Pubblicato il: 16 febbraio 2019 alle 7:00 am

Bon ton alla turca: vietato ridere e leccare il gelato Alcune delle assurde norme dei corsi di etichetta a Istanbul che spiega alle cittadine come comportarsi in pubblico per essere eleganti

di Danilo Gervaso.

Istanbul, 16 Febbraio 2019 – Ricordate la scena di Viaggi di nozze di Verdone, dove Claudia Gerini addenta una banana coprendosi con la mano? Evidentemente seguiva il preconcetto secondo cui il gesto non sarebbe molto elegante perché richiamerebbe esplicitamente un atto sessuale. Il film devono averlo visto anche in Turchia, perché molto simili sono i consigli offerti dal corso «Come essere una donna a Istanbul»: è questo titolo che una municipalità della periferia europea della capitale turca ha dato ad un corso di ‘stile’ per le sue residenti: due ore a settimana di consigli su come vestirsi, come parlare, come camminare e addirittura su come mangiare un gelato in pubblico, ovvero naturalmente senza leccarlo se si vuole apparire eleganti.

Già nel 2014 il vicepremier Bulent Arinc, in campagna elettorale, enunciando i suoi illuminati progetti sulle donne, aveva dichiarato che queste non dovevano ridere in pubblico perché peccaminoso: «La donna – diceva – saprà quello che è peccaminoso e quello che non lo è. Non riderà in pubblico. Non sarà seducente nel suo comportamento e proteggerà la sua castità». Inutile precisare che, all’indomani di queste dichiarazioni, centinaia di cittadine turche avevano pubblicato sui social le loro foto sorridenti e a capo scoperto, organizzato manifestazioni di proteste con tanto di sorrisi, trascinando anche le donne di tutto il mondo che, per solidarietà, hanno sorriso contro il governo conservatore turco.

Le donne turche sono molto diverse da come ce le immaginiamo noi occidentali, dall’idea generale che abbiamo di loro. Non sono remissive o totalmente sottomesse. Ci sono donne che, per estrazione sociale bassa, sono poco istruite e assoggettate all’uomo: vestono con lunghi abiti neri e tengono il volto totalmente coperto, sono costrette a sposarsi, avere figli giovanissime e a badare alla casa. Molto spesso non hanno consapevolezza dei loro diritti. È un fenomeno presente soprattutto nell’entroterra o in alcune aree più periferiche della Turchia, o anche in alcuni quartieri di Istanbul, dove la mentalità è rimasta chiusa, poco evoluta, ancorata al passato. Soprattutto nelle grandi città turche invece seguono la moda, sono più attente alla propria persona, sono colte, rivestono posti di rilievo. Queste donne sono attive sia nella vita sociale che politica, consapevoli dei propri diritti sia in ambito familiare che lavorativo e sociale. Alla donna in carriera, si contrappone quella più popolana, con un grado di istruzione medio, che veste con abiti sgargianti, il capo coperto da foulard variopinti. Si tratta di donne attive, lavoratrici, che sono la spina dorsale della famiglia turca. Tipologie di donne diverse ma entrambe determinate, forti, consapevoli del loro potere sull’uomo.

Ferzan Őzpetek racconta che Roxelana, moglie del sultano Solimano il Magnifico, non era assolutamente bella, ma riuscì comunque ad ammaliare il sultano che ne era completamente innamorato, poiché non conta solo la bellezza, il sesso, quanto l’intelligenza, l’arte della seduzione, l’ironia di una donna. Queste erano le vere doti per tenersi stretto un uomo, e le donne turche hanno saputo mantenere la loro femminilità, il mistero, l’intrigo della seduzione, cosa che spaventa i legislatori islamici.

Dalla sua ascesa al potere, all’inizio degli anni 2000, il presidente Erdoğan ha reintrodotto nelle scuole e negli uffici pubblici l’uso del velo che Atatürk aveva vietato insieme con le altre grandi riforme. A partire dal tentato colpo di stato del 2016 sono aumentati i casi di violenza sulle donne e la loro progressiva scomparsa dalla scena pubblica, ma sono anche numerose le testimonianze di donne turche che esprimono un crescente senso di insicurezza ed una tendenza all’auto-censura rispetto alle proprie abitudini di comportamento o abbigliamento. Il mostrarsi in pubblico con braccia e gambe scoperte le espone a sempre più violente rappresaglie da parte dei conservatori.

La Turchia, lo ricordiamo, è il paese in cui il 40 per cento delle ragazze di età inferiore ai 18 anni è costretto a sposarsi, dove il governo Erdoğanha proposto che, in base alla legge islamica, le bambine di appena 9 anni e i ragazzi di 12 anni possono convolare a nozze, dove il livello medio di scolarità per le bambine è di soli 6,5 anni, dove si può abusare di una 13enne e farla franca…

Ma non si può mangiare un gelato in pubblico.

Sono anche altri i preziosi consigli di cui le donne faranno tesoro al corso: non parlare di cose personali al telefono, non truccarsi al mattino, non indossare vestiti stravaganti, non camminare in modo provocante, fare attenzione al tono della propria voce…

Le polemiche, anche questa volta, sui social network non si sono fatte attendere. Molti utenti hanno attaccato gli organizzatori, accusandoli di sessismo e di voler limitare la libertà, già notevolmente ristretta, delle donne turche, ancora in bilico fra oppressione e libertà.

neifatti.it ©