Pubblicato il: 17 dicembre 2018 alle 8:00 am

Fuga al Nord e ritorno: c’è chi sceglie il meridione per ricominciare Il Cnr studia da anni il fenomeno delle migrazioni interne. E si scopre che nel Mezzogiorno che continua a spopolarsi in tanti tornano o vorrebbero tornare. Come raccontano le storie del blog “Bentornati al Sud”

di Anna Giuffrida.

Roma, 17 Dicembre 2018 – Una valigia, come simbolo di un viaggio che si intraprende. E un messaggio, che è anche un motto: “Si parte, con una valigia piena di speranza. Si torna, con un bagaglio ricco di esperienza”. Si parla di un viaggio controvento, quello di chi dopo aver lasciato il sud Italia per andare verso le città del nord torna nella sua terra. Una scelta in controtendenza e anacronistica, forse, stando alle statistiche che raccontano di un Sud che velocemente, da anni, continua a spopolarsi e di paesi e città che invecchiano senza i loro giovani. Eppure crescono i casi di ritorni al Sud, come dimostrano le storie raccolte da tre anni sul sito Bentornati al Sud.

«Può sembrare controcorrente, ma è un fenomeno reale che anzi andrebbe incentivato – dice Marianna Pozzulo, ideatrice di Bentornati al Sud – Sembra da folli tornare ma la pratica racconta altro. Il blog esiste dal 2015, e abbiamo raccolto tante storie di ritorni. Non potendo intervistare ognuno, forniamo un elenco di domande a cui ciascuno risponde raccontando la propria storia. E’ come fare un diario: a un certo punto ci si ferma e si fa il punto su cosa sta succedendo».

Ed è quello che ha fatto la stessa Marianna, una giovane donna pugliese della città di Foggia, che dopo gli studi a Lecce si è trasferita a Bologna, dove ha lavorato nel settore delle risorse umane. «Dopo cinque anni di lavoro volevo tornare, sentivo di non voler stare più lì. Così sono tornata a Lecce – racconta Marianna, che tutt’ora vive e lavora in Puglia – All’inizio ho provato quello che provano tutti: mi sono sentita spaesata. Avevo quindi l’esigenza di crearmi nuovi contatti, anche lavorativi, ed è da lì che mi è venuta questa idea. Era il 2011 quando ho creato Bentornati al Sud su Linkedin, e ho scoperto che questo sentimento era abbastanza condiviso».

Un dato che ha riscontro anche negli studi condotti dal CNR, che nel Rapporto annuale sulle ‘Migrazioni Interne’ da anni racconta un’Italia che si sposta, che viaggia e migra sul territorio nazionale, non solo da Sud verso Nord ma anche in direzione opposta. Il flusso più significativo non è dal Mezzogiorno ma tra province del Centro-Nord”, affermava nel 2015 il Rapporto del CNR. E il fenomeno, anche se apparentemente in controtendenza, continua ad esistere.

Le storie, che ogni ‘bentornato al sud’ ha raccontato sul blog di Marianna, parlano di scelte di vita e del bisogno di fare rete e condividere questa decisione con altri. E di come non sempre sia semplice il ritorno nella propria terra. «Condividere questo ritorno è un’esigenza. Anche perché le difficoltà ci sono, non è tutto positivo. All’inizio, nei confronti di chi torna, c’è anche una forma di diffidenza. E allora fare rete aiuta chi ha fatto questa scelta a mantenere l’entusiasmo e non sentirsi solo. Ho sentito in questi anni storie di persone normali, e queste storie fanno da stimolo a chi vorrebbe fare quel passo e sono di aiuto a chi sta creandosi una nuova dimensione al Sud – spiega la blogger – Fare rete inoltre significa anche aiutare a trovare lavoro. Così ogni tanto veicoliamo degli annunci di lavoro sul blog, quando ce lo chiedono. Credo però che chi fa il proprio lavoro con professionalità e correttezza riesca a superare le difficoltà».

Un progetto che negli anni ha visto la partecipazione di sempre più persone, con eventi e con una community online che da un anno trasmette anche via web radio storie di ritorni, con il programma radiofonico ‘Inversione a Sud’.

Quali sono le condizioni che convincono a tornare al Sud, allora? «Intanto, poter avere una vita diversa da quella che si è fatta fino a quel momento. Poi c’è un sentimento forte di voler fare qualcosa per la propria terra, dando il proprio contributo – aggiunge Marianna – La condizione di partenza è quindi non essere passivi, rassegnati. A volte vivere fuori e avere un lavoro, d’altronde, non significa stare bene. Ci sono dei costi di affitto, spesso si vive con altri coinquilini. In tanti casi tornare nel piccolo centro consente di potersi realizzare, portando ad esempio in quel territorio una cosa che non c’è e che si è sperimentata altrove, ritagliandola sul territorio stesso».

A tornare sono i 40enni che vogliono cambiare la qualità della loro vita, ma anche chi ha meno di 30 anni e che, con un’esperienza lavorativa alle spalle spesso all’estero, vogliono tornare a vivere nella terra in cui sono nati. Poi Marianna racconta sul blog anche le storie di ‘Benvenuti al Sud’, parafrasando il noto film, di coloro che pur non essendo del Sud scelgono di trasferirsi lì per motivi lavorativi, e non solo. Viaggi verso Sud, che lasciano alle spalle anche condizioni di lavoro vantaggiose, come spiega la stessa Marianna. «Ci sono ragazzi che hanno lasciato un lavoro a tempo indeterminato, anche in aziende di prestigio, e si sono messi a fare un lavoro diverso investendo magari sulla propria creatività. Ma c’è anche chi lavorava in Svizzera, con uno stipendio di circa 7mila euro al mese, e ha deciso con la sua compagna di venire a vivere qui. Ci ha detto ‘Lavoro, lavoro, lavoro ma non mi godo la vita’. Così si sono trasferiti, facendo una scelta di qualità della vita».

Storie che raccontano di un Sud dove, nonostante le tante criticità, è possibile tornare a vivere o iniziare a vivere. Ripartendo dal desiderio, che accomuna se non tutti sicuramente tanti meridionali, di dare un contributo alla crescita del sud Italia. Di un Sud che anche chi non lo porta nel DNA vuole vivere, investendo proprio lì la propria esperienza lavorativa e scegliendolo come luogo per una nuova vita.

E l’obiettivo finale è ancora più ambizioso, come viene lanciato sulla homepage di Bentornati al Sud: «Non far andare più via chi è tornato e far tornare chi lo desidera!».

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