Pubblicato il: 28 gennaio 2019 alle 8:00 am

Dopo lo shutdown l’emergenza nazionale? Riaperto il governo negli Usa, una decisione per negoziare sulla costruzione del muro. Se la trattativa dovesse fallire, Trump potrebbe adottare una misura più estrema. Non è il primo presidente a ricorrere al blocco delle attività

da New York, Loredana Speranza.

28 Gennaio 2019 – Dopo 35 giorni, lo shutdown del governo, il più lungo della storia americana, è terminato, almeno per il momento, e ad annunciarlo è stato lo stesso presidente Trump, venerdì, dalla Casa Bianca.

«Abbiamo raggiunto un accordo per riaprire il governo», ha affermato il presidente, ma rimarrebbe aperto solo per 3 settimane, fino al 15 di febbraio, se le parti (il presidente e i democratici) non giungeranno ad una soluzione che soddisfi entrambi, ma in questo caso, una soluzione che preveda i fondi necessari a finanziare la costruzione del ‘muro della discordia’.

La chiusura parziale del governo era iniziata verso la fine di dicembre, dopo che i democratici avevano bloccato ogni finanziamento alla costruzione dello stesso, per cui la richiesta iniziale di Trump, dai 33 miliardi di dollari, si era ridotta a quasi 6 miliardi, e la costruzione di un muro ‘bello ed elegante’ in cemento, trasformata in una barriera in acciaio, e solo in postazioni considerate a più alto rischio. Anche questa soluzione non aveva incontrato il favore dell’opposizione, che era arrivata a destinare 1,3 miliardi di dollari alla questione della sicurezza ai confini con il Messico.

La chiusura del governo è uno dei tanti poteri del presidente degli Stati Uniti, un'”arma” utilizzata quando le parti, il presidente ed una o entrambe le camere del governo, si trovino in disaccordo sugli stanziamenti volti a finanziare riforme o progetti pubblici. In tal caso una parte del governo viene chiusa con conseguente riduzione delle attività e dei servizi federali, a seguito della riduzione del personale, creando così tutta una serie di disagi ed un aumento di costi, per la perdita di manodopera. Inoltre, ai dipendenti essenziali viene chiesto di lavorare senza paga fino alla riapertura del governo.

Protesta contro lo shutdown

Trump non è stato l’unico presidente ad utilizzare questo potere. Durante l’amministrazione Reagan, il governo venne chiuso otto volte, sotto George H. Bush una, e sotto Clinton due volte, così come anche il presidente Obama decise per uno “shutdown” che si prolungò per 16 giorni, nell’ottobre del 2013; oggetto della disputa: la riforma sanitaria, meglio conosciuta come l’Obamacare.

L’accordo a cui sono giunti però, secondo il leader delle minoranze del senato, Chuck Schumer, insieme alla portavoce della camera dei rappresentanti, Nancy Pelosi, riguarda solo alcuni punti della questione sicurezza ai confini.

«I muri funzionano perché tengono lontani i criminali, riducono i traffici umani e i cartelli della droga, e quello che costruiremo noi non sarà ‘medievale’ (in riferimento ad un articolo scritto da Dana Milbank) ma un muro intelligente, fatto di acciaio, efficiente, equipaggiato con le più innovative tecnologie di rilevazione, inclusi i droni», ha detto ancora il Tycoon. Concludendo poi: «Come comandante in capo, la mia più alta priorità è la difesa del nostro grande Paese».

Se alla fine di questa momentanea riapertura del governo non si sarà raggiunta una negoziazione soddisfacente, il presidente Trump non fa mistero di voler avvalersi di un’altra ‘arma’ più potente: quella della emergenza nazionale.

L’emergenza nazionale, negli Stati Uniti, viene dichiarata non solo per disastri ambientali ma anche quando si percepisce un reale pericolo per la nazione, come diretto risultato di aggressione o ribellione armata esterna, come quella intrapresa nel 2001, in risposta agli attacchi terroristici dell’11 settembre. Tale legge autorizza il presidente ad attivare poteri speciali, emettendo leggi provvisorie senza che passino per l’attuale iter burocratico.

In attesa di come si evolverà la questione, democratici e repubblicani, tutti, convengono con il presidente su un argomento, che «I muri non dovrebbero essere oggetto di controversia», anche perché come afferma un comico sino-americano, Joe Wang, che di muri se ne intende, «dopo un po’ diventano la più grande attrazione turistica».

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