Pubblicato il: 24 dicembre 2018 alle 8:00 am

Tutto il mondo è paese, ma a Natale no. Seconda parte Cosa si mangia a Natale in Europa? La suggestione delle città innevate, di riti antichissimi e a tavola maiale, pesce di fiume e golosi dolci: Europa orientale

di Aldo Morlando.

Roma, 24 Dicembre 2018 – Com’è una città dell’est europeo in inverno? La neve ed il freddo sono elementi di uno stile di vita lontano dalle nostre latitudini mediterranee, con le sue regole ed i suoi divertimenti: il bello delle città invernali è la grande offerta di attività ed eventi, tra stupendi scenari immacolati dalla neve, laghi ghiacciati e montagne minacciose ed affascinanti, strade e marciapiedi gelati, guglie innevate, luci soffuse e toni romantici… l’Europa orientale è proprio una meraviglia in inverno, e la bellezza naturale delle città prende vita sotto una coltre di neve.

Questa volta vi consigliamo cosa assaggiare in questa parte del mondo, ma anche qualche curiosità, sia che si tratti di un week-end o di più giorni da poter trascorrere durante le prossime feste.

Cominciamo il nostro viaggio verso est dal paese più vicino, l’Austria, che a Natale dà veramente il meglio di sé: impossibile non rimanere affascinati dai suoi affollati mercatini, dalle strade addobbate e dai principeschi dolci nelle vetrine. Il periodo dell’Avvento è vissuto in maniera molto speciale: gli austriaci amano molto questa festività e conservano immutate le antiche tradizioni mitteleuropee. Vienna spesso a Natale si fa bianca e silenziosa, i cafè attirano turisti e viennesi per l’abituale caffè e torta, i mercatini natalizi sono tanti e ricchi di artigianato e prodotti tipici. Per scaldarsi e bruciare un po’ di calorie si può anche pattinare nella grande piazza del Municipio (Rathaus). L’Austria è la patria di tanti patti sostanziosi, e ogni cena (o pranzo) austriaco a Natale non fa a meno della classica portata principale, l’oca (Gans) oppure la carpa (Karpfen), senza contare l’anatra (Ente) o il salmone (Lachs).

Ma cucina viennese è famosa soprattutto per la sua varietà di dolci. Quelli tipici di Natale sono i cookies, i Weihnachtsbaeckerei, i Kipferl alla vaniglia (biscotti alle mandorle o al cioccolato), che si gustano accompagnati da una cioccolata calda o anche da un buon tè, i Weihnachtskekse (i classici biscotti natalizi di marzapane), ma anche i più semplici Bratapfel (mele al forno), e l’immancabile regina, la Sachertorte.

In Bulgaria a Natale si preparano i Zelevi Sarmi (involtini di riso in foglie di cavolo spesso serviti come accompagnamento a portate di carne), e anche in Slovacchia i componenti base della tavola tradizionale natalizia sono da sempre latte, patate e cavoli, come lo iul o il bryndzove halusky, una ricetta dalle forti radici contadine e necessariamente sostanzioso per poter affrontare il duro lavoro sui campi. L’appuntamento più atteso delle festività natalizie a Praga è quello della cena della vigilia di Natale, che viene rigorosamente servita dopo il tramonto. Piatto tradizionale del Natale è la solita carpa con insalata di patate preceduta da crauti e zuppa di pesce. Sulle tavole di tutta Praga non mancherà la famosa vánocka, una sorta di pane dolce ripieno di uva passa, i panini alla vaniglia e i panfortini di Boemia ricoperti di glassa.

In Polonia la tradizione natalizia vuole che si aggiunga un posto a tavola per l’ospite dell’ultimo momento: anche il passante che si vuole auto-invitare è il benvenuto. La cena di Natale è composta da 12 portate, una per ogni apostolo, tutte senza carne, tra cui una zuppa di rape accompagnata da crepes farcite con crauti e funghi, o i pirogki, i ravioli polacchi a forma di mezzaluna cotti al vapore o in padella, accompagnati da cipolla o pancetta rosolati, burro sciolto o panna acida – ma si possono preparare anche dolci, ripieni di frutta fresca- e come dessert un dolce di grani di papavero, il MakowieckI.

Street food ma anche tipico alimento preparato in casa in Ungheria è il langos, una focaccia tipica originariamente preparata durante la panificazione: un pezzo dell’impasto lievitato veniva staccato per essere poi cotto accanto alla brace.

I moldavi festeggiano il Natale due volte: il 25 dicembre, secondo il calendario gregoriano, e il 7 gennaio, secondo il calendario iuliano.

In Romania, invece, Natale è la festa del maiale: paté, salsicce, cotolette… il tutto fatto in casa. La famiglia si ritrova per sgozzare il maiale, per poi preparare le parti di carne, che viene mangiata aggiungendo degli insaccati. Si prepara la Ciorba de perisoare, una zuppa a base di polpette di carne particolarmente speziate servite in un brodo di verdure e pomodoro.

A Tallinn, e in tutta la regione estone, il periodo del Natale viene vissuto con grande enfasi, con grande abbondanza di cibo e, prima ancora, purificando il corpo: come tutte le popolazioni baltico-scandinave, anche gli estoni conservano l’usanza della sauna e del bagno termale.

In Lituania, nelle chiese si distribuiscono delle speciali formelle benedette fatte di ostia con scene religiose, che vengono poi spezzate la sera di Natale a tavola, dove, come in altri paesi, devono comparire dodici diversi piatti – uno per ogni mese dell’anno – a base di pesce, verdure, funghi, patate, semi di papavero, legumi, frutta secca. E poi i dolci, kuciukai oppure kaledaiciai. In Lituania la notte del 24 è una notte magica: una credenza vuole che tutti gli animali nella stalla parlino come le persone, e che nei pozzi l’acqua diventi vino.

Anche in Russia il Natale è tornato a essere una festa ufficiale da circa 15 anni, a seguito delle riforme introdotte con la Perestrojka da Gorbačëv: all’epoca dell’Unione Sovietica le feste religiose infatti non venivano celebrate.

Gli ortodossi festeggiano il Natale il 7 gennaio, la Vigilia è il 6 e rappresenta anche l’ultimo giorno della quaresima natalizia. Durante la Vigilia di Natale in tutte le chiese ortodosse si tengono delle messe notturne. Il 25 dicembre, invece, è considerato un giorno feriale e di diverso ci sono solo i servizi televisivi che riportano le immagini dei festeggiamenti nel resto del mondo, e un po’ di atmosfera natalizia si può trovare in qualche centro commerciale o negli alberghi di lusso.

La tradizione dei mercatini di Natale ha contagiato anche Mosca, dove sono ormai diversi, come quello sulla Piazza Rossa. e non mancano nemmeno le piste di pattinaggio. Qui, circondato dalle luci della festa, puoi girovagare tra i venditori che propongono artigianato, prodotti gastronomici e dolci tipici. C’è spazio anche per spettacoli musicali e intrattenimento per i più piccoli. E per riscaldarti dal freddo, concediti una tazza di tè o magari un goccio di vodka.

Sono tante le leggende e le tradizioni che rivivono, anno dopo anno, nei racconti e nei gesti dei moscoviti; molte con forti punti di contatto con le tradizioni e le leggende occidentali, come quella di Babuchka, un’anziana donna che porta in dono ai bambini, la mattina di Natale, un pezzo di pane nero in una calza. Molto sentita è anche la leggenda di Babbo Natale, chiamato Ded Moroz, Nonno Gelo. Spetta a lui portare i doni ai bambini e sistemarli sotto l’albero di Natale, aiutato dalla nipote, Fanciulla di Neve.

A Mosca il “Viaggio nel Natale” è considerato uno fra i più grandi festival mondiali sul tema del Natale, nonché uno dei festival più pittoreschi a Mosca. In ogni quartiere di Mosca dal 18 dicembre al 14 gennaio propone ed espone oggetti d’arte, spettacoli da strada, concerti, corsi di cucina e di decorazioni natalizie, cibo tradizionale e souvenir a tema.

Nelle case russe, alla vigilia di Natale, si cucina il grano macero, (in russo sochivo); è tradizione iniziare a mangiare solo quando nel cielo appare la prima stella della sera. Anche a Mosca le famiglie portano in tavola 12 portate diverse, una per ogni apostolo. A Natale si preparano le “oblatki”, fette rotonde e sottili di pasta non lievitata simili a delle ostie, che simbolizzano Gesù bambino nel presepe. Dopo il sochivo si mangiano insalate, aringhe (in russo seliodka), zuppa e pasticcini (pirogki).

Alla fine si portano a tavola dei dolci come il pan forte al miele (prianik), il rotolo ai semi di papavero (rulet), noci, gelatina di fecola di bacche (kisiel) e biscotti. Niente alcool, carne, latte né panna acida. Non possono mancare i dolci e i cioccolatini: in Russia è tradizione offrire agli ospiti i cioccolatini (fatti in casa o comprati) e ne esistono di tanti tipi e gusti diversi.

Generalmente, il Natale in Ucraina si festeggia il 6 gennaio, cioè 13 giorni dopo il Natale occidentale. La cena si chiama Sviata Vecheria, anche qui troviamo i 12 pasti a base di verdura o pesce, mai di carne, tra cui il tipico borsch, una zuppa di barbabietole, diversa da quello russo per l’aggiunta di lardo e aglio.

In Bielorussia, la sera della vigilia non si fa il cenone, ma c’è ugualmente una cena particolare, con sette pietanze diverse. Nessuna portata deve essere cucinata con la carne, ma solo con verdure e cereali. Sotto la tovaglia si mette un po’ di fieno che il giorno di Natale viene raccolto e portato nella stalla perché protegga gli animali durante tutto l’anno.

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