Pubblicato il: 29 dicembre 2018 alle 8:00 am

Il Vaticano ospita i capolavori dell’arte russa Fino al 16 febbraio 2019, in mostra le 54 opere della Galleria Tretyakov e di altri musei russi. Per la prima volta escono dalle mura patrie per essere esposti gratuitamente

di Tiziana Mercurio.

Roma, 29 Dicembre 2018 – Se non bastasse il tempo nel periodo natalizio, sarà possibile visitare Pilgrimage of Russian Art. From Dionysius to Malevich fino al 16 febbraio 2019.
Una mostra che mette assieme capolavori che stanno animando la Capitale dal colonnato berniniano di piazza San Pietro, Braccio di Carlo Magno (proprio accanto alla Basilica).
In questi giorni, infatti, sono arrivati dalla Terra degli Zar al Vaticano, per un’esposizione che rappresenta “uno scambio” e che saprà far conoscere e ammirare la grande pittura russa di oltre sei secoli. Il secondo atto della collaborazione tra Russia e Vaticano, dopo il successo del 2016, a Mosca, dell’esposizione “Roma Aeterna. I capolavori della Pinacoteca Vaticana. Bellini, Raffaello, Caravaggio”
Ora, le 54 eccellenze della Galleria Tretyakov (e di altri musei russi) escono dalle mura patrie per essere esposti gratuitamente in Vaticano. Escono per la prima volta; escono per “creare ponti” (come ha sottolineato la direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta), perché la bellezza avvicina culture diverse e affratella.
L’evento è a cura di Arkadi Ippolitov, Tatyana Udenkova e Tatyana Samoilova e ha lo scopo di presentare il messaggio culturale e spirituale dell’arte russa nel cuore del mondo cristiano occidentale (la location non è un caso: parliamo del “Sancta Sanctorum” della cristianità). Il percorso figurativo non segue un principio cronologico e sì si tratta di icone e tele dedicate, ma è più “Una mostra sull’anima russa”. Quindi, alle blasonate e note immagini in stile bizantino si accostano quelle di un’iconografia a volte molto, molto più moderna. Un esempio? L’icona “Giudizio universale” del XVI secolo è accanto al “Quadrato nero” di Malevich.


Ottocento e Avanguardia russa del Novecento (Goncharova, Kandinsky) tematicamente legate alle icone di Quattro e Cinquecento, in un gioco continuo di rimandi che solo a primo acchito non è comprensibile. Ciò, per sottolineare il significato dell’icona in rapporto all’eredità della nostra cultura: radici storiche comuni per un’Europa che si estende “dall’Atlantico agli Urali”. L’icona non è solo pittura sacra: l’evento a Roma è concepito in una prospettiva di riscoperta dell’antropologia cristiana. Dio, la Vergine, i Santi, le Feste della Chiesa scandiscono anche la storia personale dell’uomo.
E il messaggio dei dipinti si fonda sull’unità dell’anima spirituale russa e gli accostamenti devono condurre i visitatori in una sorta di ascensione che culmina nell’ultima tela. In un percorso elegante, ma in salita.
Nella tradizione russa un capolavoro non deve essere solo di altissima qualità, ma una dichiarazione universale su un tema che abbia significato per l’umanità. La tecnica e la qualità, pur essendo irrinunciabili, finiscono in secondo piano rispetto al valore spirituale dell’opera.
Info: lunedì, martedì, giovedì e venerdì, 9.30-17.30; mercoledì, 13.30-17.30; sabato, 10-17; domenica chiuso. Ingresso gratuito. (Foto di Tiziana Mercurio)

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