Pubblicato il: 13 dicembre 2018 alle 9:00 am

“You’ll never walk alone”, vincono i Reds e il Napoli non ce la fa Perché gli azzurri hanno perso la sfida. Tutti rimandati all’Europa League

di Antonio Mango.

Napoli, 13 Dicembre 2018 – Salah, il fisico e stavolta anche la tattica. Tre diavolerie che hanno inguaiato il Napoli. Bastava un solo gol, solo un gol per passare il turno, ma non è arrivato. Si dà il caso, però, che la maggior parte del tempo è stata giocata nella metà campo azzurra. E lì davanti i due piccoletti correvano a vuoto, isolati e lasciati al loro destino. E’ stato bravo il Liverpool a metterci in questa situazione.

Diciamo la verità, gli inglesi sono stati più forti come singoli e come squadra. Prima di questa partita, che sembrava quasi una finale, almeno negli umori delle due tifoserie, del Napoli conoscevamo tutto: carattere, gioco (pedagocico con Sarri, trasformista di Ancelotti), panchina di qualità, ma non i limiti. Come spiegarsi il monologo quasi totale dei Reds, se non guardando a quell’aspetto, che ricorre in ogni partita difficile degli azzurri? Il Napoli non sa resistere al pressing avversario. Sia che lo faccia il Liverpool (col bel gioco) sia la modesta squadra di provincia italiana (col gioco distruttivo e col bus davanti alla porta). Ai rimedi vincenti ci penseranno Ancelotti (col suo modulo alla Fregoli) e i giocatori.

Indizi significativi per spiegarsi la débacle. I due agilissimi piccoletti (Insigne, Mertens), che dovevano dribblare i marcantoni britannici e che, invece, non toccano palla se non per perderla nelle mischie di centrocampo; Salah immarcabile se lasciato partire in velocità (com’è avvenuto, purtroppo); l’uscita dalla propria area complicata come un concorso per un posto nella pubblica amministrazione e macchiata da molti passaggi sbagliati. Sempre a subire il sovra-ritmo dei Reds. Perdenti nell’uno contro uno.

Detto tutto il male possibile, si può anche aggiungere che l’Anfield è il tempio della personalità calcistica e il Napoli ci è arrivato con un curriculum da grande squadra. Non un “miracolo” se avesse passato il turno. Ma una partita da big. E poi, basta con questi “miracoli”. San Gennaro s’è scocciato di fare il protettore. Per le partite basta Ancelotti.

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