Pubblicato il: 12 gennaio 2019 alle 8:00 am

Andersen, l’antidoto alla pigrizia invernale Le sue fiabe sono tra le opere letterarie più lette nel mondo. Dolcezza e malinconia per stimolare la fantasia di grandi e piccini

di Rosa Aghilar.

Roma, 12 Gennaio 2019 – Gli abbondanti banchetti, gli esilaranti giochi di società, le festività natalizie tutte, sono ormai passate. Non ci restano che i ricordi scintillanti di doni, luci e attimi di sana convivialità con amici e parenti oltre che il freddo dell’inverno che con il suo lento e inesorabile incedere, si sa, si avrebbe voglia di rimanere tutto il giorno avvolti dal piumone con un libro in mano: un antidoto efficace contro “l’ipotermia cerebrale” che assale durante le giornate più corte dell’anno.

Un libro per adulti e per bambini, da leggere anche assieme a voce alta è “Fiabe e storie” di Hans Christian Andersen, un viaggio dentro la fantasia e la maestria del grande scrittore danese, che ha occupato l’immaginario d’intere generazioni e che oggi vale la pena di proporre a bambini cosiddetti nativi digitali.

Le fiabe di Hans Christian Andersen, composte e pubblicate in danese fra il 1835 e il 1874, sono frutto della singolare fantasia dell’autore e solo in minima parte dalla materia popolare cui pure, almeno inizialmente, egli dichiarò di ispirarsi.

Andersen revisiona il filo della grande tradizione favolistica europea e trasforma il concetto di fiaba con l’inquietudine romantica che lo caratterizza. Prima di lui streghe, fate, maghi, orchi, gnomi e draghi, erano figure in possesso di speciali poteri, dalla misteriosa sapienza, ignota al lettore. Andersen umanizza animali e cose e mette in scena protagonisti di desolata umanità, immergendosi in creature che per il semplice fatto di non esistere in natura sono intimamente afflitte da dissidi interiori. I protagonisti acquisiscono superiorità sul lettore e il narratore non può che descrivere imprese con la stessa meraviglia del lettore. Nessuna mimesi, nessuna messa in scena delle figure su ciò che accade nell’interiorità del personaggio che quasi esclude ogni forma d’immedesimazione immediata, anche perché questi sono spesso calati in décoraffascinanti, di fronte ai quali il lettore è spesso incantato.

“La semplicità è solo una parte delle mie fiabe, il resto ha un sapore piccante”.

Un ricco volume di fiabe in parte sconosciute come ad esempio “Il colletto” per citarne una: il dialogo tra oggetti inanimati, un vecchio colletto, una giarrettiera, un pettine, una forbice, un implicito e delicato discorso amoroso che si svolge nel sotto testo, quasi che parlare di fidanzamenti e rapporti intimi fosse consentito solo parlando di oggetti e non di persone, un testo di una spaventosa modernità, quasi a sembrare un film d’animazione.

Il colletto che diventa straccio e poi carta stampata racconta il desiderio che le fiabe facciano un lungo viaggio e raggiungano la mente dei lettori, una metafora incantevole ma leggera.

Tutte le fiabe e le storie di Andersen sono racchiuse in questo volume dal fascino magico e misterioso. Pollicina, La piccola fiammiferaia, Il brutto anatroccolo e La sirenetta sono solo alcune delle storie più celebri nate dalla penna dello scrittore olandese. Il corpus completo dei suoi racconti, 156 tra fiabe e storie, nasce, infatti, dalla sua smisurata fantasia, stralci di vita vissuta o introiezione di ninne nanne ascoltate da bambino.

“Andersen seppe creare un corpus narrativo che probabilmente non ha eguali per diffusione nelle culture occidentali e che pure, paradossalmente, in genere non è interamente noto al lettore” (Berni).

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