Pubblicato il: 23 gennaio 2019 alle 8:00 am

Addio al signor Loacker, creatore dei wafer “napoletani” più famosi del mondo L’originale biscotto a strati aveva un segreto che lo rese ben presto richiesto ovunque: la gustosa crema a base di nocciole provenienti dal Regno delle Due Sicilie

di Giampaolo Rubinaccio.

Roma, 23 Gennaio 2019 – Il mondo dei golosi, soprattutto quelli dei prodotti a base di nocciola, è a lutto.

Scompare il signor Armin Loacker, l’uomo dei wafers, la persone che portò ad essere l’originaria azienda creata dal signor Alfons Loacker in un piccolo laboratorio di pasticceria, un’azienda esportatrice di quasi 900 milioni di pezzi in oltre 200 paesi del mondo.

Il wafer a “strati”, ovvero cialde intervallate da crema di nocciola è stato il prodotto che ha dato maggiore successo sia di immagine sia economico all’azienda, in molti ricordano il motivo musicale e le immagini di un gruppo di gnomi che scendevano dai monti del Tirolo a portare in giro per il mondo la bontà dolciaria altoatesina. Ma la storia racconta anche altro, soprattutto altro.

Il “wafer napoletano” nasce in un laboratorio dolciario a Vienna, esattamente quello della famiglia Manner nel lontano 1898 che lo chiamò “Manner Original Neapolitan Wafer n. 239”, wafer di Napoli, wafer con nocciole napoletane.

L’abbinamento delle cialde di fava di miele con crema dolciaria a base di nocciole napoletane decretò il successo di un dolce che era conosciuto solo nei paesi nordici.

Ma quale fu la vera novità? L’aggiunta al classico cioccolato da semi di cacao di una crema di nocciole campane, le cosiddette nocciole “Napoli”, tanto riconosciute che non vollero indicarle nella confezione come ingrediente ad altro valore aggiunto.

Le cronache di allora riferiscono che in pochissimi anni la rinomata pasticceria viennese divenne una delle prime società per azioni, segno che l’abbinamento delle tradizioni culinarie delle due distanti nazioni fu un notevole successo commerciale, un po’ come accaduto con la Nutella del signor Ferrero. Non dimentichiamoci che agli inizi non erano tanto le nocciole Piemonte a essere presenti, se ne producevano assai ben poche, ma quanto le nocciole Napoli a dare quel sapore tanto gradito alla Nutella.

Le origini di questo dolce si perdono nei meandri della storia, qualche studioso ha ritrovato ricette simili in scritti di Cratino e Magnete nel lontano 500 a. c., successivamente nell’antica Roma ritroviamo qualcosa di simile ma con l’utilizzo di pregiato miele maltese. Trascorrono gli anni ma il dolce resiste, lo ritroviamo nel XV secolo in vendita negli angoli delle strade londinesi da parte di cialdonai dove si iniziò a vedersi la forma tipica a nido d’ape, farcito principalmente di marmellate di frutta locale.

Non possiamo dimenticare che le nocciole definite “napoletane” erano presenti sulle tavole delle ricche famiglie dell’Ottocento non solo in ogni parte d’Europa, ma abbiamo diretta notizia che molte spedizioni di nocciole partivano dai porti di Napoli e di Palermo. La Sicilia, infatti, era l’altra regione storicamente produttrice di nocciole nell’allora sviluppato Regno di Napoli, avendo destinazione le lontane Americhe e spesse volte erano presenti nelle case reali d’Oriente. Rispolverando qualche libro di storia non possiamo non ricordare che in quegli anni Napoli e Vienna erano tra le città più “frizzanti” d’Europa non di meno di Parigi e che le due culture si incrociarono, a causa del matrimonio, molto mal visto dai reali napoletani con quelli viennesi.

Indubbio merito della famiglia Loacker è stata la lungimiranza di aver abbinato un prodotto dolciario industriale, relativamente povero di ingredienti, con un territorio ben specifico, utilizzando come simbolo il profilo del monte Sciliar, dimenticandosi, forse di proposito, di far dire a quei simpatici nanetti che scendevano sorridenti giù dal monte, che non solo la bontà altoatesina, ma il cuore napoletano ha contribuito (e ancora oggi è così, visto che Loacker compra ancora campano, a Nola) a decretare il successo commerciale dei quei wafer.

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