunciato nuove manifestazioni per l’8 dicembre; il ministro dell’Interno francese Christophe Castaner, in quel caso, ha promesso però una linea durissima che potrebbe portare ad altri scontri e disordini.

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