Pubblicato il: 13 febbraio 2019 alle 8:00 am

Paesologia, l’arte di riscoprire l’Italia sconosciuta dei piccoli borghi Ripartire dai paesi italiani, i più sconosciuti e quelli spopolati dall’emigrazione, farli rivivere. Anche grazie allo strumento comunicativo della poesia. E’ il movimento culturale, ideato dal poeta irpino Franco Arminio, che raccoglie consensi e adesioni

di Anna Giuffrida.

Roma, 13 Febbraio 2019 – Lo sguardo umano del poeta sulla realtà e l’impegno militante di chi ha vissuto il terremoto in Irpinia. E, nel tempo, la necessità di dare una voce a luoghi spesso dimenticati o sconosciuti, a piccoli paesi prosciugati dallo spopolamento. E’ così che il poeta Franco Arminio è sceso in strada, fondando l’idea e il movimento della Paesologia. «Vivo in un paese, quello in cui sono nato. A un certo punto, dopo il terremoto accompagnavo spesso registi e scrittori a vedere i luoghi terremotati. Però quello che scrivevano spesso non mi soddisfaceva molto. Così, vent’anni dopo il terremoto, ho scritto un libro in cui ho raccontato i paesi colpiti dal terremoto e anche la ricostruzione. E in quel libro mi sono attribuito il ruolo di paesologo», racconta Franco Arminio, che vive a Bisaccia nel territorio dell’Irpinia ma che da quel momento ha iniziato ad esplorare e descrivere angoli d’Italia che spesso le cartine geografiche non indicano e di cui non si conosce più neanche il nome.

Nei suoi giri per paesi, il poeta-paesologo Arminio ridà voce ai luoghi attraverso gli anziani che li abitano, incrociandone lo sguardo e scambiando con loro qualche pensiero. Si sofferma ad osservare spazi desolati, piazze rimaste inanimate, dove spesso è solo la natura a parlare. Si mette alla ricerca dei paesi più marginali, dove non va nessuno, di paesi sperduti. E lì legge anche le sue poesie, nelle quali racconta l’anima nascosta delle cose e di chi abita quei paesi.

«Castelnuovo di Conza, Santomena / Gallo Matese, Duronia, Rosello, / Paludi, Salle, Gildone, / Faeto, Castelgrande, / Tripi, Lupara, Villarosa, / Roseto in Val Fortore, / Conza della Campania. / Ricordatevi questi nomi, / sono alcuni dei paesi più feriti / dall’emigrazione. / Questi paesi sono relitti ad alta quota, / monasteri dello sconforto, / barche che affondano / e portano a galla il sacro». Sono alcuni versi, tratti dal libro di Arminio ‘Resteranno i canti’ che rappresenta il manifesto di questo movimento e tramanda il ruolo della Paesologia. Oltre la scrittura, oltre «l’arte di incontrare e raccontare i paesi e i luoghi, percepiti come centri di vita associata» come recita l’enciclopedia Treccani, la Paesologia è animata anche da un impegno più militante e sociale che punta a riscoprire non solo la bellezza di certi paesi ma a ricostruirne una vita. E lo fa sia con incontri sul territorio sia con i tanti festival dedicati al tema, come il Festival La Luna e i Calanchi ad Aliano di cui Arminio è il direttore artistico. E i risultati, in questi anni di poesia e impegno sociale, non sono tardati ad arrivare. «Ho testimonianze di tante persone che mi hanno detto ‘Mi sono dedicato con più convinzione alla campagna dopo aver fatto queste cose’ – spiega il paesologo – I risultati comunque non sono direttamente misurabili: uno apre un negozio di prodotti tipici, uno torna a fare l’agricoltore. Quello che manca è l’impegno politico. Se ne parla un po’ di più della questione paesi, ma non ci sono risultati clamorosi. Del resto, se ci fosse un’attenzione per questi luoghi io non farei il paesologo».

Nonostante la disattenzione politica, questa cura per i paesi più piccoli ha però contagiato persone da tutta Italia che negli anni continuano a partecipare al Festival di Aliano, riscoprendo le bellezze naturali di questo paese dell’Appennino e dando una spinta alle attività del territorio. Un impegno che parte anche dalla pagina Facebook di Arminio dove il poeta mette a disposizione di tutti, barattandole con chi le chiede, poesie e immagini inedite, e dove il movimento a difesa di questi luoghi coinvolge un numero crescente di persone. «Il baratto lo faccio così come mi viene, non è un calcolo di marketing. Teoricamente non si dovrebbero mettere lì a disposizione, eppure nonostante li metta in rete i libri qualcuno se li compra. In genere certe idee hanno bisogno di tempo, questo è un caso in cui quasi in tempo reale succede qualcosa», prosegue con tono gentile Franco Arminio. Che aggiunge: «E’ un altro modo di concepire la letteratura, l’arte e il ruolo dell’intellettuale, con una dimensione più comunitaria». Una condivisione che, per il poliedrico Arminio che oltre le parole usa la fotografia e i video per raccontare i paesi e la Paesologia, nei prossimi mesi diventerà una raccolta di brevi film sui luoghi di tutta Italia meno conosciuti dal titolo arminiano “Nuovo cinema Paralitico”. «Abbiamo quasi finito le riprese, un altro giro al Nord e abbiamo finito – dice Franco Arminio – Non è una fiction, ed è originale anche rispetto ad un documentario. E’ un esercizio di osservazione breve, in cui leggo poesie e in cui guardiamo i luoghi. Sono frammenti di film a sé che poi saranno montati tutti insieme». Il tempo rallenta nelle parole di Arminio, si sedimenta e concima progetti a cui tutti sono invitati a partecipare. E dalla sua pagina social chiede a chiunque conosca un piccolo paese di filmarlo, «con un telefonino in posizione orizzontale a cui può aggiungere un commento audio o sonoro e inviarlo a casadellapaesologia@gmail.com», video che saranno proposti sui canali social e durante i festival paesologici. Dalla poesia alla paesologia e con un ritorno ai versi, per tornare a riscoprire oltre ai paesi anche la comunicazione semplice ma non facile, umile ma potente della poesia. E per Arminio è questa la voce dei piccoli paesi sperduti da riscoprire.

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“Io e te abitiamo la stessa casa, / lo stesso paese, la stessa luna. / Non siamo qui per respirare, / ma per cantare l’inquietudine. / Le tue parole hanno le zampe lunghe / delle cicogne, / la tua vita avanza a colpi di vento. / Sei fuori dall’inganno, dal recinto, /ma non ne fai commercio. / Hai la purezza/ di chi non si protegge”. (Foto di Franco Arminio)

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