Pubblicato il: 18 dicembre 2018 alle 7:00 am

Anatocismo nei mutui e nei prestiti a rimborso graduale Non si vede ed è vietato dalla legge, ma c’è: quando il diavolo sta nei dettagli. Il caso Equitalia

di Antonio Aghilar.

Roma, 18 Dicembre 2018 – L’anatocismo (dal greco ἀνατοκισμός anatokismós, composto di ανα «sopra, di nuovo» e τοκισμός «usura») nel linguaggio bancario è la produzione di interessi (capitalizzazione) da altri interessi maturati su un determinato capitale. Si tratta di una pratica vietata dall’art. 1283 del c.c., in quanto dannosa per il buon andamento dell’economia. Con l’anatocismo infatti, gli interessi da pagare crescono esponenzialmente rispetto al tempo e ai tassi d’interesse, generando il triste fenomeno del “debito che non si estingue mai” di cui molti cittadini e imprese hanno dolorosa esperienza.
Correva l’anno 1999 quando con una serie di successive sentenze della Corte di Cassazione veniva finalmente dichiarato illegittimo l’anatocismo bancario, cioè la pratica di addebitare gli interessi in conto e poi calcolare altri interessi a decorrere sugli interessi già addebitati. Da allora sono state migliaia le sentenze che hanno dato ragione ai correntisti, obbligando le Banche a restituire centinaia di milioni di interessi passivi illegittimamente addebitati ai correntisti, soprattutto aziende, che sono solite utilizzare gli scoperti di conto corrente per finanziarie il ciclo produttivo.

L’anatocismo tuttavia non è un fenomeno che riguarda solo i conti correnti. Nonostante infatti risulti a tutt’oggi generalmente vietato (è consentito per i soli scoperti di conto corrente da una deroga normativa posta dall’art. 120 del Testo Unico Bancario) esso risulta essere molto frequente nei piani di ammortamento e rimborso dei mutui bancari dei prestiti in generale e persino dei piani di rateizzazione di Equitalia. Tuttavia, a differenza del conto corrente, dove la capitalizzazione (trimestrale o annuale) degli interessi passivi è evidente, nei piani di ammortamento per il rimborso dei prestiti l’anatocismo risulta essere “nascosto”. Gli importi delle rate di rimborso, sono infatti già comprensivi di quote di capitale (che estinguono il debito residuo) ed interessi nella misura pre-stabilita dalla Banca ed al mutuatario non tocca che pagare le rate alle scadenze previste.
Ora, il fatto è che, nella maggior parte dei casi, gli importi delle rate di rimborso risultano calcolati dalle Banche utilizzando un particolare modello matematico: quello “degli interessi composti”. Tale modello matematico, come suggerisce il nome, prevede la “composizione” o “capitalizzazione” continua degli interessi, ovvero la trasformazione di questi in capitale, cioè proprio l’anatocismo, che invece come detto risulta vietato per legge.

Insomma è proprio il caso di dire che “il Diavolo, si nasconde nei dettagli”. Ricalcolando infatti le rate di prestiti secondo un modello matematico diverso da quello utilizzato dalle Banche, ovvero quello degli “interessi semplici”, dove non vi è la capitalizzazione periodica degli interessi già maturati (e pagati) su ciascuna rata, si ottengono importi delle rate di rimborso assai più bassi.

Facciamo un esempio

Immaginando un mutuo di 100.000 euro da rimborsare in 240 rate mensili (20 anni) al tasso annuo del 5%, la rata calcolata applicando il regime dell’interesse composto (quello normalmente utilizzato dalle Banche e dalla stessa Equitalia) risulta pari a 659,96 euro a fronte di una rata di sole 556,33 euro ottenuta applicando il modello matematico del regime dell’interesse semplice. Il risparmio complessivo in quota interessi alla fine è nell’ordine delle decine di migliaia di euro: con la prima modalità di calcolo della rata, si finiranno infatti per pagare quasi 25.000 euro di interessi in più: 58.389,38 euro a fronte dei soli 33.518,78 euro complessivamente dovuti”.

Tutto facile? Nient’affatto. Per dimostrare e quantificare l’anatocismo insito nei comuni piani di ammortamento di mutui e prestiti, ovvero per ricalcolare le rate dell’ammortamento depurandole dagli “interessi in più” generati dal modello matematico con cui sono normalmente calcolate, bisogna infatti avere conoscenze di matematica finanziaria molto avanzate.

Il software che individua l’anatocismo

E’ però in commercio da circa una settimana un nuovo software, primo e unico del genere in Italia, che permette di rideterminare le rate di tutti i prestiti senza i maggiori interessi generati dall’anatocismo: porta la firma di Sinergia Srl, società del gruppo Hs ed è distruibuito sul portale online www.verifichefinanziamenti.it, che in pochissimo tempo è diventato un punto di riferimento per i professionisti del contenzioso bancario di tutta Italia.

Il software consente di riscontrare e verificare l’incidenza dell’anatocismo in un comune piano di ammortamento, con relativo ricalcolo dell’importo delle rate corretto, depurato cioè dagli interessi anatocistici”. Un obiettivo che, fino a poco tempo fa, sembrava quasi impossibile.

Un contributo importante è arrivato dal professor Antonio Annibali, docente di matematica finanziaria f.r. presso a l’Università “La Sapienza” di Roma e Attuario, che ha messo a punto con la sua équipe un modello matematico per il ricalcolo dei piani di ammortamento alla francese secondo il regime dell’interesse semplice e quindi senza anatocismo. Grazie al contributo del prof. Annibali, che con le sue pubblicazioni ed in numerosi convegni in tutta Italia sta facendo emergere la questione, nonché grazie alla sensibilità di alcuni Giudici molto accorti, stanno anche arrivando le prime sentenze che danno ragione ai mutuatari. Dopo quella del Tribunale di Napoli (sentenza n.1558 del 13 febbraio 2018) l’ultima, del 13 novembre u.s., è del Tribunale di Massa Carrara: il Giudice ha condannato la Banca a restituire ai mutuatari oltre 40.000 euro di interessi perché non dovuti.

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