Pubblicato il: 13 gennaio 2019 alle 8:00 am

L’astio dei ristoratori in tv è il simbolo di un’Italia che si affossa In un programma, quattro concorrenti esprimono giudizi velenosi sui loro avversari. Un malcostume diffuso, spesso tentiamo di screditare chi fa meglio di noi. Perché, invece, non proviamo a elogiarlo imparando a perfezionarci?

di Aldo Morlando.

Roma, 13 Gennaio 2019 – Mi è capitato di soffermarmi, nei giorni scorsi, su un programma tv, uno dei tanti, che parla di cucine, ristoranti, cibo. Si chiama “4 ristoranti”, lo conduce lo chef Alessandro Borghese ed è un adattamento al format tedesco Mein Lokal, Dein Lokal.

Il programma è carino, in verità, si fa guardare. Talvolta ripetitivo nella liturgia ma ben fatto, con una buona regia e con Borghese che dimostra di essere molto bravo non solo ai fornelli. Al punto che dopo la prima edizione nel 2015 solo per le reti Sky, l’anno successivo è stato replicato anche sui canali in chiaro e attualmente stanno andando in onda le puntate della quinta edizione oltre alle varie repliche degli altri anni.

I ristoratori chiamati in causa si confrontano su terreni comuni e ognuno dei 4 deve valutare con dei voti da 1 a 10 (in precedenza si andava da 1 a 5) l’esperienza nei locali degli altri 3 concorrenti. Borghese partecipa alla votazione anche con un bonus. Chi vince si aggiudica un premio di 5mila euro da spendere per l’attività.

Gli ascolti non fanno registrare numeri da Master Chef ma sono comunque cresciuti ogni anno e si è passati dai 300mila spettatori in media della prima edizione a punte di 456mila nella quarta edizione.

Però il programma che pure ha il merito di mettere in luce la nostra cucina attraverso le varie sfumature regionali, le location, le ricette e la tradizione, fa emergere anche altro. Infatti nella costruzione narrativa dell’impianto, quello che sembra scandire il tema di ogni episodio, è l’atteggiamento dei ristoratori: l’uno contro gli altri armati.

Preso dalla curiosità mi sono messo a guardare sia le puntate recenti che qualcuna più vecchiotta riprogrammata, e il ricordo più forte che mi è rimasto dopo la visione è proprio quello dei ristoratori che si denigrano tra di loro.

All’aspetto affabile e benevolo di Alessandro Borghese si contrappongono ogni volta i giudizi prevenuti se non astiosi dei partecipanti. Dal Delta del Po in Veneto (edizione 2019), ai trabocchi in Abruzzo passando dagli “osti” bolognesi (puntate del 2018), la musica non cambia: voti bassi dati solo per il gusto di danneggiare, commenti velenosi, smorfie, risatine e così via, in un variegato album di immagini sgradevoli, almeno all’occhio del telespettatore e di chi in quei locali ci è passato come avventore.

Non sto criticando il programma, è chiaro, no? Sto criticando un malcostume che è tra le cause della nostra arretratezza e non solo culturale. Perché il confronto dovrebbe portare sempre un miglioramento. Per tutti. Per vincere in una ipotetica competizione con un mio concorrente devo provare a fare di più e meglio di lui. E’ questa una delle vie che conduce all’eccellenza: del singolo, di una categoria, di un territorio. La direzione opposta porta alla mediocrità: del singolo, di una categoria, di un territorio.

“4 Ristoranti” (mi dicono che esiste un format simile anche per gli hotel) dovrebbe servire a farci riflettere su quanto il nostro Paese (i nostri compaesani) deve ancora fare per uscire dalle paludi di un provincialismo gretto, che penalizza tanti settori e livelli produttivi, anche quelli che nel mondo ci invidiano, senza criticare, anzi tentando di imitare.

Poi la critica ci può stare ma solo se si basa su dati oggettivi e se contribuisce al processo di crescita. Accetto con gratitudine la più aspra critica, diceva Otto von Bismarck, se soltanto rimane imparziale.

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