Pubblicato il: 1 febbraio 2019 alle 8:00 am

Il nome della rosa, ultimo classico del ‘900 Il classico di Eco si prepara a tornare una seconda volta sullo schermo, in una serie TV per avvicinare spettatori e lettori vecchi e nuovi al giallo medioevale che ha appassionato il mondo in quel lontano 1980

di Caterina Slovak.

Roma, 1 Febbraio 2019 – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. La rosa antica esiste solo nel nome, di tutte le cose scomparse ci rimangono puri nomi. E’ l’ultima frase del primo e più celebre romanzo storico di Umberto Eco, Il nome della rosa. E lo scrittore forse aveva ragione: l’uomo non è capace, a differenza di Dio, di cogliere davvero l’essenza delle cose né di distinguere il particolare dal tutto, e nella nostra memoria tutto si mescola. Ci troviamo immersi in un universo complesso, caotico, spesso indecifrabile. È difficile orientarsi, i limiti umani a volte ci paralizzano, rivedere la luce è una chimera.

Riuscirà il protagonista del romanzo, il francescano Guglielmo da Baskerville – che subito rivediamo nella nostra mente con le fattezze di Sean Connery, che lo ha magistralmente interpretato nella versione cinematografica, a dipanare l’intricata tela di omicidi che avvengono in convento? Riuscirà a cogliere la vera essenza delle cose? Lo ricordiamo nello splendido film di Jean-Jacques Annaud (che inizialmente venne massacrato dalla critica, pur avendo ricevuto il plauso di Eco), che aumentò ulteriormente la fama internazionale del libro.

Guglielmo ha il compito di svelare il mistero di morti seriali che sembrano volute da una mano divina, non umana. Soltanto l’uso della ragione può illuminare la sua via, aiutarlo ad affrontare le prove più difficili. Sarà guidato dalla mano di Dio? Dargli un nome non conta, l’importante è non cedere alla disperazione e ascoltare il daimon, come diceva Socrate, la voce interiore che guida l’uomo alla felicità.

Il romanzo è l’ultimo grande classico del secolo passato, molto amato anche all’estero, pubblicato nel 1980, premio Strega nel 1981, e ripubblicato in una seconda versione nel 2012.

Il protagonista è un ex inquisitore alla ricerca della sua anima, uno Sherlock Holmes medievale, chiamato in un monastero benedettino nell’Italia del nord, scosso da misteriosi assassiniiche rischia la scomunica papale e l’accusa di eresia. La crisi di valori e di fede della gigantesca abbazia viene affrontata dal monaco con l’aiuto di un suo giovane allievo Adso da Melk, che narrerà in un suo manoscritto i diabolici omicidi che avranno luogo dentro una delle cittadelle del sapere più importanti dell’intera Europa in quel del 1327. Noto per la sua intelligenza, Guglielmo verrà chiamato a indagare su quella che presto verrà bollata come l’opera del demonio e degli eretici infiltrati nell’abbazia.

Al centro del romanzo c’è una biblioteca, che sembra vivere di vita propria, luogo di ombre e intrighi, che domina il monastero, una delle più grandi dell’Europa medioevale, custodita gelosamente come un vero fortino, dove si mormora ci siano anche libri proibiti, così preziosi che potrebbero spingere qualcuno a uccidere per poterli leggere, o impedire ad altri di farlo. La biblioteca, a cui si arriva attraverso una intricata serie di labirinti, rappresenta il buio, la tenacia degli uomini a nascondersi per evitare di intraprendere il percorso verso la conoscenza, che può scardinare le verità imposte. La biblioteca è inaccessibile a tutti tranne che al bibliotecario e a chi sa entrarvi di nascosto, come riuscirà a fare Guglielmo scoprendo una serie di passaggi segreti.

Con l’arrivo di Bernardo Gui, spietato inquisitore e acerrimo nemico di Guglielmo, che condanna una donna accusata di stregoneria e due monaci perché ritenuti eretici e responsabili dei delitti, la situazione precipita, fino al coup de théâtre finale.

Il romanzo proietta il lettore nel medioevo, tra dispute dottrinali tra il Papa e l’Imperatore, filosofia, storia, teologia, esoterismo, dove Eco sfoggia la sua superba conoscenza dell’epoca medioevale, ma è anche un omaggio ai classici del giallo all’inglese, uno dei più appassionanti e divertenti da leggere.

La nuova versione televisiva andrà in onda dal 4 al 25 marzo prossimi, in 4 puntate in prima serata su Raiuno. Regia di Giacomo Battiato e un cast internazionale: John Turturro sarà Guglielmo da Baskerville (ardua la sfida con Sean Connery), poi Rupert Everett nei panni del grande inquisitore e il diciottenne tedesco Damian Hardung a interpretare il novizio Adso da Melk. Tra gli altri attori: Sebastian Koch, Roberto Helitzka, Stefano Fresi, Greta Scarano, Alessio Boni.

Vi invitiamo chiaramente a leggere, o rileggere, il romanzo, libro meraviglioso, intrigante e misterioso, senza lasciarvi intimorire dalle lunghe disquisizioni sull’ordine francescano, dalle frasi latine o dalle 618 pagine, con le parole dell’Autore. Metafora eterna del lungo viaggio verso la consapevolezza di cosa significhi sapere, la biblioteca è nel romanzo la soluzione: la conoscenza è la via. I libri, per Eco, sono magici: possono far vivere per sempre. “Chi non legge – diceva – a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro”.

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