Pubblicato il: 16 febbraio 2019 alle 8:00 am

Scandalosa maledetta poesia Negli anni Settanta del XIX secolo, la relazione tra i poeti «maledetti» Arthur Rimbaud e Paul Verlaine, finita a colpi di pistola, suscitò un grande scandalo

di Caterina Slovak.

Parigi, 16 Febbraio 2019 – Le battaglie per i diritti degli omosessuali non sono nate oggi, e nemmeno il clamore per qualche relazione particolare: il 10 luglio 1873 il poeta Paul Verlaine spara due colpi di pistola al giovane amante Arthur Rimbaud in una stanza d’hotel di Bruxelles.

I poètes maudits sono uomini dalle vite tragiche, ai limiti della demenza, che danzano sull’orlo del precipizio con compagni poco raccomandabili, tra sesso, alcol e droghe, sovvertendo i valori di una società borghese che non li comprende e non è all’altezza del loro genio rivoluzionario.

La madre di Paul Verlaine conserva in casa tre barattoli di vetro con i feti di altrettanti aborti, che un giorno Paul, completamente sbronzo, fa a pezzi a bastonate. Sarebbe bastato questo per renderlo maledetto. Arriva a Parigi giovanissimo, al Liceo i risultati non sono eccellenti ma il contatto con la letteratura lo affascina, ama frequentare i cafè e i salotti letterari, inizia a pubblicare poesie, si sposa e ha un figlio, Georges.

L’incontro col giovanissimo Arthur Rimbaud è sconvolgente. Lo ha chiamato lui a Parigi, dopo aver letto qualche poesia. Nel 1871 Rimbaud, diciassettenne dagli occhi azzurri sconvolge la vita borghese nella quale l’altro si è adagiato, che lascia tutto, compresi moglie e figlio neonato, e comincia una vita di vagabondaggio per seguire il giovane poeta in Inghilterra e in Belgio: i due diventano compagni di arte e di vita, si abbandonano alla poesia e alla passione, scandalizzano i salotti letterari di Parigi e d’Europa: Noi saremo, a dispetto di stolti e di cattivi, che certo guarderanno male la nostra gioia... scrive Verlaine. Nel 1873 i due poeti sono a Londra, quando Verlaine abbandona tutto d’un tratto Rimbaud, affermando di voler tornare dalla moglie, deciso, se lei non lo riprende, a spararsi. Trasloca quindi in un albergo a Bruxelles. Rimbaud lo raggiunge, dubitando del proposito di suicidio. Durante la discussione, nel momento in cui è Rimbaud a volerlo lasciare, Verlaine, ubriaco fradicio di assenzio, chiude la porta a chiave e gli spara due colpi di pistola, ferendolo leggermente a una mano. Verlaine viene così incarcerato e condannato a due anni di carcere dopo un processo in cui è sottoposto a inutili umiliazioni, come la visita medica «per constatare s’egli porti tracce d’abitudine pederastica». Conclusione della perizia: l’imputato presenta tracce recenti «di pederastia attiva e passiva». Cosa c’entra con le accuse? Nulla.

Chi è il giovane amante? Bambino ubbidiente, studente diligente, riceve premi per i suoi temi in francese e i suoi componimenti in latino, pubblicati sulla rivista ufficiale della scuola, inizia a comporre poesia. In questo stesso periodo, il giovane Rimbaud conosce un professore di retorica, Georges Izambard, che non solo lo incita a comporre altre liriche, ma gli fa conoscere autori del passato. Inizia adesso a manifestare l’insofferenza verso la famiglia e la scuola, ha solo 15 anni ma desidera una vita libera e avventurosa e fugge più volte dalla sua città. La prima fuga termina a Parigi, dove viene arrestato per vagabondaggio. Fugge ancora, più volte, sempre costretto a tornare a casa. Fino all’arrivo a Parigi e alla relazione con Verlaine, dall’esito tragicamente fatale.

In carcere Verlaine si avvicina alla religione, si tormenta di rimorsi: Che hai fatto, tu che adesso piangi senza fine, dì, che ne hai fatto, tu, della tua giovinezza? Viene a sapere che sua moglie ha chiesto e ottenuto la separazione, all’uscita cercherà invano di riconciliarsi con lei, ma tenta poi anche di strangolare la madre, e torna dietro le sbarre. Fa una breve esperienza come professore. Nel 1883 muore di tifo, durante il servizio militare, Lucien Létinois, suo ex alunno e ultimo innamorato. Disperato, di nuovo privo di qualunque persona capace di consolarlo, Verlaine piange la morte dell’amante/figlio e cerca di nuovo conforto nell’alcol. Alcolizzato e consumato dalla sifilide, passa i suoi ultimi anni tra il café, le prostitute e l’ospedale.

Le strade di Rimbaud e Verlaine, dopo il carcere, si incroceranno ancora una volta, e sarà ancora amore, sebbene fugace.

Rimbaud è rimasto solo e inizia una nuova vita arruolandosi nell’esercito coloniale olandese. Diserta quasi subito e ritorna a Charleville. Poi lavora in un circo, a Cipro diventa capocantiere, si dà al traffico d’armi. Infine nel maggio del 1891, affetto da un tumore al ginocchio destro, ritorna in patria, a Marsiglia, dove muore a soli 37 anni.

Paul Verlaine muore qualche anno più tardi di polmonite, all’età di 51 anni.Ma la sua poesia è talmente straordinaria che, durante i suoi funerali, alla statua della Poesia in cima all’Opéra Garnier cade il braccio destro che regge una lira, schiantandosi dove il carro funebre del Prince des poètesè appena passato.

Finisce così un’avventura umana e culturale irripetibile, l’ultimo pezzo di secolo e di vita bohémienne. E dopo qualche anno, con lo scoppio della Grande Guerra, finirà un’epoca.

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