Pubblicato il: 20 dicembre 2018 alle 7:00 am

Posso darti del tu? Perché tutti ci diamo del tu? Il lei è un gesto di rispetto per l’altra persona, che non esclude né stima né affetto

di Giulio Caccini.

Roma, 20 Dicembre 2018 – Tutti a darsi del tu, dal primo momento, capita sempre più spesso: conosciamo una persona e dopo pochi minuti, inizia a darci del tu, spesso senza nemmeno prima chiedere se siamo d’accordo. Come se appartenessimo a una delle categorie alle quali questo pronome così informale, come abbiamo imparato a scuola, viene riservato per consuetudine e per galateo: familiari, amici, colleghi stretti di lavoro. In italiano, infatti, esistono due forme per rivolgersi ad un interlocutore: la forma familiare e la forma di cortesia. La forma familiare viene di solito usata con amici, parenti, colleghi di lavoro, compagni di classe, quella di cortesia, invece, con persone che non si conoscono, pubblici funzionari, personale di servizio in ristoranti, caffè, con personale dirigente nel proprio ufficio, con le persone anziane.

In latino classico, originariamente, l’unico pronome allocutivo era il tu: si dava del tu a chiunque, e non esisteva alcuna forma di pronome allocutivo di cortesia. Il voi compare verso il terzo o quarto secolo, e così, ad un certo punto, si utilizza il vos per rivolgersi a monarchi e papi, i quali, a loro volta, usavano il plurale maiestatis per riferirsi a se stessi. Ma anche Dante nella Divina Commedia usa il voi in segno di rispetto, ad esempio verso Beatrice. Il Lei è stato forse introdotto dagli Spagnoli, così che a un certo punto si usano le tre forme, fino al periodo fascista, in cui il Lei è assolutamente bandito in favore del più “maschile” e popolare Voi, preferito tuttora in alcune regioni del Sud Italia. Qui, molti settanta-ottantenni di oggi davano del Voi al padre, quando non a entrambi i genitori, senza contare che al Sud spesso si preferisce dare del voi a una persona adulta, poiché il Lei sembra indicare una distanza maggiore.

Oggi, a un uomo sui quarant’anni che entra in un negozio, il commesso o la commessa di qualsiasi età si rivolge tranquillamente col Tu, forse anche perché, in un tempo in cui tutti più o meno siamo presi da ansie di eterna giovinezza, sentendoci appellare così ci sentiamo gratificati nella nostra vanità.

Soprattutto i giovani tendono ad usare la forma familiare con tutti. E’ un segno di un imbarbarimento della lingua parlata? Forse l’italiano si sta sempre più dimenticando, e questa stretta e rapida familiarità di rapporti, subito regolati dal tu, è uno dei sintomi del declino.In alcune situazioni, diamo del tu a un automobilista per strada, reo di non averci ceduto il passo, diamo del tu nelle imprecazioni, e diamo del tu, purtroppo, anche agli sconosciuti extracomunitari, senza conoscere niente di loro, arrogandoci una superiorità di “razza”.

L’eccesso del tu è anche un po’ frutto dell’invasione tecnologica e dall’aumento di comunicazioni veloci, dalla mail al messaggio, che sempre più spesso iniziano con un generico ‘Ciao’.

Il Lei invece, così come il nostro affettuoso e mai dimenticato Voi, è innanzitutto un gesto di pudore e di rispetto per l’altra persona. È un modo delicato non per marcare le distanze, ma semmai per rafforzare un legame appena costituito. La forzatura del passaggio immediato al Tu annulla questo passaggio nelle relazioni umane e riduce tutto a un’accozzaglia indefinita di rapporti che sulle prime sembrano strettissimi, facendoci intravedere chissà quali proficue intimità, ma che in realtà ci lasciano delusi, tornando subito formali e distanti.

Il lei non esclude la stima per l’altro, e tantomeno sentimenti più intensi, perché in realtà non siamo tutti uguali o tutti amici, e non sarà un pronome fintamente amichevole a farci legare da amicizia.

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