Pubblicato il: 6 marzo 2019 alle 8:00 am

«Il bello è dietro casa nostra» Il viaggio in solitaria di un giovane milanese alla scoperta della Sicilia. «In un piccolo comune in provincia di Messina mi ha ospitato una famiglia e dopo qualche giorno tutto il paese è stato ospitale con me»

di Arcangela Saverino.

Palermo, 6 Marzo 2019 – “La più bella regione d’Italia: un’orgia inaudita di colori, di profumi, di luci, una grande goduria”, con queste parole, Sigmund Freud descriveva lo splendore della Sicilia, la terra che ha affascinato anche il giovane Mirco Mannino tanto da decidere di percorrerla in lungo e in largo.

Nato a Cesate, un comune dell’hinterland milanese, 24 anni e figlio di siciliani, è cresciuto con la passione per la cultura sicula. Così, dopo la laurea in Scienze alimentari, ha deciso di trasformare in realtà il sogno di tutta una vita: scoprire la Sicilia in ogni suo dettaglio, dalle montagne ai mari, dalle colline ai laghi, esplorando ogni singola bellezza urbana, naturale e artistica.

In viaggio con Te è il nome del progetto e del blog in cui Mirco racconta la bellezza di una terra che sente sua: «Ho comprato una cartina geografica e ho fatto una bozza di programma per includere tutto ciò che della Sicilia merita di essere conosciuto sotto il profilo urbano, naturale e archeologico – racconta a neifatti.it.- Tramite le foto e i video che realizzo durante il viaggio, condivido con gli altri l’amore per la Regione più a sud dell’Italia. Il pensiero che voglio trasmettere è molto semplice: il bello è dietro casa nostra».

Partito da Scicli (Rg) lo scorso 3 novembre, si muove solo ed esclusivamente con la sua auto e chiede ospitalità attraverso il CouchSurging (un servizio gratuito di scambio di ospitalità e servizio di rete sociale) o il Workaway, ovvero lavorando per gli ospiti in cambio di vitto e alloggio. Non è tutto. Mirco ama scrivere racconti e novelle, ispirato dalle persone che conosce: ascolta le storie che hanno da raccontare, si lascia sedurre dagli idiomi e dalla cultura della Trinacria e li intreccia in un filo narrativo che ricorda quello di Pirandello o di Verga.

Ha raggiunto Modica, dove ha sostato per due settimane, Marina di Ragusa, Comiso, Ragusa e attualmente si trova Linguaglossa, in provincia di Catania.

«E’ un viaggio che richiede molto tempo proprio perché conto di scoprire la Sicilia nel dettaglio. Non ho fatto nessun calcolo del tempo necessario a portarlo a termine e, pertanto, non ho un’idea precisa di quanto possa durare». Il progetto prevede altresì la stesura di un libro a viaggio ultimato: una raccolta non solo delle storie scritte durante il percorso in Sicilia, ma delle foto più significative. «Se il viaggio va a buon fine – rivela -, il mio vero desiderio è di proseguire questo tragitto percorrendo tutta l’Italia, una regione per volta».

Ciò che lo colpisce più di ogni cosa è l’ospitalità dei siciliani: «A Novara di Sicilia, un piccolo comune in provincia di Messina, sono stato ospitato da una famiglia e in pochissimo tempo tutto il paese ha saputo della mia presenza: sono stati molto ospitali nei miei confronti, nonostante fossi un perfetto sconosciuto, tanto da farmi sentire uno di famiglia o un compaesano».

Per Mirco il progetto vuol dire anche mettersi alla prova, per tale motivo ha scelto di intraprendere il viaggio in solitudine. L’occasione per scoprire se stesso, non solo la Sicilia con i suoi abitanti. “Viviamo in un periodo in cui è facilissimo prendere l’aereo e volare oltreoceano, rapiti dalla curiosità di scoprire altri continenti, spesso dimenticandoci di cosa possa essere presente sul nostro territorio. Con questo viaggio vorrei sentitamente stimolare nelle persone la consapevolezza che il bello è anche dietro casa”, si legge sul suo blog viaggioconte.net. Noi gli auguriamo buon viaggio accompagnandolo con questa bellissima frase di Kapuscinski: “Un viaggio non inizia nel momento in cui partiamo né finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtà comincia molto prima e praticamente non finisce mai, dato che il nastro della memoria continua a scorrerci dentro anche dopo che ci siamo fermati. È il virus del viaggio, malattia sostanzialmente incurabile”, (Ryszard Kapuscinski, In viaggio con Erodoto).

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