Pubblicato il: 16 gennaio 2019 alle 7:00 am

Di cyberbullismo si può morire La storia di Carolina e del padre Paolo che da 5 anni prova a dare un senso alla scomparsa della figlia

di Arcangela Saverino.

Roma, 16 Gennaio 2019 – «Le parole fanno più male delle botte» è la frase scritta da Carolina nella lettera lasciata nella sua camera prima di aprire la finestra e lanciarsi nel vuoto. Sono le tre di notte del 5 gennaio 2013 e i carabinieri di Novara trovano nel cortile di un palazzo il corpo senza vita di una ragazzina di 14 anni. «Sono stati i carabinieri ad avvisarmi di quello che era successo. Pensavo che mia figlia stesse dormendo, ma quando sono entrato nella sua stanza lei non c’era e ho visto la finestra aperta» racconta a neifatti.it il padre Paolo Picchio. Gli investigatori non perdono molto tempo per scoprire ciò che è accaduto. Carolina, qualche giorno prima, è invitata ad una festa tra coetanei; viene spinta ad ubriacarsi, si sente male e si reca in bagno, seguita da alcuni ragazzi che, approfittando del suo stato di incoscienza, iniziano a deriderla. Le afferrano la testa e mimano atti sessuali che accompagnano con frasi spinte. «Sono andato a riprenderla alle 23, dopo aver ricevuto una chiamata da quegli stessi ragazzi che hanno compiuto il gesto ignobile. Poiché non accennava a riprendere conoscenza, si sono spaventati e hanno pensato bene di chiamare il padre». Ciò che né Paolo, né sua figlia potevano immaginare è che quel gesto fosse stato ripreso con un cellulare e il video fatto circola tra i ragazzi della città diventando ben presto virale sul web. Carolina non ricorda nulla di quella serata e scopre di essere stata ripresa soltanto quando l’odio e gli insulti pesanti che legge sul social network le sferrano un pugno in pieno stomaco ferendola a morte. Di colpo la sua allegria e spensieratezza diventano un buco nero, il sorriso si spegne.

Le parole fanno più male delle botte, pensa “Io mi chiedo: a voi non fanno male? Siete così insensibili? Grazie per il vostro bullismo, ottimo lavoro”, sono le domande stese nero su bianco sulla lettera che Carolina scrive prima di aprire la finestra. Un testamento, forse il tentativo disperato di svegliare la coscienza di quei ragazzini o, magari, la volontà di punirli con la sua morte. Sono finiti a processo sei minori, tra cui il suo ex ragazzo, accusati di reati gravi: violenza sessuale di gruppo, produzione e diffusione di materiale pedopornografico, stalking, diffamazione e morte come conseguenza non voluta derivante da commissione di un altro reato.

Il Tribunale dei minori di Torino ha disposto per tutti la messa alla prova e, per effetto dell’esito positivo di quest’ultima, ha dichiarato estinto il reato. Sentenza di non doversi procedere, così si è conclusa la vicenda giudiziaria. Ma un esito di proscioglimento non potrà mai compensare la perdita di una giovane ragazza, la morte dell’innocenza. Una parte del padre di Carolina è morta insieme alla figlia e il futuro, con tutti i sogni e le speranze, è andato in frantumi. Resta solo la domanda su quale significato abbia da ora in avanti la vita. Paolo non si è lasciato sopraffare dalla rabbia e dal dolore e ha speso il suo impegno nella ricerca di tale significato, un senso da dare alla vita spezzata di Carolina, ma anche alla sua che prosegue nonostante tutto. «Ho riflettuto molto su una  frase che ha scritto nell’ultima lettera “Spero che adesso siate più sensibili con le parole”. Ho capito che mia figlia, una ragazza bellissima, dinamica e solare, ha voluto lasciare un messaggio e io non potevo ignorarlo. Era mio dovere fare arrivare tale messaggio a tutti i giovani in età scolastica e fare in modo che comprendessero che il mondo virtuale del web è importante, ma può creare disastri». In cinque anni ha visitato più di duecento scuole, ha tenuto numerose conferenze e ha parlato a più di 30 mila ragazzi, alcuni dei quali, colpiti dalla sua storia, hanno avuto il coraggio di confidarsi e raccontare di essere vittime o di avere compiuto atti di bullismo.

Con l’aiuto della senatrice Elena Ferraro, che in passato è stata insegnante di musica di Carolina, si è impegnato per presentare in Parlamento la proposta di legge per la tutela dei minori, la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo (ne parliamo qui). «Quando il testo legislativo è stato definitivamente approvato, sono stato chiamato da Laura Boldrini, ai tempi Presidente della Camera, che ha voluto dedicare la legge a Carolina. Un grande traguardo: si tratta del primo provvedimento sul fenomeno non solo in Italia, ma in tutta Europa». La legge punta sulla prevenzione e l’educazione non solo dei minori, ma dei genitori e degli insegnanti e, a tale fine, Paolo ha costituito la Fondazione Carolina Onlus che funge da supporto alle famiglie e alla comunità scolastica, per garantire ai genitori, agli educatori e a tutti coloro che hanno responsabilità educativa, il diritto alla cura, al recupero e all’armonia alle nuove generazioni «Il lavoro della Fondazione, costituita grazie alle donazioni delle famiglie e diretta dall’esperto educatore Ivano Zoppi, coinvolge non solo le scuole, ma anche i centri sportivi e gli oratori. Inoltre, poiché è anche importante l’aspetto curativo, a Milano abbiamo costituito un centro di cura del cyberbullismo in cui i giovani vengono seguiti da psicologi preparati nel settore: una vera e propria palestra per fortificare l’autostima. Anche l’arte viene utilizzata come terapia». Lo scopo è di restituire ai giovani la voglia di sognare e di credere negli ideali, evitando di lasciarli imprigionati in un mondo, quello virtuale, che sempre più spesso isola e fa perdere ogni contatto con la vita reale. Vite sospese tra il tasto online e offline. La Fondazione svolge, inoltre, attività di ricerca in collaborazione con la Facoltà di Psicologia dell’Università di Pavia «Portiamo avanti studi sugli aspetti psichiatrici e psicologici del fenomeno. Papa Francesco ha voluto mettere in contatto la nostra Fondazione con quella Pontificia per affrontare il problema del cyberbullismo a livello internazionale: è nato un Osservatorio mondiale sul fenomeno che coinvolge circa 150 docenti universitari di varie nazioni. In primavera si svolgerà in Vaticano un incontro in cui si esporranno i risultati dell’Osservatorio» spiega il papà di Carolina.

«Un abbraccio vale più di mille like» è la raccomandazione che Paolo ama fare ai “suoi” ragazzi. Perché, in fondo, sente che sono figli suoi.

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