Pubblicato il: 28 dicembre 2018 alle 7:00 am

Valencia, una meta per il 2019 Conosciuta come la Città delle arti e delle scienze, grazie anche alle strutture futuristiche fra cui un planetario, un oceanario e un museo interattivo. Ideale per un viaggio ma anche per restarci

di Rosa Aghilar.

Valencia, 28 Dicembre 2018 – Calda, affascinante, seducente come una bella donna, Valencia ti accoglie fra i suoi seni e ti scalda il cuore tra bellezze naturali e architettoniche.

Passeggiare tra le meraviglie storiche, tra rovine romane, antichi palazzi gotici e barocchi e, naturalmente, sulle sue bellissime spiagge è piacevole e divertente. Valencia è davvero una città dai mille volti capace di offrire ai suoi milioni di visitatori molti stimoli culturali: dall’arte, al teatro passando per il cinema, ma non è tutto, è anche in grado di regalare memorabili momenti di divertimento.

Diversa dall’austera Signora capitale di Spagna, la regale Madrid, è la terza città più grande della Penisola Iberica è, infatti, conosciuta a livello internazionale per essere piena di vita, il miglior posto dove fare festa, soprattutto in occasione di simpatici eventi come il festival della Tomatina, la pittoresca battaglia dei pomodori o come il suggestivo festival internazionale di spettacoli pirotecnici cui purtroppo io e la mia famiglia non abbiamo potuto assistere, avendola visitata nel mese di novembre.

Questa è la città che in Spagna ha subito una notevole trasformazione che l’ha investita positivamente nei primi anni ’90. Valencia non teme l’innovazione, pur custodendo visceralmente le sue tradizioni: alla periferia della città il fiume cittadino Turia è stato deviato e l’ex alveo, trasformato in un meraviglioso e rigoglioso parco che partendo da destra, avvolge in un abbraccio verde la città.

Poco al di fuori, sono sorti luoghi sorprendentemente futuristici: la Città delle Arti e delle Scienze (Ciudad de las Artes y las Ciencias), complesso incredibile progettato tra il 1998 e il 2005 e infuso del genio architettonico audace del valenciano Santiago Calatrava. Qui si trovano un museo della scienza (Museo de las Ciencias Principe Felipe), che ha mandato letteralmente in visibilio le mie due bambine, un teatro dell’opera e delle arti (Palacio de las Artes Reina Sofia), un cinema e un planetario (l’Hemisfèric Planetarium), così come il più grande acquario d’Europa (l’Oceanografic). Queste le attrazioni che hanno segnato l’inizio della rigenerazione urbana che avrebbe messo la città sulla mappa delle destinazioni turistiche europee più ambite dai turisti e su quella delle “fughe di cervelli” e di cuori italiani, ma anche europei che ritrovano pezzi di se stessi e tanta fortuna nel sole valenciano. Valencia è la citta poliedrica per eccellenza che può essere vissuta nei modi più disparati dalle famiglie, dalle coppie o dai gruppi di amici.

Quando ripenso a questa città, la prima parola che mi balza alla mente è ospitalità, la città affascinante che cavalca passato e futuro.

La zona del Barrio del Carmen è un labirinto di stradine tortuose ricche di street art che pullula di localini suggestivi e alternativi e pub modaioli in cui è possibile provare una delle specialità locali: l’Agua de Valencia, un cocktail fatto di succo d’arancia, vodka, cointreau e cava, oltre che la famosissima paella valenciana (piatto a base di riso, verdure e carne).

Un’armoniosa fusione tra vecchio e nuovo, in ogni angolo una meraviglia, colori e creatività trionfano. Espressioni artistiche ovunque. L’arte rivisita temi che fanno parte della tradizione spagnola o semplicemente dà libero sfogo alla genialità, come nel caso di Julieta, la writer che ha dato colore a Valencia con le sue bamboline dai tratti orientali dai capelli lunghi e fluenti, dalla dolcezza unica.

Viaggiare per vivere l’opportunità di fare nuove esperienze, arricchire il proprio bagaglio culturale, conoscere e capire qualcosa in più su noi stessi e le persone che abbiamo vicino, viaggiare per “avere nuovi occhi.”

“Nada desarrolla tanto la inteligencia como viajar”.

“Nulla sviluppa l’intelligenza tanto quanto viaggiare”. (Emile Zola)

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