Pubblicato il: 13 dicembre 2018 alle 7:00 am

Non solo donne, le altre vittime dei femminicidi sono gli orfani speciali La legge numero 4 del 2018 riconosce e tutela i bambini rimasti soli dopo l'assassinio delle madri, ma non è attuata. Il futuro di questi ragazzi dipende anche dalla tutela adeguata da fornire alle donne

di Anna Giuffrida.

Roma, 13 Dicembre 2018 – Oltre cento donne uccise nei primi undici mesi del 2018, una ogni 72 ore. Numeri che raccontano soprattutto storie di donne uccise per mano del partner, spesso tra le pareti di casa. Donne che nell’63,7% dei casi (Fonte Istat) sono madri, il più delle volte di bambini e bambine molto piccoli o comunque minorenni.

Bambini e ragazzi testimoni dei maltrattamenti subiti dalla madre ad opera del padre, e vittime di violenza assistita. Una condizione drammatica che in molti casi sfocia nel trauma della perdita della madre, uccisa dal padre, e del padre stesso o perché suicida o perché arrestato dopo l’omicidio. Sono loro le vittime sconosciute dei femminicidi, orfani sopravvissuti ad una doppia perdita che in Italia si stima siano almeno 1600. Un dato in continuo aggiornamento come spiega la professoressa Anna Costanza Baldry che studia da decenni il fenomeno del femmincidio e dei suoi orfani e autrice del libro ‘Orfani speciali. Chi sono, dove sono, con chi sono. Conseguenze psico-sociali su figlie e figli del femminicidio’: “La stima fa riferimento ad un quindicennio, tra il 2000 e il 2014, che ho preso in considerazione per cercare questi orfani. Purtroppo essendo ogni anno in aumento il numero delle donne uccise varia anche il numero di orfani. Nel libro ho chiamato orfani speciali coloro che, minorenni o maggiorenni, a seguito dell’uccisione della mamma da parte dal papà sono rimasti senza la mamma. Il lutto e il trauma c’è per tutti gli orfani di femminicidio, ma aver perso la mamma per mano del papà apre scenari ulteriori rispetto ad aver perso la mamma perché uccisa da un altro uomo, magari ex partner, estraneo ai figli della donna. Per gli orfani speciali viene infatti meno il concetto di identità, e anche da un punto di vista sociale e simbolico la condizione di questi orfani cambia completamente.”

“In 8 casi su 10 la mamma era già vittima di maltrattamenti da parte dell’omicida. Quindi sono bambini che subiscono un trauma all’interno di una condizione psicofisica e psicosociale dove è già presente la violenza, sommando così un trauma, un malessere all’altro con tutti i sensi di colpa – puntualizza la professoressa Baldry – Esistono inoltre fattori di rischio antecedenti all’omicidio come la violenza, l’età, l’avere sostegno e una rete familiare di un certo tipo. E se tra Nord e Sud non ci sono grandi differenze, vivere in realtà provinciali e chiuse rende la condizione sociale di questi orfani più complessa. Vengono stigmatizzati come il figlio, la figlia di una ‘disgraziata’ ma anche di un criminale.”

Esiste allora il rischio per questi orfani di ripercorrere in futuro l’esempio vissuto? “Teoricamente, noi impariamo da ciò che ci viene detto. Se a un bambino fai vedere sempre una cosa il bambino imita, e questo vale anche per la violenza. Tuttavia i bambini che assistono ad una violenza non sono poi necessariamente dei violenti, perché subentrano i fattori protettivi. Ma è anche vero che in assenza di una rete familiare coesa, di forme terapeutiche efficaci e durature i malesseri possono essere peggiori: per le bambine più di carattere introspettivo con depressione o autolesionismo, per i bambini più nella forma di imitazione, di violenza, di identificazione. Molto dipende comunque dai servizi offerti.”

In questi casi diventa determinante per il futuro degli orfani speciali l’affidamento, che in assenza del padre può essere concesso ad un familiare entro il terzo grado, come avviene nel 60% dei casi, oppure ricorrendo all’affidamento extrafamiliare a famiglie estranee al bambino. Fino all’ipotesi di affidamento in esterno in una casa famiglia, in attesa di un’adozione.

“Il buon senso e la giurisprudenza ci dicono che vanno bene i familiari stretti, se questi però rispondono alle esigenze dei minori – chiarisce la Baldry – Ho visto casi in cui questi orfani sono stati dati in adozione e hanno cambiato completamente territorio e clima ed hanno potuto ricevere energie diverse e positive, cosa che alla fine si è rivelata essere la soluzione migliore.”

Una bonifica del passato per ricominciare a vivere prevista anche nella recente legge sugli orfani di crimini domestici, la n.4/2018, che introduce norme a tutela del futuro di questi orfani ed estende il Fondo di rotazione per le vittime dei reati di tipo mafioso anche a questi orfani di femminicidio con un incremento del fondo stesso di 2 milioni di euro. Una legge che, pur dando all’Italia il primato normativo in tema di tutele per questi orfani, manca ancora di attuazione. E la bocciatura degli scorsi giorni dell’emendamento che chiedeva di destinare 10 milioni di euro rischia di non dare il necessario sostegno alle famiglie che si prendono cura degli orfani di vittime di femminicidio.

Se a livello nazionale l’attenzione politica va a fasi alterne, a livello regionale sono vari i bandi e i finanziamenti in favore di questi orfani. Recentemente, la Regione Lazio ha messo a disposizione 8 milioni di euro per progetti e iniziative a sostegno delle donne che subiscono violenza, di cui 180mila euro per la tutela degli orfani di vittime di femminicidio. Tanti anche i comuni della Regione Veneto che negli ultimi mesi si sono attivati in favore degli orfani. A livello nazionale c’è un progetto in attesa di essere avviato per l’istituzione di un Osservatorio nazionale sugli orfani speciali, “per creare una sorta di raccordo tra tutti i servizi ed evitando disomogeneità a livello territoriale” precisa la professoressa Baldry. E aggiunge: “Noi del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli abbiamo stilato con il CISMAI Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso dell’infanzia, un protocollo che ha lo scopo di mettere insieme le esperienze dei servizi al fine di poter individuare le migliori prassi, e fornire poi agli stessi servizi risposte adeguate per la gestione di questi casi. Perché con gli orfani speciali servono conoscenze ad hoc per sapere come procedere.”

Ma, facendo un passo indietro, la migliore tutela per questi bambini resta la difesa della vita delle loro mamme. Per fare prevenzione non basta più solo la divulgazione culturale, che incoraggia le nuove generazioni di donne ad ottenere una concreta pari opportunità di vita. Servono strumenti di sostegno capaci di stare al passo con questo progresso femminile. “Il problema è che abbiamo rafforzato le donne in termini di consapevolezza e di diritti, ma se a questo non associamo delle politiche di cambiamento del modo di fare di questi uomini creiamo alle donne in molti casi le condizioni per una vita difficile”, aggiunge poi la professoressa.

Una cultura e consapevolezza che spesso è a portata di mano, o di click, come nel caso di un questionario online, ISA, che in circa venti minuti fornisce ad ogni donna uno strumento di autovalutazione del rischio, con risultati che rimangono anonimi, che può aiutare ognuna nel difficile compito di prendere consapevolezza della propria situazione con il partner. Per salvarsi, e salvare il futuro dei propri figli. Perché non esistano più orfani speciali.

neifatti.it ©