Pubblicato il: 5 gennaio 2019 alle 7:00 am

Nella romana Villa Torlonia, “Discreto continuo” con settanta opere dell’ultimo ventennio Fino al 31 marzo 2019 i lavori di Alberto Bardi e la sua vocazione alla pittura, nata da adolescente e coltivata per tutta la vita

di Tiziana Mercurio.

Roma, 5 Gennaio 2019 – “Innovare, ricercare e, al contempo, avere un occhio estremamente aperto sulla realtà del mondo… Anche sulla vicenda politica che è il più esplicito di questi rapporti umani complessi”: era così Alberto Bardi, un intellettuale schivo, che non amava auto-celebrarsi. Lui preferiva “agire” e, per sé, faceva parlare opere e azioni.

Oggi, in mostra, al Casino dei Principi di Villa Torlonia, una selezione di settanta opere che ne raccontano il percorso artistico, in un’occasione speciale: il centenario della nascita.

“Discreto continuo” è un’avventura che, fino al 31 marzo 2019, celebrerà Alberto Bardi e la sua vocazione alla pittura, nata da adolescente e coltivata per tutta la vita. Un artista che, per la Capitale, è sinonimo di Direttore della Casa della Cultura, avamposto per le migliori menti dei decenni scorsi. Romane e non.

L’occasione di Villa Torlonia (il gioco di parole del titolo ricorda, da un lato, – discreto, la sperimentazione di tecniche originali e dall’altro, – continuo – un cammino senza soluzione di continuità lungo la strada del colore, orizzonte di libertà) porta lo spettatore a addentrarsi nel suo universo, passando, da un’iniziale fase figurativa, alla pittura in cui le figure si scompongono e le pennellate si fanno più rapide e aggressive (anni Sessanta); quindi, alla parentesi strutturalista (astrazioni geometriche, ovvero proiezioni di forme essenziali con colori primari) e all’ultima, la più matura, dove le textures emergono da un sistema di matrici pastellate.

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Per la prima volta, anche alcuni fogli di giornale sui fatti topici della storia contemporanea, realizzati di getto, con pochi colori estremizzati. La selezione delle opere esposte riguarda le diverse fasi creative di Bardi, ma è bene tenere a mente che, per lui, l’atto della creazione su tela era solo l’ultimo di un più ampio processo di confronto con il mondo e la sua complessità; con lo spirito del tempo, per intercettarne le sfumature e dare il proprio contributo. “Dipingere è un modo segretissimo e personale di filosofare, lavorando”. Un motto che vale per spiegare la continua rimessa in questione dei propri programmi di lavoro e dei risultati raggiunti. Il suo lavoro viene capito bene dal 1967 in poi, con un susseguirsi di importanti mostre, realizzate in luoghi significativi delle più importanti città italiane, anche dopo la sua scomparsa. Qui, ci si può spostare fra gesti e toni ora folgoranti e dinamici, ora “seri”, formali. Come se la sua, più che mera pittura, fosse una riflessione continua su come la si percepisce: la luce e lo spazio in diversi campi prospettici, la gestualità istintiva mista al rigore compositivo.

C’è sempre un metodo, però, attenzione! Alberto Bardi ha partecipato alla Resistenza: è lui il partigiano Falco che, nell’imprevedibilità della guerra, ha mantenuto il braccio fermo della Libertà. museivillatorlonia.it (Foto di Tiziana Mercurio).

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