Pubblicato il: 9 febbraio 2019 alle 7:00 am

«La città in cui ti conduco è vasta e intricata» I colori della passione e della purezza disegnano il romanzo di Michel Faber ambientato nella Londra vittoriana. Un libro che lascia il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina, a tratti inquietante. Tradotto in 22 paesi

di Rosa Aghilar.

Roma, 9 Febbraio 2019 – “Si chiede se le foto che le ha scattato quel fotografo nel suo atelier dureranno per sempre, e spera di no. Sul momento, non ha avuto nessuna remora, e ha posato nuda vicino a piante in vaso, con le calze e basta accanto a un letto a baldacchino, e immersa fino alla vita in una vasca da bagno di acqua tiepida. Non aveva nemmeno dovuto toccare qualcuno!”.

Sugar è una prostituta di diciannove anni, la più desiderata in città che cerca però il modo per sottrarre il proprio corpo e soprattutto l’anima, al fango delle strade. Nella Londra vittoriana del 1875, Michel Faber, ci porta dai vicoli luridi, maleodoranti e malfamati, allo sfarzo scintillante delle classi dell’alta società, seguendo intimamente la scalata di Sugar.

Quella dello scrittore è una ricostruzione storica imponente della Londra di quei tempi che descrive, approcciandosi direttamente al lettore.  L’incipit, infatti, recita: “Attento. Tieni la testa a posto, ti servirà. La città in cui ti conduco è vasta e intricata, e tu non ci sei mai stato prima”.

E così la prima conoscenza che facciamo è con Caroline, una prostituta che fu moglie e madre e operaia in una fabbrica di profumi e che, al tempo in cui si muovono i personaggi del romanzo, si trova a vendere il suo corpo nei bassifondi londinesi descritti con tale precisione da sentirne il tanfo dello sterco di cavallo e della scarsa igiene del popolino, il rumore delle carrozze e le grida di ciarlatani e venditori.

Non è Caroline la prostituta su cui si concentra l’autore, ma il punto focale della struttura narrativa de Il petalo cremisi e il bianco, è Sugar.

Lei ha appena diciannove anni, ma per la sua giovane età, è molto richiesta dall’universo maschile non solo per i suoi servizi, ma anche per la sua capacità di intrattenere qualsiasi conversazione. La sua straordinarietà sta nel fatto che, benché sia donna di malaffare, sia in grado di leggere e scrivere, Sugar riesca a sedurre il corpo degli uomini, ma anche le loro menti.

A proposito, è anche una romanziera. La protagonista è però ben cosciente che la sua opera non sarà mai letta dalla società bigotta e benpensante, di un maschilismo profondamente radicato, nel quale si trova a sopravvivere e, il suo incipit ricorre più volte lungo le pagine delle vicende che scorrono sotto gli occhi del lettore o, in questo caso, della lettrice:

“Gli uomini sono tutti uguali. Se c’è una cosa che ho imparato nel corso della mia vita sulla Terra, è questa. Gli uomini sono tutti uguali.

Come posso affermarlo con tanta convinzione? Ho forse conosciuto tutti gli uomini che è possibile conoscere? Ebbene sì, caro lettore, forse è proprio così”.

All’improvviso la svolta, Sugar è notata e, letteralmente, comprata dal rampollo delle profumerie Rackham, William. Ce n’è abbastanza da far letteralmente impazzire il ragazzo, che ben volentieri passa sopra al seno piccolo di Sugar, alla sua magrezza, ai suoi capelli rossi, alla vitiligine che le percorre il corpo. Folle di gelosia, l’uomo stila un contratto con la maitresse per riservare la ragazza a sé e toglierla dalla disponibilità degli altri clienti del bordello nel quale esercita. Dalla loro relazione emergono altre figure femminili affascinanti come la consorte, Agnes Rackham e la donna dei desideri del fratello Henry Rackam, Mrs Emmeline Fox.

La prima è di una bellezza straordinaria, elegante, affascinante, dal viso angelico, quanto triste, ma molto sfortunata poiché vive il matrimonio come se fosse una prigione. Lei è circondata da persone che, non comprendendo la natura del suo male e vorrebbero rinchiuderla in manicomio. Anche Agnes legge e, sebbene la sua condizione di donna rispettabile (e quindi di mogliettina ornamentale) sia meno sciocca di quanto possa sembrare: sono gli uomini che pensano di avere il controllo di tutte le cose e, chiaramente anche delle donne, pensando di poterle manovrare secondo i loro desideri ma Sugar è mulier senza scrupoli e arrivista e alla fine la donna perduta di Faber, si ritrova.

Mi sono sentita inquieta, indignata, a tratti insoddisfatta nel leggere Il petalo cremisi e il bianco, ma col fiato sospeso fino all’ultima pagina per i personaggi archetipici e i forti contrasti sociali. A essi Michel Faber ha aggiunto robuste dosi di erotismo esplicito, con lo spirito di chi si è divertito a mostrare e concretare le pulsioni sessuali sepolte dal formalismo e dal moralismo tipici della società ottocentesca, quelle che di solito si dicono nei romanzi in costume “vibrino in sottofondo”.

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