Pubblicato il: 17 febbraio 2019 alle 7:00 am

Curriculum vitae, i titoli dichiarati svelano davvero le qualità di una persona? La certificazione corrisponde, in qualche modo, allo scorrere dell’esistenza di ognuno: basta poco per mentire, ma basta poco anche per essere ingiustamente messi in discussione

di Giosuè Battaglia.

Roma, 17 Febbraio 2019 – A tutti che si avvicinano al mondo lavorativo o concorsuale, si chiede un curriculum vitae, una dichiarazione formale dei titoli acquisiti e in possesso, una esperienza lavorativa e tutte le altre notizie che risaltano la persona concorrente e che danno all’esaminatore una certa soglia per valutare se il candidato risponde a certi requisiti richiesti.

Ma questo curriculum, in alcuni punti della stesura, può essere artato, non per quanto riguarda i titoli dichiarati, perché (volendo) facilmente controllabili attraverso i loro dati, ma per quanto riguarda le informazioni personali, non controllabili. Allora ad esso segue un colloquio che saggia tutte le altre situazioni di cui non può essere valutata l’esistenza, in quanto non controllabili con dati oggettivi e reali.
E’ proprio su questi ultimi che la valutazione non è appropriata e si dovrebbe conoscere bene la persona se effettivamente risponde a certe caratteristiche, che possono conoscersi solo avendo frequentato la persona o aver ruotato nella sua cerchia di vita. Così questa parte dichiarata nel curriculum rimane oscura e solo con un giusto approfondimento, potrebbe risultare chiara. Praticamente essa potrebbe rappresentare “La carriera della vita” di ognuno di noi e che non si può descrivere in un elenco, ma appartiene al “correre della vita”, un insieme di eventi che accompagnano l’individuo nel corso della sua esistenza. Essi sono belli o brutti e fanno parte di se stessi, della propria personalità, del proprio intendimento, del proprio agire che l’individuo stesso non potrebbe mai descrivere o raccontare in un “curriculum vitae” propriamente detto, perché potrebbe essere messo in discussione da chi dovrebbe valutare la posizione di vita o atteggiamenti dichiarati dalla parte in causa che sarebbe in grande conflitto d’interesse. Allora quelle dichiarazioni vanno fatte dall’opinione pubblica che si trova più a contatto con l’individuo, che ha modo di valutare il comportamento generale tenuto dalla persona soggetta alla valutazione, la quale però mostra un certo scetticismo nelle dichiarazioni, soprattutto ai tempi nostri, in cui basta un nonnulla a far precipitare la stima per l’altro, basta una diceria per mettere alla gogna qualsiasi individuo, anche solo senza vederlo, usando la frase “si dice” che ricorda l’attrice Tina Pica dei film di Vittorio De Sica. Così c’è un margine di inaffidabilità anche in questo “correre della vita”. Ma questo rappresenta il correre terreno per il curriculum finale da presentare al Signore all’atto del trapasso.
neifatti.it ©