Pubblicato il: 19 febbraio 2019 alle 8:00 am

Non c’è niente di più bello che imparare Enrico Letta con il suo libro “Ho imparato”, elabora idee e lancia proposte “per interrompere una sequenza fatta di errori e illusioni, tra sovranismi e rottamazioni. La strada che ha preso l’Italia non mi piace”

di Giuseppe Allocca.

Napoli, 19 Febbraio 2019 – Un libro per riflettere e discutere quello dell’ex premier Enrico Letta “Ho imparato” (ed Il Mulino 2018), presentato dall’autore a Napoli, nella Biblioteca Pagliara dell’Università Suor Orsola Benincasa che da dieci anni è sede di una Scuola di Alti Studi Politici.Con il Direttore della Scuola di Affari Internazionali dell’Università Sciences Po di Parigi, che in Italia nel 2015 ha fondato la Scuola di Politiche e l’Associazione Italia-Asean, si sono confrontati il Rettore Luciano D’Alessandro, la preside della Facoltà di Lettere Emma Giammattei e Francesca Russo, professoressa associata di Storia delle Dottrine politiche e Direttrice dell’Ufficio Erasmus dell’Ateneo napoletano.

Il libro di Letta è semplice, diretto, chiarissimo; è un ragionamento sul futuro del Paese svolto attraverso il racconto autobiografico della propria esperienza in un momento difficile e per alcuni aspetti oscuro della vita italiana, mai così incerta, a tutti i livelli ma in particolare per le prospettive dei giovani e soprattutto di quelli meridionali. “La strada che ha preso l’Italia non mi piace. Vorrei che si cambiasse direzione e in questo libro provo a elaborare idee e lanciare proposte concrete per interrompere una sequenza fatta di errori e illusioni, tra sovranismi e rottamazioni, che ha portato a un’Italia sempre più ripiegata su se stessa”. Così Enrico Letta illustra gli obiettivi del suo testo che affronta i temi dell’immigrazione, del declino economico e culturale, della sostenibilità ambientale e del ruolo dell’Italia in Europa. L’autore esprime riconoscenza “verso quei luoghi e quei maestri, Nino Andreatta e l’Arel (Agenzia di ricerche e legislazione) in testa che mi hanno insegnato il senso critico. Da loro – scrive Letta – ho imparato a riconoscere anche i limiti e le falle di quel modello di democrazia”. Non nasconde infatti qualche dubbio sul tempo leggendario della democrazia rappresentativa. “Se è arrivato il populismo era davvero così mitica l’era dell’antepopulismo?”, l’interrogativo. E poi la feconda esperienza che vive con i giovani nello spazio aperto dell’insegnamento, del lavoro formativo svolto all’estero ma con il pensiero rivolto sempre ad una Italia, protagonista di un Europa nuova. Ed ancora i nuovi linguaggi e la potenza dei social network. Degli incontri intorno ai temi del libro verrà fuori un Insta-Book su Instagram perché “il libro chiuso nel suo format monologico e immutabile – dice Letta – ormai è poco, ma il tweet bruciato nell’attimo è ancor meno”.

Il leitmotiv del libro “ho imparato”, di sottaciuta matrice manzoniana, con il pensiero posato su Renzo, nella parte finale dei Promessi Sposi, per quanto aveva imparato nelle traversie patite; ma anche la parola chiave di un percorso di cambiamento e di creatività che restituisce fiducia e speranza al lettore che sente anche lui lo spaesamento nell’Italia di oggi, come lo definisce nella prima pagina l’ex premier, non geografico ma di natura etico-politica. Per ora Letta ha intrapreso un percorso con l’idea che “quando soffia impetuoso il vento del cambiamento c’è chi alza muri e chi, guardando avanti, costruisce mulini al vento”. Infine rivolge “un grazie speciale” a suo padre che gli ha insegnato “da sempre l’amore per la lingua italiana”. E non è poco di questi tempi!

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