Pubblicato il: 2 marzo 2019 alle 8:00 am

Sahel e l’infanzia negata Nella regione africana devastata da conflitti armati, quasi 3 milioni di bambini sono malnutriti e 400mila sono senza scuola. L'Impegno dell'Unicef

di Francesco Nardone.

Ouagadougou (Burkina Faso), 2 Marzo 2019 – Le crescenti condizioni di insicurezza nella regione africana del Sahel stanno mettendo in ginocchio il sistema educativo di interi paesi: sono circa 2.000 le scuole tra Burkina Faso, Mali e Niger, costrette alla chiusura o alla non operatività, un numero doppio rispetto al 2017. Le pagine web relative alle operazioni europee di protezione civile e aiuti umanitari, possono aiutare a comprendere il fenomeno.

I Paesi della regione del Sahel sono: Burkina Faso, Mauritania, Mali, Ciad, Niger, Nigeria, Camerun, Senegal. Si contano 4,4 milioni di sfollati forzati, di cui 1,1 milioni di rifugiati (UNHCR); 3,3 milioni di sfollati interni (OCHA, IOM). In questa regione, nel 2019, 8,3 milioni di persone hanno bisogno di assistenza alimentare di emergenza (Cadre Harmonisé 2018); 2,8 milioni di bambini sotto i 5 anni si aspettano di soffrire di malnutrizione acuta grave nel 2019.

Accanto a questo bilancio, drammatico, c’è l’emergenza scolastica. Le minacce al personale scolastico, gli attacchi armati contro le scuole o il loro utilizzo per scopi militari – tutte situazioni che configurano gravi violazioni dei diritti dell’infanzia – hanno interrotto il ciclo di apprendimento scolastico per più di 400.000 bambini nei 3 Stati e privato circa 10.000 insegnanti della possibilità di lavorare.

Henrietta Fore, Direttore dell’UNICEF, spiega: «Quando i bambini non vanno a scuola, soprattutto durante un conflitto, non solo non possono acquisire le competenze di cui hanno bisogno per costruire comunità pacifiche e prospere, ma diventano anche vulnerabili a terribili forme di sfruttamento, inclusi l’abuso sessuale e il reclutamento forzato in gruppi armati».

E Gordon Brown, Inviato Speciale delle Nazioni Unite per l’Istruzione Globale, aggiunge: «Troppo spesso i bambini sopportano il duro peso di una guerra, e troppo spesso le loro scuole diventano luoghi di morte. Il nostro obiettivo deve essere che ogni scuola sia sicura».

I Governi del Burkina Faso, Mali e Niger hanno tutti siglato la Dichiarazione per le Scuole Sicure – impegnandosi a proteggere le scuole e consentire che l’istruzione continui durante i conflitti armati.

Anche se molte aree nel Sahel affrontano una sempre più grande insicurezza, l’UNICEF resta impegnato a lavorare con le autorità nel campo dell’istruzione e le comunità per supportare opportunità alternative di apprendimento che comprendono istruzione via radio, così che i bambini possano continuare a imparare ovunque essi siano.

Solo questa settimana, il Governo del Burkina Faso ha adottato una nuova strategia per la protezione e la continuazione dell’istruzione in aree ad alta insicurezza, dimostrando un impegno rinnovato ad istruire ogni bambino nel paese.

La nuova strategia comprende preparazione di curricula per aiutare i bambini le cui scuole sono state chiuse a continuare i programmi di apprendimento, integrare i bambini sfollati nelle scuole aperte, rafforzare la sicurezza nelle scuole e ricostruire le scuole che sono state danneggiate o distrutte.

Inoltre, una collaborazione con i Governi di Burkina Faso, Camerun e Niger sta contribuendo ad espandere un programma radio innovativo che garantisce piattaforme per l’istruzione alternative per i bambini e giovani colpiti da crisi.

Lezioni di alfabetizzazione e calcolo vengono trasmesse in radio in francese e diverse lingue nazionali. Il programma sta per essere lanciato anche in Repubblica Centrafricana, Guinea Bissau, Sierra Leone e Repubblica Democratica del Congo.

«Se l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile per l’istruzione universale deve essere raggiunto entro il 2030, allora tutti i bambini, i 75 milioni di bambini la cui istruzione è interrotta a causa di conflitti o crisi – compresi quelli tragicamente intrappolati nel caos del Sahel – devono vedere rispettato il loro diritto all’istruzione», dice ancora Gordon Brown, mentre Henrietta Fore ricorda che: «In un momento in cui il Sahel sta affrontando sempre più numerose minacce di violenza, non dobbiamo dimenticare che l’istruzione è un diritto per i bambini e una potente spinta per la pace».

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