Pubblicato il: 4 gennaio 2019 alle 8:00 am

Lascia la carriera nella città di Londra per fare il sindaco di Petrosino Ora il paese della Sicilia è fra i Comuni più virtuosi d’Italia. «Ho imparato dagli inglesi la cosa giusta da fare. Ma dai siciliani ho imparato a lottare per realizzarla»

di Arcangela Saverino.

Palermo, 4 Gennaio 2019 – Fare il sindaco in Sicilia è difficile, quasi impossibile, con poteri occulti, per non dire criminali, che quotidianamente tentano di condizionare l’operato di chi amministra un Comune. Solo chi è fortemente convinto dei valori e della civiltà della terra sicula può decidere di lasciare una carriera avviata di manager a Londra e provare a diventare sindaco di un paesino siciliano. Siamo in provincia di Trapani, a Petrosino, un piccolo centro di 8mila anime sotto l’egemonia mafiosa del boss Matteo Messina Denaro, amministrato da ben sei anni da Gaspare Giacalone che nel 2012 ha scelto di lasciare il Regno Unito, dove si era trasferito nel 1996 e lavorava come analista finanziario presso la Deutsche Bank e la Royal Bank of Scotland, prima di diventare nel 2008 manager alla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo nella City di Londra. La decisione di candidarsi alla guida del suo paese di origine è arrivata quasi per caso. «Nel 2011, periodo natalizio, ero in vacanza a Petrosino e incontrai i miei amici d’infanzia che mi tenevano aggiornato su tutto ciò che accadeva in paese. Sono stati loro a chiedere di candidarmi alle elezioni comunali che si sarebbero svolte l’anno successivo» ha dichiarato a neifatti.it. Giacalone non era nuovo alla politica: a 20 anni fu assessore del suo paese, ma fu costretto a dare le dimissioni a causa delle pressioni dei partiti. Negli occhi di quei giovani amici ha trovato il desiderio di cambiamento, la voglia di arrestare quel flusso di risorse siciliane che ogni anno sono costrette a lasciare la propria terra. Il sogno di tornare a sperare in un futuro lo convinse ad accettare la proposta alla candidatura e a iniziare l’avventura con la lista “Petrosino Cambia”, grazie al sostegno di una coalizione di patiti della sinistra radicale «C’è una frase che ripeto sempre: sono stato eletto sindaco per sbaglio. Nessuno mi conosceva a Petrosino e, tra l’altro, i miei avversari erano abbastanza forti. E’ stata una battaglia elettorale difficile e in pochi credevano al fatto che la mia lista avrebbe ottenuto più di 200 voti. Alla fine, invece, sono stato eletto con circa il 38% dei voti, una percentuale altissima se si considera che i candidati alla carica di sindaco erano sei ». Giacalone non ha dubbi: è stata la voglia di riscatto degli abitanti che lo ha portato a diventare primo cittadino del piccolo comune «All’inizio del primo mandato ho trovato un paese privo di speranza e disastrato: le strade dissestate; la chiesa e le altre strutture, persino quelle sportive, del tutto pericolanti; sulle scuole non erano stato attuato un piano di manutenzione e il litorale versava in uno stato totale di abbandono. Anche sul piano culturale Petrosino aveva poco da offrire: nessuna manifestazione culturale o musicale; non esisteva un programma degli eventi». Nei cinque anni del primo mandato, anche attraverso la lotta contro gli sprechi, l’amministrazione è riuscita a far tornare vivibile Petrosino. Ma non è tutto qui. Ha iniziato una battaglia per combattere gli abusi edilizi e la mafia: la prima azione del nuovo sindaco è stata fermare la costruzione di un mega-resort su una spiaggia privata situata in un’area Sito d’interesse comunitario e Zona di protezione speciale. Giacalone si oppone anche alla realizzazione di un parco eolico sempre sulle spiagge, un progetto basato su studi falsati; all’evasione fiscale e allo smaltimento dei rifiuti controllato dalle organizzazioni criminali. Azioni che hanno permesso recentemente di riconoscere Petrosino come uno dei Comuni più virtuosi d’Italia, ma che hanno attirato l’ “attenzione” della mafia. Da quando è sindaco, ha ricevuto una lettera minatoria a settimana (in cinque anni ne ha contate circa 300) con minacce di morte, ma non sono mancati altri atti volti ad intimidirlo, come il furto della fascia tricolore o gli spari con un fucile ad aria compressa contro la finestra dell’ufficio. Ciò nonostante, non ha mai pensato di arrendersi e fermare le sue battaglie: nel 2017 è stato rieletto sindaco con oltre il 60% dei voti e il 17 dicembre Petrosino si è classificato al terzo posto nella speciale classifica dei Comuni più virtuosi d’Italia, iniziativa promossa ogni anno dall’Associazione dei Comuni Virtuosi con il patrocinio di Ministero dell’Ambiente, Ispra, Anci, Borghi Autentici d’Italia e Agenda 21 Italia. «La cosa che mi preme di più è la lotta alla cultura mafiosa. Forse ancor più dannoso della mafia, è l’atteggiamento di ogni singolo cittadino che si arrende di fronte alla prepotenza a all’abuso del territorio. Spesso non si hanno contatti diretti con i mafiosi, ma quella cultura che è il sostrato della nostra società ha lo stesso modo di fare dei criminali e provoca gli stessi danni» ha spiegato a neifatti.it.

Giacalone trae energia dall’entusiasmo dei tanti giovani che lo hanno sorretto fin dalla prima volta che ha partecipato alla competizione elettorale, con i quali condivide gli stessi valori e progetti politici. Giovani che hanno la voglia di cambiare il paese in cui vivono e che non vogliono abbandonare. «Ho imparato dagli inglesi la cosa giusta da fare. Ma dai siciliani ho imparato a lottare per realizzarla», ha dichiarato al Guardian.

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