Pubblicato il: 30 dicembre 2018 alle 8:00 am

Qua si mangia e non si paga L’ospitalità e la fatalità, due aspetti del carattere dei napoletani, unite a tavola in un ristorante molto particolare, tra numeri, ironia e superstizione

di Vittoria Maddaloni.

Napoli, 30 Dicembre 2018 – Qua si mangia e non si paga! Urlava l’attraente e bellissima popolana Sofia Loren nel film ‘L’oro di Napoli’, scena tra le più famose nella storia del cinema, dove col marito, un rassegnato Giacomo Furia, vendeva pizze fritte ai passanti “oggi a otto”, cioè “la mangio oggi e la pago tra otto giorni”. Questa prima forma di “credito al consumo” costava certamente un sovrapprezzo minimo, ma dimostra come a Napoli è sempre stato forte il senso di solidarietà oltre che di ospitalità.

Spiegare ai turisti l’importanza di alcune usanze a Napoli non è semplice. Qui il caffè, ad esempio, è un rito che scandisce la giornata e racchiude in sé l’essenza della “napoletanità”: è l’origine del buonumore mattutino, una buona scusa per una pausa dal lavoro, un momento per fare due chiacchiere, nonché un modo per dimostrare l’ospitalità, da godersi rigorosamente senza stress.

Napoli e il sud, lo sappiamo tutti, vantano grandi bellezze sia naturalistiche che architettoniche, ma quello che ancora oggi colpisce i turisti più di ogni altra cosa è la generosità dei napoletani, del tutto spontanea e mai stucchevole, con alcune abitudini che sopravvivono ancora, che altrove non avrebbero senso né seguito, come il celebre caffè sospeso: il signore napoletano è stato sempre dell’idea che un caffè non deve mai essere rifiutato a nessuno, e il caffè sospeso è nato proprio nei bar di Napoli; consiste nel pagare due caffè, uno per sé e uno per il bisognoso che arriva dopo. Così, quando una persona priva di mezzi entra in un bar, può ancora chiedere il caffè sospeso, quello offerto dal signore di prima. Un caffè offerto all’umanità, come racconta Luciano De Crescenzo.

Totò ne fu un accanito sostenitore e pare che lasciasse pagati in diversi bar di Napoli 10 caffe al giorno.

Nel periodo tra Natale e l’Epifania, poi si respira un’aria diversa, e non è un luogo comune, e anche se siamo nell’epoca dei tablet e degli smartphone, la festa è ancora sinonimo di tradizione. Ecco che durante queste festività si torna un po’ indietro nel tempo e si riscopre un gioco antico e semplice: la tombola. Derivato dal gioco del lotto, il gioco risale al settecento e oggi si gioca anche fuori Napoli: nel 1734, infatti, il re Carlo III di Borbone decise di ufficializzare il clandestino gioco del lotto nel regno, in modo da garantire alle sue casse entrate economiche.

La tradizione che lega il Natale alla tombola è di lunga data, essendo un classico “gioco d’azzardo” non si vince per l’abilità del giocatore ma per la sola fortuna della estrazione dei numeri, con questa “abilità” possono giocare anche i bambini che in altri giochi sarebbero esclusi. Durante il gioco si estraggono i numeri, in genere accompagnati da commenti in rima in modo da dare vivacità alla ripetitività del gioco. L’annuncio generalmente include anche citazioni derivanti dalla tradizionale smorfia napoletana, così che la Paura fa 90, il Natale 25, il morto che parla il 48 e il 77 le gambe delle donne, e così via. L’antica tombola napoletana si caratterizza proprio per questi commenti, dai toni e contenuti licenziosi ma mai volgari, che oggi fanno parte della tradizione anche fuori casa, dove la tombola Vajassa è diventata un vero e proprio fenomeno di massa, uno spettacolo citato nei libri e consigliato nelle guide turistiche.Giocando, partecipiamo a una “fabbrica dei sogni”, come Matilde Serao definiva il gioco del Lotto, che ci fa nutrire la speranza di vincere, di avere fortuna, nonostante in teoria sappiamo che le possibilità sono le stesse per tutti i partecipanti.

Associato al concetto di ospitalità napoletana, ma anche a un certo fatalismo proprio del gioco della Tombola è il primo ristorante in cui si può mangiare gratis! In Discesa Coroglio, poco prima di Capo Posillipo, un ristorante veramente unico: 22 O’ pazz. Un locale dove a chiunque può essere concesso di non pagare il conto. Come? Con un gioco. Ma non la napoletanissima Tombola, bensì con una “ruota della fortuna”. Può girare una sola volta, per ogni tavolo, durante la serata e prevede venti possibilità, tra cui proprio quella di alzarsi e andarsene senza pagare il conto. Ecco perché secondo alcuni, ‘o pazz è proprio il gestore del ristorante, Giovanni De Vivo, animato dalla volontà di diffondere la cucina napoletana tradizionale ma anche dal desiderio di far divertire gli ospiti. Al fortunato avventore, proprio come nel gioco della tombola, può accadere di leggere sulla ruota, alla fine del pranzo, la scritta ‘Aizateve e iatevenne’ (Alzatevi e andate via). Ma anche se non si mangia gratis, si possono ricevere sconti, ad esempio pagare la metà, o portarsi a casa bottiglie di vino.

Tuttavia è un gioco, si vince e si perde, e se va male può succedere di pagare un pegno, come sparecchiare il proprio tavolo, ballare con un cameriere, gettare dei coriandoli sugli altri ospiti o preparare il caffè per tutti. A Napoli, la città dove tutto è possibile. (foto di copertina di Maria Rosaria Scinti Roger)

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