Pubblicato il: 23 febbraio 2019 alle 8:00 am

Turismo, gli stranieri amano l’Italia più degli italiani Nel nostro Paese sono aumentate le presenze internazionali, pari ad oltre 210 milioni, rispetto a quelle ‘domestiche’. I dati del Rapporto Cnr-Iriss

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 23 Febbraio 2019 – L’Italia si conferma sempre più meta preferita per il turismo internazionale e i dati pubblicati nel ‘XXII Rapporto sul turismo italiano’, curato dall’Istituto di ricerca su innovazione e servizi per lo sviluppo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iriss), mostrano un settore che gode di buona salute. Per quanto riguarda il 2017 si sono registrati: il +5.3% degli arrivi, mentre per le presenze (+4,4%) si è assistito per la prima volta al superamento della componente internazionale (210.658.786) rispetto a quella nazionale (209.970.369).

E’ il direttore del Cnr-Iriss, Alfonso Morvillo, a parlare di un quadro positivo: “E’ positivo anche con riferimento al 2018 se si guardano le presenze rilevate presso gli esercizi ricettivi – commenta – che, secondo le stime dell’Istat, si attestano tra 425 e 430 mln, raggiungendo un nuovo record rispetto a quello registrato nell’anno precedente (420,6). Per il 2019, si stima un ulteriore aumento degli arrivi (+4%)”.

La dinamica dei flussi ha influito positivamente anche sugli aspetti economici. “Se si tiene conto degli effetti indotti, il volume d’affari nel 2017 è stato pari a circa 108,2 miliardi di euro (+5%), vale a dire il 7,0% di quello prodotto complessivamente in Italia, quasi quattro volte quello derivato dal comparto agricolo-alimentare e circa 4,5 volte quello proveniente dal tessile-abbigliamento, moda compresa”, continua Morvillo.

La spesa nazionale complessiva è caratterizzata per il 39,2% dalla componente internazionale e per il 60,8% da quella ‘nostrana’, mentre l’occupazione ha raggiunto la soglia di circa 3,5 milioni di unità di lavoro, pari al 13,9% del totale nazionale. Se si considera il comparto del turismo allargato (consumi dei turisti, spese e gli investimenti delle aziende, spese del Governo Centrale e dei Governi Locali nel settore), il valore aggiunto risulta pari a circa 195,99 miliardi di euro: oltre il 10% del PIL complessivo del Paese.

Non mancano tuttavia delle criticità se si guarda al posizionamento competitivo dell’Italia. “In particolare – precisa il direttore dell’Iriss -, la quota di mercato relativa agli arrivi internazionali se calcolata su scala globale mostra un incremento (dal 4,2% al 4,4%), mentre se riferita ai paesi dell’Europa mediterranea evidenzia un calo (dal 22,1% al 21,8%), attestandosi al valore più basso rispetto agli ultimi 25 anni. Inoltre è stata rilevata una concentrazione geografica: Lombardia, Lazio, Toscana, Veneto ed Emilia-Romagna esprimono oltre il 54,3% della spesa di provenienza esterna alle stesse”.

Il Rapporto, in coerenza con quanto sostenuto nell’Historic Urban Landscape dell’Unesco, sottolinea anche la necessità di realizzare politiche finalizzate alla valorizzazione del genius loci e allo sviluppo di nuove forme di sostenibilità, il che introduce un nuovo modo di interpretare il turismo, sempre più legato al concetto di slow, inteso come desiderio di venire a contatto con persone e culture locali, alla ricerca dell’autenticità dei luoghi nell’esperienza di visita.

L’Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo (Iriss) è un organo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) costituito nel 2014 a seguito della fusione tra l’Istituto di Ricerca sulle Attività Terziarie (Irat) e l’Unità Organizzativa di Supporto di Napoli dell’Istituto di Studi Giuridici Internazionali (Isgi), entrambi istituiti nei primissimi anni ’80.

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