Pubblicato il: 15 dicembre 2018 alle 8:00 am

Il favoloso mondo di Amélie: una favola moderna ambientata a Montmartre Un film diventato velocemente un cult, un quartiere parigino da riscoprire

da Parigi, Sylvie Pasquier.

15 Dicembre 2018 – Montmartre a Parigi è il quartiere degli artisti, e conservava fino agli inizi del ‘900 l’aspetto di un villaggio con mulini e vigne e, proprio per il suo aspetto bucolico, ha da sempre attirato gli animi più sensibili, come i pittori, Renoir, Picasso, Toulouse-Lautrec, Utrillo, che l’hanno reso un luogo vivace e ricco di fascino.

“Il favoloso mondo di Amélie” (Le Fabuleux destin d’Amélie Poulain), del visionario Jean-Pierre Jeunet, ambientato proprio qui, è dedicato a tutti coloro che, sebbene non più bambini, amano ancora lasciarsi cullare dalle atmosfere surreali tipiche delle opere di questo regista; il quale, con questo film, è riuscito a portare sullo schermo una piacevolissima favola moderna in cui ancora una volta trionfano i buoni sentimenti.

La giovane e graziosa Amélie Poulain (Audrey Tautou) lavora come cameriera presso il “Café des Deux Moulins” nel quartiere di Montmartre, a Parigi.

Dal punto di vista turistico diciamo subito che i caffè esiste davvero, è una tappa obbligata per quelli che hanno amato il film: si respira comunque l’aria del Favoloso Mondo di Amélie, ma il locale è un po’ trasandato e molto caro.

Il favoloso mondo di Amélie è un film tanto facile e ammaliante da seguire quanto difficile da spiegare.

Amélie Poulain cresce in provincia, in Francia. Suo padre è un medico fin troppo originale: visita ogni mese la figlia, che si agita ogni volta, e crede che sia malata di cuore. La madre è morta schiacciata da una suicida. Più grande la ragazza va a Parigi. Fa la cameriera e incontra tanta gente. Durante le giornate, che si susseguono in assoluta tranquillità, la protagonista del film ama coltivare i piccoli piaceri della vita, come spezzare la crosta della Crème brûlée con la punta del cucchiaino, far rimbalzare i sassi sul Canal Saint-Martin, oppure affondare lentamente la mano in un sacco di legumi.Il 31 agosto 1997 è il giorno decisivo della sua vita: vede in tv il servizio della morte di lady Diana, le cade di mano un tappo di bottiglia che finisce sotto una piastrella, dove Amélie trova una vecchia scatola di cianfrusaglie (figurine, la foto di un calciatore, un ciclista di ferro). Si mette in testa di rintracciare il proprietario, che a quel punto avrà una cinquantina d’anni. Lo trova, gli restituisce il “ricordo” e gli cambia la vita. Da quel momento decide di far felice il prossimo, ed ecco una galleria di personaggi secondo la tradizione del cinema francese: un pesce che cerca continuamente di suicidarsi, un impiegato dei treni in pensione che oblitera le foglie delle piante di sua moglie, un pittore che falsifica una volta l’anno un dipinto di Renoir, un cieco che Amélie accompagna, descrivendogli ciò che vede.Ha deciso insomma di dedicarsi ad una particolare missione: aiutare gli altri a sistemare tutto ciò che non va nelle loro vite. Un giorno Amélie incontra Nino, un ragazzo che ha smarrito un prezioso ricordo: un album con la sua collezione di foto-tessere gettate via nelle stazioni di Parigi. Inizia così una vera caccia al tesoro; fino a quando, dopo essersi prodigata tanto per aiutare gli altri, anche per Amélie arriverà la felicità e, soprattutto, l’amore…

Il film è stato un “caso” nel 2001. Per alcuni critici più severi il più grande mistero e’ come sia potuto diventare un successo planetario raccontando la storia di una ragazza più casta e virginale di una suora.  ‘caso Amelie’ sociologicamente molto interessante e forse emblematico dei nostri giorni, soddisfacendo il nostro bisogno di favole di straordinaria quotidianità. Negli USA ha battuto l’incasso del nostro La vita è bella e ha ottenuto 5 candidature a Premi Oscar. In Francia il successo è stato grandissimo, con riferimenti al grande cinema del passato, da Carné a Malle (Zazie nel metro), a Lelouch alla magica scrittura di Prévert.

E’ un film strano, un “Alice nel paese delle meraviglie” ambientato nella realtà, uno di quei film che ti piacciono già dalle prime scene. E’ ambientato in Francia, in un’atmosfera romantica e tranquilla, i fruttivendoli per strada, il sole che filtra tra i rami degli alberi dei boulevard, e Amélie, che ha qualcosa che le altre persone non hanno, lei sa essere adulta ma sa anche essere bambina. Il suo quartiere, la sua Parigi sono immerse in un clima da perenne “giorno di festa”, e lei lo attraversa leggera ogni giorno come fosse il bosco delle fiabe: pronta a sorprendersi d’ogni fremito di vita, tra sagome della porta accanto, sconosciuti da riconoscere e conoscenti da scoprire…

E’ un film delicato e pieno di sensibilità, arrivando perfino, in alcuni momenti, a suscitare la commozione dello spettatore; come nella scena in cui Dominique Bretodeau, che Amélie attira con uno stratagemma in una cabina telefonica, ritrova, incredulo, la scatola appartenutagli molti anni prima, nella quale aveva raccolto alcuni piccoli oggetti della propria infanzia. Questo ritrovamento del tutto inaspettato lo porterà così a riflettere sulla propria vita, sul rapido scorrere degli anni e soprattutto sul suo rapporto con il figlio, con il quale non parla più da tempo.

Quello di Amélie è un personaggio con il quale molti spettatori si sono identificati. Da schiva e riservata, come ci viene presentata all’inizio del film, la vediamo trasformarsi lentamente in una giovane donna desiderosa di rendere migliore la vita di coloro che la circondano; ed è proprio aiutando gli altri che inizierà a riflettere su ciò che non va dentro di sé e ad aprire il proprio cuore all’amore: un sentimento del quale fin dagli anni della sua infanzia le è stata trasmessa, sebbene involontariamente, una visione alquanto distorta.

In un’epoca nella quale le notizie dall’esterno ci propongono quotidianamente l’immagine di un mondo in cui il concetto di altruismo risulta tutt’altro che predominante, “Il favoloso mondo di Amélie” può indubbiamente apparire come una vera e propria utopia, una fiaba metropolitana emblematica dei nostri giorni, che soddisfa il nostro bisogno di miracoli di straordinaria quotidianità, per cui, di tanto in tanto, la visione di film come questo può comunque “fare bene al cuore”, giusto per poter continuare a credere  e sperare che l’amore e il rispetto per il prossimo non si siano ancora definitivamente estinti.

La poetica colonna sonora composta da Yann Tiersen sottolinea alla perfezione ogni singolo momento del film, come nel caso di Comptine d’un autre été, da riascoltare.

neifatti.it ©