Pubblicato il: 7 febbraio 2019 alle 8:00 am

Inondazioni e frane, contiamo troppe vittime Secondo il Rapporto annuale del Cnr-Irpi, nel 2018 i morti causati dal dissesto geo-idrologico sono stati 38, 2 i dispersi, 38 i feriti e oltre 4.500 gli sfollati e i senza tetto

di Francesco Nardone.

Roma, 7 febbraio 2019 – L’Italia è un Paese fragile. Se facciamo riferimento al solo rischio idrogeologico e prendiamo in considerazione i dati dell’ultimo Rapporto Ispra (edizione 2018), 7.275 comuni (91% del totale) sono a rischio per frane e/o alluvioni; il 16,6% del territorio nazionale è classificato a maggiore pericolosità; 1,28 milioni di abitanti sono a rischio frane e oltre 6 milioni di abitanti a rischio alluvioni. E’ stato il forte incremento delle aree urbanizzate, verificatosi a partire dal secondo dopoguerra e spesso in assenza di una corretta pianificazione territoriale, a portare verso un considerevole aumento degli elementi esposti a frane e alluvioni e quindi del rischio. Le superfici artificiali sono passate dal 2,7% negli anni ‘50 al 7,65% del 2017. Poi, l’abbandono delle aree rurali montane e collinari ha determinato un mancato presidio e manutenzione del territorio.

La fragilità (associata all’assenza di politiche di prevenzione e poi di messa in sicurezza), provoca disastri. I dati del ‘Rapporto periodico sul rischio posto da frane e inondazioni alla popolazione italiana’ per l’anno 2018 dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpi) di Perugia, pubblicato sul sito Polaris, sono drammatici. “Nel corso del 2018 – riferisce la ricercatrice Paola Salvati –  frane e inondazioni hanno causato in Italia 38 morti, 2 dispersi, 38 feriti e oltre 4.500 tra sfollati e senzatetto in 134 comuni, distribuiti in 19 regioni. Le regioni più duramente ferite sono quelle del Sud. In particolare, Sicilia e Calabria sono quelle con il più alto numero di vittime”.

Il Rapporto del Cnr-Irpi contiene elenchi, statistiche, analisi e descrizioni degli eventi geo-idrologici che hanno causato danni diretti alla popolazione nello scorso anno, comprensivi di mappe e statistiche relative agli eventi fatali avvenuti nei cinque e nei cinquanta anni precedenti. “Nel corso del 2018, soprattutto nella seconda metà dell’anno, si sono verificati degli eventi molto intensi che hanno causato un elevato numero di vittime. Basti pensare alla piena improvvisa che in agosto ha stravolto le gole del Raganello in Calabria, con 10 vittime e 11 feriti. Sempre in Calabria, nei primi giorni di ottobre, durante un nubifragio hanno perso la vita una giovane mamma e i suoi due bimbi”, ricorda la ricercatrice del Cnr-Irpi. “Tra il 1 e il 5 novembre la Sicilia è stata interessata da gravi fenomeni alluvionali, il 3 novembre si sono registrati gli effetti peggiori: tutti i bacini dell’agrigentino e del palermitano centro-occidentale sono andati in piena. A Casteldaccia, dove due famiglie, in totale nove persone tra adulti e bambini, sono rimaste bloccate al piano terra di una villetta costruita nei pressi del fiume, e sono annegate a causa dello straripamento del fiume Milicia”.

I dati del 2018 sono i più gravi registrati negli ultimi cinque anni. “L’anno appena trascorso in termini di vittime a causa del dissesto geo-idrologico è stato molto sopra la media”, commenta il direttore del Cnr-Irpi, Fausto Guzzetti. “Considerando la serie storica 2000-2018 hanno perso la vita in totale 438 persone, 23 di media annua. Il triste primato delle vittime è del 2000 (54 morti e 7 dispersi), seguono il 2009 (50 morti e 6 dispersi), il 2011 (44 morti) e il 2018 (38 morti e 2 dispersi). Un bilancio pesante, specialmente perché le persone spesso perdono la vita in circostanze evitabili. Servirebbe maggiore prevenzione, rendendo i cittadini consapevoli dei rischi a cui sono soggetti, ponendo più attenzione alle criticità del territorio, e osservando rigorosamente norme e vincoli di edificabilità”.

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