Pubblicato il: 15 dicembre 2018 alle 7:00 am

Touchscreen, lo schermo sarà tattile La nuova frontiera dei display ci consentirà di percepire le differenze al tatto a seconda dell’immagine visualizzata. Una ricerca vede impegnata anche l’Università del Salento

di Giulio Caccini.

Lecce, 15 Dicembre 2018 – Qualche anno fa, nei laboratori di Microsoft si studiava una tecnologia chiamata haptic feedback. Lo scopo era quello di restituire una sensazione corrispondente a ciò che si visualizza su uno schermo nel momento in cui viene toccato. Un esempio? Immaginate di digitare i messaggi o le vostre mail sentendo, sotto le dita, un feedback simile a quello dei tasti delle macchine da scrivere di una volta, con il tradizionale click.

La tecnologia in questo campo è andava avanti molto rapidamente e alcuni studiosi, stanno mettendo a punto metodo accurato ed efficace per descrivere teoricamente l’“interazione multiscala” con il touchscreen. Nel gruppo di studiosi che sta lavorando al progetto, insieme a colleghi fisici e ingegneri di università e centri di ricerca tedeschi e turchi, c’è Michele Scaraggi, ricercatore di Meccanica Applicata alle Macchine presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione dell’Università del Salento.

«Fino al nostro studio, non era stato possibile calcolare le forze scambiate tra il dito e il display, neanche mediante l’utilizzo dei supercomputer più potenti», ha spiegato Scaraggi, «Noi abbiamo invece sviluppato un modello a campo medio, poco oneroso dal punto di vista computazionale, con il quale abbiamo tracciato una design mapper il miglioramento delle performance tattili. In dettaglio, abbiamo investigato sia teoricamente che sperimentalmente l’attrito del dito che scorre su un display. È l’attrito, infatti, il fenomeno fisico cruciale che determina, da parte dell’utente, la percezione tattile di un oggetto o di un’immagine ‘rugosa’ sulla superficie liscia del display. L’impressione tattile si realizza mediante il fenomeno dell’elettroadesione: se si applica una tensione elettrica variabile allo strato conduttivo del display si inducono, sulla superficie di visualizzazione e sul dito, cariche elettriche di segno opposto. È così che il display liscio attrae elettrostaticamente il dito rugoso, ne aumenta la superficie di contatto e, quindi, anche l’aderenza e l’attrito. Modulando elettrostaticamente l’attrito sulla superficie del touchscreen, le terminazioni nervose del senso del tatto catturano questo cambiamento e lo riportano al cervello, in termini di sensazione tattile».

Risultato: con i nuovi display tattili, gli utenti potranno trovare la posizione dei campi di input o delle app senza guardare, con vantaggi anche per gli ipovedenti. Applicazioni possibili pure nel commercio online, per “comunicare” la percezione della superficie di un prodotto.

Lo studio, pubblicato sulla rivista della “National Academy of Sciences” (USA), è stato condotto in collaborazione con il Peter Grunberg Institute del Forschungzentrum Juelich (Germania), con la Faculty of Engineering and Natural Sciences, Istanbul Bilgi University (Turchia), e il College of Engineering, Koc University (Turchia).

Ecco, brevemente, come nasce il touchscreen, grazie alla brillante mente di E.A. Johnson che nel 1965 progetta il primo schermo con questa tecnologia allora assolutamente rivoluzionaria. Il brevetto viene registrato solo 4 anni dopo.

Ad usare per primi il touchscreen capacitivo fu il CERN di Ginevra nel 1973 basandosi su degli studi fatti da Bent Stumpe e Frank Beck. E’ nel 1982, a Toronto, che compare il primo dispositivo multitouch; mentre il primo telefono touchscreen l’IBM Simon in commercio dal 1992.

Fonte: M. Ayyildiz, M. Scaraggi, O. Sirind, C. Basdogan, e B.N.J. Persson, PNAS, Novembre 2018 DOI: 10.1073/pnas.1811750115

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